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Addio Funari

Autore: . Data: domenica, 13 luglio 2008Commenti (0)

Ha cambiato la televisione, nel bene o nel male. Dalle case da gioco al cabaret e alla televisione in una vita per nulla semplice come potrebbe sembrare. Poi la sua ingestibile autonomia lo ha  messo in un angolo e allontanato dal grande palcoscenico.

Negli ultimi anni trasmetteva da uno studio televisivo all’estrema periferia nord di Milano. Alle dirette partecipava sempre la sua giovane moglie, coadiuvata da una ancor più giovane redazione. Gianfranco Funari, l’inventore dal talk show politico italiano, si è spento all’età di 76 anni.

Era solito accogliere i suoi ospiti in camerino, sigaretta tra le dita, mezz’ora prima della trasmissione. Li intratteneva conversando di politica e dileggiando il berlusconismo perché, spiegava, non seppe valorizzarlo. Si diceva poi particolarmente incuriosito dall’ideologia comunista, soprattutto nella sua versione più estrema: “C’ha raggione Ferrando (professore di filosofia savonese ed ex dirigente di Rifondazione comunista, oggi a capo di un nuovo partitino, ndr), ‘nfatti lo invito sempre a parlà”. Dall’altra parte era attratto dalle pulsioni leghiste, da quell’impasto popolar-reazionario che schiamazza “Roma ladrona”. Nello stesso tempo adorava interpretare i sentimenti dell’italiano medio, cialtrone, generoso ma assetato di giustizia sommaria.

Il tutto veniva condensato davanti alla lucina rossa della telecamera accesa, che irradiava un personaggio istrionico. Nel bene e nel male, una delle icone della televisione italiana che – trent’anni dopo l’invenzione di A bocca aperta – continuava a riproporre il modello del talk show nazionalpopolare, che si rivolge alla “ggente” e ne discute superficialmente i problemi. Se qualche decennio prima la formula prevedeva la lite da cortile da una tribuna all’altra dello studio, nel corso degli anni lo schema è più volte cambiato: dopo aver messo in fila alcuni programmi di mezzogiorno, con la mortadella (da sponsorizzare) e il contorno di politica, Funari è poi tornato a ricavarsi uno spazio serale in emittenti di seconda fascia con un discreto seguito.

Ultimamente andava in onda su Odeontv, due volte alla settimana. Utilizzando una formula accattivante, con i tempi che corrono: ai due (o quattro) ospiti veniva chiesto di spiegare o interpretare con parole semplici le questioni poste all’attenzione del telespettatore. I temi non venivano scelti sulla base delle priorità imposte dal chiacchiericcio della politica parlamentare, bensì sulla spinta dell’urgenza sociale (almeno quella percepita dal conduttore). Ne derivava una discussione schietta, almeno in parte utile al cittadino di norma costretto a sorbirsi la lite tra Casini e Follini o l’idillio tra Briatore e Gregoraci.

Insomma: la “democrazia urlata” ha perso il suo più grande interprete.

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