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Eluana, la vita e…

Autore: . Data: mercoledì, 16 luglio 2008Commenti (0)

Bagnasco e i suoi pensieri

Singolare la discussione sull’amara vicenda di Eluana Englaro. La storia tocca aspetti dolorosi e complessi. I giudici della Corte di Appello di Milano hanno autorizzato l’interruzione dell’alimentazione forzata, il cardinal Bagnasco condanna duramente il giudizio dei magistrati.

La ragazza, il 18 gennaio 1992, è vittima di un terribile incidente, che la porta in uno stato di coma irreversibile. Oggi, dopo sedici anni di stato vegetativo, è in un letto di una clinica di Lecco, alimentata da un sondino nasogastrico. Immobile, gli arti irrigiditi e deformati. Non esiste nessuna speranza clinica perché possa riprendere coscienza. Si trova così da quando, verso le quattro del mattino, la sua auto si è schiantata contro un muro nei pressi di Lecco.

Angelo Bagnasco, cardinale e arcivescovo cattolico, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Arcivescovo metropolita di Genova, nonché generale di corpo d’armata dell’Esercito italiano, ha espresso preoccupazione perché Eluana ‘muoia per effetto di una sentenza della magistratura’. Risulterà singolare ed è poco noto il grado militare di Sua Eminenza, Angelo Bagnasco, ma è facilmente spiegabile. Il 20 giugno 2003 è stato nominato Ordinario Militare per l’Italia, ovvero vescovo della struttura religiosa delle Forze armate italiane, carica che gli ha comportato automaticamente l’incarico di generale dell’Esercito. Un generale a favore della vita.

Il cardinale, nel caso di Eluana, ha dichiarato: “Non possiamo tacere la preoccupazione, se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per una sentenza. Da una parte sono doverosi i sentimenti di partecipazione al dolore, di rispetto per una situazione di grandissima sofferenza. Ma non possiamo tacere che si tratta di un momento delicato, difficile, drammatico: se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per sentenza. Togliere idratazione e nutrimento nel caso specifico è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno, come ne ha bisogno ognuno di noi. È momento di forte preoccupazione, che deve far preoccupare e riflettere seriamente tutti noi e tutte le persone di buona volonta”.

Vorremmo a questo punto ricordare il giuramento dei medici. Tra l’altro dice: “Giuro di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di una persona, di astenermi da ogni accanimento diagnostico e terapeutico, di promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica”.

Nella sentenza del Tribunale, che autorizza la cessazione del trattamento automatico di rianimazione, si legge: “In una situazione cronica di oggettiva irreversibilità del quadro clinico di perdita assoluta della coscienza, può essere dato corso, come estremo gesto di rispetto dell’autonomia del malato in stato vegetativo permanente, alla richiesta, proveniente dal tutore che lo rappresenta, di interruzione del trattamento medico che lo tiene artificialmente in vita, allorché quella condizione, caratterizzante detto stato, di assenza di sentimento e di esperienza, di relazione e di conoscenza, proprio muovendo dalla volontà espressa prima di cadere in tale stato e tenendo conto dei valori e delle convinzioni propri della persona in stato di incapacità, si appalesi, in mancanza di qualsivoglia prospettiva di regressione della patologia, lesiva del suo modo di intendere la dignità della vita e la sofferenza nella vita”.

Parole complicate, ermetiche espressioni di legge, che tutti i cittadini normali faticano a comprendere. In parole semplici la Corte ha voluto dire che se non esistono possibilità di recupero, la sopravivenza artificiale non è compatibile con l’idea della vita.

In un Paese, l’Italia, nel quale la realtà delle cose è del tutto superflua, ma quello che conta è la testimonianza delle ‘proprie ragioni’, proviamo a fare delle domande comprensibili per tutti, religiosi e non. O, pr dirla con le parole del cardinale: “A tutti gli uomini di buona volontà”.

Cos’è la vita? Difficile da dirsi, non siamo filosofi. Ci proviamo, però.  È la possibilità d’avere sentimenti, coscienza di diritti e consapevolezza dei doveri. Oltre c’è di tutto, compresa la follia, per la quale, infatti, poiché si è incapaci di intendere e volere, non si è ‘responsabili’ delle proprie azioni. E, con saggezza, la legge in questo caso ci protegge.

Eluana ha sentimenti? Ha diritti? No, la  ragazza ha solo un dovere, rimanere attaccata ad una macchina perché qualcuno ritiene che ”togliere idratazione e nutrimento è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno”. Sono le parole del cardinal Bagnasco. Lei quando poteva parlare era del tutto contraria al prevalere della meccaniaca sulla biologia. Al pensare che un respiratore artificiale per sempre o un sondino nasogastrico fossero come avere il diritto a passeggiare in un bosco.

Ora una considerazione. Ogni anno dieci milioni di bambini muoiono a causa di malattie che si potrebbero facilmente prevenire o curare, per fame o per disidratazione. Significa 30mila bambini ogni giorno. In un Paese come la Sierra Leone, per fare un esempio, il 18 per cento dei neonati non raggiunge il primo compleanno. Nonostante i miglioramenti conseguiti negli ultimi 40 anni, che hanno portato a ridurre dell’11 per cento il tasso di mortalità infantile, nel del Sud del mondo la situazione resta drammatica. Nell’Africa subsahariana, ancora oggi muoiono 171 bambini ogni mille.

Il Cardinal Bagnsco, ha parlato da Sidney, dove ha accompagnato il Santo Padre per la Giornata Mondiale della Gioventù. Occasione importante per i cattolici di tutto il mondo.

Senza demagogia, però, un dubbio coglie la ragione e pure i sentimenti. Quante vite ‘reali e consapevoli’ di bambini si sarebbero salvate solo trasferendo le spese di carburante del volo speciale e quelle del soggiorno della delegazione pontificia in Australia ad un programma alimenare per l’Africa?. È per questo il cardinale colpevole di aver “tolto idratazione e nutrimento” e, come ha aggiunto per Eluana: “Togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno”?. Certo che no, lasciamo le banalità ad comizio di populisti.

Tuttavia, solo vent’anni fa il caso non sarebbe esistito. La tecnologia non permetteva di trasformare la morte in vita artificiale. Le macchine non possono diventare strumenti di dottrina, laica o cattolica. Motivi di affermazione di una tesi, laica o cattolica. Come sarebbe bello se il buon senso, prima del dovere di manifestare la propria verità, fosse in grado di lasciare ad un padre il dolore tremendo di piangere e soffrire per la morte ingiusta di una figlia. Invece di presentargli alla fine del mese il conto di parcelle per l’uso di macchinari e ‘cure mediche’ che non potranno mai restituirla al piacere di amare, piangere, ridere a giocare. Alla vita. Ippocrate neppure l’immaginava, ma il cardinal Bagnasco è nell’epoca giusta, ci ha pensato?

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