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	<title>InviatoSpeciale &#187; vivere</title>
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	<description>InviatoSpeciale è un giornale scritto insieme. Tutti possono inviare articoli, reportage, filmati, servizi fotografici, materiali di informazione. Noi li pubblicheremo.</description>
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		<title>Clima: a Durban ancora un accordicchio</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pianeta è sempre più a rischio, ma il summit mondiale su clima approva l&#8217;ennesimo documento dilatorio. Rimandato al 2015 un documento realmente operativo.
Il summit sul clima di Durban si è concluso con una &#8216;non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/clima-durban.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28398" title="clima durban" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/clima-durban-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Il pianeta è sempre più a rischio, ma il summit mondiale su clima approva l&#8217;ennesimo documento dilatorio. Rimandato al 2015 un documento realmente operativo.</p>
<p>Il summit sul clima di Durban si è concluso con una &#8216;non rottura&#8217; decisa alle 4 di notte dopo un dibattito che ha superato di 36 le previsioni.</p>
<p>I 193 Paesi membri della Un Framework Convention on Climate change non avendo trovato un reale terreno comune alla fine hanno deciso di concludere entro il 2015 un accordo legalmente vincolante sul clima che dovrà entrare in vigore entro il 2020.</p>
<p>I partecipanti, inoltre, si sono convinti ad istituire il Green Climate Fund, dotato però di una somma esigua, solo 100 miliardi di dollari annui, per consentire ai Paesi più poveri di scegliere forme di sviluppo sostenibile e per affrontare con maggior vigore le conseguenze dei mutamenti climatici.</p>
<p>Rimane in vigore l’impegno a supportare i limiti alle emissioni di anidride carbonica fissati del protocollo di Kyoto fino al prossimo summit del clima, fissato per il dicembre 2012 in Qatar.</p>
<p>La fragile intesa è stata possibile grazie ad una proposta avanzata da Unione Europea, l’Alleanza delle piccole isole (Aosis) e il blocco dei paesi meno sviluppati (LDcs).</p>
<p>Il principio fondante sul quale si dovrebbe andare avanti prevede che solo con un accordo legalmente vincolante sui limite delle emissioni di CO2 si potrà ridurre realmente l’aumento del riscaldamento globale entro il limite massimo di due gradi.</p>
<p>Tuttavia l’India, che col suo rapido sviluppo è diventato anche uno dei leader mondiali dell&#8217;inquinamento, si è duramente opposta all’idea di un trattato vincolante che limiti le sue emissioni di anidride al pari degli altri Paesi industrializzati. A sostegno di Nuova Delhi si è schierata la Cina, altro detentore di record di emissioni di C02.</p>
<p>Il compromesso è stato possibile quando un diplomatico brasiliano ha proposto la formula di un accordo con &#8220;forza legale&#8221;, che alla fine è stato accettato.</p>
<p>Patetici i commenti finali. &#8220;E’ una storica pietra miliare, è stato fatto un gigantesco passo in avanti&#8221;, ha commentato soddisfatta Maite Nkoana-Mashabane , ministro degli Esteri del Sudafrica, che ha presieduto la conferenza sul clima.</p>
<p>Il Wwf, da parte sua, ha giudicato troppo lunghi i tempi per raggiungere un accordo vincolante e fatto notare che nel frattempo c’è il rischio di un aumento della temperatura media di 4 gradi.</p>
<p>Per questo l&#8217;associazione ambientalista ha chiesto a cittadini, istituzioni, imprese &#8220;di continuare la pressione e l’azione per vincere la sfida del clima. Dopo due settimane di trattative e un’ulteriore giornata di attesa &#8211; ha sostenuto il Wwf in un documento &#8211; i governi del mondo hanno raggiunto una timida intesa su un futuro accordo globale sul clima, ma mancano ancora l’ispirazione e l’ambizione necessarie per affrontare il cambiamento climatico e dare speranza a centinaia di milioni di persone che in tutto il mondo soffrono e continueranno a soffrire per gli impatti disastrosi del clima. I governi hanno raggiunto un accordo debole, che ha istituito un Fondo Verde per il Clima con ancora pochi soldi, hanno rimandato le decisioni più importanti sui contenuti del Protocollo di Kyoto e hanno preso un impegno poco chiaro per raggiungere nel 2020 un accordo globale che potrebbe lasciarci legalmente vincolati a un aumento della temperatura globale di 4 gradi, ben oltre i 2 raccomandati dalla scienza per evitare un cambiamento climatico catastrofico&#8221;.</p>
<p>Mariagrazia Midulla, responsabile policy clima ed energia del wwf Italia che ha seguito i negoziati a Durban, ha dichiarato: &#8220;I governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati, ma il loro compito è proteggere la loro gente. E in questo, qui a Durban, hanno fallito. La scienza ci dice che dobbiamo agire subito, perchè gli eventi meteorologici estremi, la siccità e le ondate di caldo causate dal cambiamento climatico peggioreranno. Ma oggi è chiaro che i mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone, mettendo a rischio le persone e il mondo naturale da cui le nostre vite dipendono. ’Catastrofe’ è una parola dura, ma non è abbastanza dura per descrivere un futuro con 4 gradi di aumento della temperatura globale&#8221;.</p>
<p>Midulla ha continuato: &#8220;Alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, hanno mostrato di non essere interessati a favorire un ambizioso esito dei negoziati. Gli Usa, preoccupati della politica in patria, si sono battuti su alcune parole, ma hanno del tutto mancato il fine principale: limitare il cambiamento climatico piu’ pericoloso. Complessivamente, la responsabilità di questo fallimento va attribuita a una manciata di governi, come Stati Uniti, Giappone, Russia e Canada, trincerati sulle loro posizioni, che hanno fortemente frenato il livello di ambizione dei negoziati. E questo ci ha portato al punto in cui siamo ora&#8221;.</p>
<p>Unico esempio positivo a Durban è stato l’emergere di un ampio gruppo di Paesi innovatori, guidati dalle nazioni più vulnerabili e dagli Stati delle piccole isole tra cui molti Paesi africani.</p>
<p>&#8220;Non possiamo continuare su questa strada, o verremo soffocati dal nostro stesso carbonio e termineremo le risorse naturali, e questo significa che non avremo cibo, acqua e energia per tutti &#8211; ha insistito la rappresentante del Wwf Italia &#8211; Il cambiamento climatico è un problema globale e necessita di una risposta globale. I negoziati di Durban non hanno dato una risposta, ma un percorso. Ma la lotta contro i cambiamenti climatici è tutt’altro che finita, sia all’interno del processo negoziale sia al di fuori di esso. Le emissioni di gas serra quest’anno sono arrivate ai livelli massimi. Abbiamo bisogno di una risposta compatta al problema, con un’azione continuativa contro il cambiamento climatico da parte dei governi nazionali, del mondo delle imprese e dalla società civile, che devono rispondere con convinzione a questa chiamata alle armi. Mentre negoziatori e ministri sedevano dietro le loro porte chiuse, non sentivano l’appello delle persone, dei leader religiosi, dei giovani, delle donne, che protestavano e manifestavano per stimolare un’azione urgente. Queste persone, compreso il Wwf, li riterranno responsabili&#8221;.</p>
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		<title>Ambiente: evitare un disastro annunciato</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si apre l’ultima e cruciale settimana di negoziazione del vertice Onu sui cambiamenti climatici, a Durban in Sudafrica.  Oggi i testi tecnici, chiusi dai diversi gruppi di lavoro, arriveranno alla sessione plenaria.
Entra dunque nel vivo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/06/inquinamento_atmosferico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13935" title="inquinamento_atmosferico" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/06/inquinamento_atmosferico-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>Si apre l’ultima e cruciale settimana di negoziazione del vertice Onu sui cambiamenti climatici, a Durban in Sudafrica.  Oggi i testi tecnici, chiusi dai diversi gruppi di lavoro, arriveranno alla sessione plenaria.</p>
<p>Entra dunque nel vivo un summit che, entro venerdì, dovrà cercare una sintesi sui grandi problemi internazionali: il rinnovo del protocollo di Kyoto, la definizione di un mandato negoziale con relativa roadmap per giungere a un nuovo accordo globale entro il 2015,  l’applicazione degli impegni presi l’anno scorso a Cancun.</p>
<p>E’ questa la posta in gioco alla 17/ma Conferenza delle Parti sul clima che conta la partecipazione di 195 paesi, tra cui Stati Uniti, India, e Cina (la meno reticente) dai quali &#8211; anche stavolta dopo il fallimento di di Copenaghen &#8211; l’Europa auspica segni concreti di impegno per il contenimento dei gas serra, visto che sono anche i maggiori responsabili nel conto globale delle emissioni.</p>
<p>Una sfida cruciale per contenere il surriscaldamento globale ed &#8220;evitare un disastro annunciato&#8221; ha detto il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, che auspica &#8220;la possibilità per l’Europa di tornare a svolgere un ruolo di leadership, battendosi per rinnovare il protocollo di Kyoto la cui applicazione termina a fine 2012. Si tratta per l’Ue di un impegno che non richiede grandi sforzi aggiuntivi rispetto all’obiettivo comunitario già  fissato del 20 per cento di riduzione delle emissioni entro il 2020 e di un aggiornamento al 30 entro la stessa data. L’aggiornamento sarebbe, peraltro, una procedura tecnica, già prevista dal Protocollo di Montreal per la protezione dello strato d’ozono, che non comporta una nuova ratifica&#8221;.</p>
<p>Per il Wwf &#8220;la musica deve cambiare, e dopo la riapertura dei giochi da parte della Cina, la palla passa all’Unione Europea&#8221;.</p>
<p>Sembrerebbe invece mantenere basse le aspettative su Durban il ministro dell’Ambiente Corrado Clini: &#8220;Sul tavolo &#8211; ha detto &#8211; i problemi sono gli stessi di due anni fa&#8221;.</p>
<p>Per Clini &#8220;si tratta di far convergere le strategie energetiche globali e gli investimenti sull’energia con gli obiettivi ambientali. Dobbiamo avere una strategia globale da qui ai prossimi 30 anni&#8221;.</p>
<p>In uno studio dell’Istituto per la Tecnologia di Zurigo e pubblicato da Nature Geoscience si legge: &#8220;I nostri risultati mostrano che è estremamente probabile che almeno il 74 per cento del riscaldamento osservato sia dovuto all’uomo, e solo il restante 26 a cause naturali anche l’aumento delle radiazioni solari ha contribuito solo per 0,07 gradi centigradi sul totale&#8221;.</p>
<p>E l’effetto dell&#8217;anidride carbonica prodotta dall’uomo sembra destinato a peggiorare: secondo un altro articolo pubblicato da Nature Climate Change nel 2010 la produzione globale di questo gas serra è aumentata del 5,9 per cento, arrivando a livelli mai toccati prima.</p>
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		<title>Alla Scala di Milano lo spettro dell&#8217;anoressia</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 07:00:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un meccanismo arcaico di disciplina e di competitività costringe le ballerine ad inaudite sofferenze. L&#8217;etoile Mariafrancesca Garritano denuncia i fatti. Adesso si aspetta una severissima inchiesta.
Garritano, una delle star della compagnia di ballo del teatro ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/Mariafrancesca-Garritano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28321" title="Mariafrancesca-Garritano" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/Mariafrancesca-Garritano-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>Un meccanismo arcaico di disciplina e di competitività costringe le ballerine ad inaudite sofferenze. L&#8217;etoile Mariafrancesca Garritano denuncia i fatti. Adesso si aspetta una severissima inchiesta.</p>
<p>Garritano, una delle star della compagnia di ballo del teatro milanese, in una intervista al domenicale dell&#8217;inglese Guardian, l&#8217;Observer, ha finalmente rotto l&#8217;omertà che da anni circonda il mondo della danza classica.</p>
<p>L&#8217;artista ha rivelato che anoressia e bulimia sono diffuse tra le sue colleghe di lavoro e che almeno una su cinque delle sue amiche-colleghe è colpita da quel tipo di patologie.</p>
<p>Secondo l&#8217;etoile questo fatto impedisce a molte ballerine di avere figli.</p>
<p>Mariafrancesca Garritano ha scritto un libro coraggioso, &#8220;La verità, per favore, sulla danza&#8221;, nel quale ha raccontato come dietro il mondo del balletto si agitino i forti pressioni e troppe rivalità.</p>
<p>&#8220;Quando ero adolescente, gli istruttori mi chiamavano ’mozzarella’ o ’gnocco cinese’ davanti a tutti: limitai così tanto il cibo che le mestruazioni mi saltarono per un anno e mezzo, a 16 e 17 anni, e scesi a 43 chili&#8221;, ha confessato la danzatrice.</p>
<p>Quindi ha aggiunto come la stragrande maggioranza delle ballerine, forse sette su dieci, non ha il ciclo a causa di diete dissennate: &#8220;Mangiavo una mela e uno yoghurt al giorno, affidandomi all’adrenalina per superare le prove&#8221;, ha spiegato.</p>
<p>Il risultato di quell&#8217;inqualificabile forma di selezione fu che &#8220;alcune vennero alimentate a forza in ospedale, altre colpite da depressione e sono in terapia ancora oggi. Io soffrii di gravi dolori intestinali e frequenti fratture ossee, dovute -credo &#8211; al tipo di dieta&#8221;.</p>
<p>Per Garritano c&#8217;è persino chi è ricorsa alla riduzione del seno pur di mantenere una figura esilissima. E anche adesso, ha sostenuto la ballerina, &#8220;pare che non sia cambiato nulla. Troppo spesso le maestre sono ex ballerine frustrate che fanno agli altri quello che è accaduto a loro: i genitori pensano che le loro figlie siano in buone mani e perdono i contatti con le ragazze che instaurano una relazione religiosa con lo specchio degli esercizi, i loro insegnanti e il pubblico&#8221;.</p>
<p>L&#8217;etoile, arrivata dalla Calabria a Milano a 16 anni, è nel Corpo di Ballo del teatro dal 1988 e sa bene che per via delle sue parole rischia il serio pericolo di &#8220;essere licenziata&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma amo La Scala, ci tengo ed è per questo che spero che le cose possano cambiare&#8221;, ha voluto aggiungere.</p>
<p>Si suppone adesso che la procura di Milano apra  un&#8217;indagine per accertare i fatti e che eventuali responsabili siano come è giusto puniti con severità.</p>
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		<title>Attenzione al parancetamolo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il farmaco, tra i più diffusi, potrebbe avere alcune controindicazioni. Almeno secondo alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Edimburgo.
Attenzione a non eccedere con il paracetamolo. Basterebbero poche pillole di troppo per giorni, settimane o mesi, per incappare ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/paracetamolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28221" title="paracetamolo" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/paracetamolo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il farmaco, tra i più diffusi, potrebbe avere alcune controindicazioni. Almeno secondo alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Edimburgo.</p>
<p>Attenzione a non eccedere con il paracetamolo. Basterebbero poche pillole di troppo per giorni, settimane o mesi, per incappare in pericolose overdose ’sfalsate’, legate a un consumo scorretto del noto medicinale antidolorifico e antipiretico.</p>
<p>A mettere in guardia i pazienti sono i ricercatori dell’Università inglese di Edimburgo, che hanno seguito 161 casi di overdose sfalsata da paracetamolo nel loro ospedale, nel corso di un periodo di sei anni.</p>
<p>Le persone che assumono queste compresse per combattere il dolore cronico potrebbero non rendersi conto che stanno prendendo dosi eccessive di farmaco, o non riconoscere i sintomi di overdose e danno epatico, hanno detto gli studiosi diretti da Kenneth Simpson.</p>
<p>I ricercatori hanno spiegato sul ’British Journal of Clinical Pharmacology’ che questa insidia potrebbe facilmente non essere riconosciuta non solo dai pazienti, ma anche dai medici.</p>
<p>Questi potrebbero non accorgersi del problema perchè gli esami del sangue non mostrano livelli notevolmente elevati di paracetamolo, come invece accade nel caso di una overdose ’classica’, tipica del caso in cui qualcuno butta giù diverse confezioni del farmaco in una volta.</p>
<p>Nel corso del tempo il danno, però, si accumula e l’effetto può essere fatale. Il team ha esaminato i dati di 663 pazienti con danni al fegato da paracetamolo, scoprendo che i 161 con overdose ’sfalsata’ tendono ad avere più problemi e a correre più rischi mortali per le complicanze rispetto a quelli che hanno preso una dose eccessiva di paracetamolo tutta in una volta. Insomma, l’effetto di piccoli eccessi prolungati nel tempo puo’ essere davvero pericoloso.</p>
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		<title>Sempre meno giornali di carta, crescono quelli on line</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo una ricerca condotta dall&#8217;agenzia di comunicazione Lewis Pr, gli italiani per informarsi preferiscono la versione on line dei quotidiani.
I dati confermerebbero che solo il 9,2 per cento degli italiani acquista un prodotto cartaceo, mentre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/02/web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10065" title="web" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/02/web-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Secondo una ricerca condotta dall&#8217;agenzia di comunicazione Lewis Pr, gli italiani per informarsi preferiscono la versione on line dei quotidiani.</p>
<p>I dati confermerebbero che solo il 9,2 per cento degli italiani acquista un prodotto cartaceo, mentre il 63 legge le testate a tiratura nazionale su Internet.</p>
<p>I lettori del Belpaese continuerebbero a credere alle fonti più autorevoli,  ma preferirebbero confrontare le diverse ricostruzioni dei fatti grazie alle opportunità gratuite offerte dal Web.</p>
<p>Il 12,3 per cento, poi preferirebbe i cosiddetti siti indipendenti, trovati anche grazie all&#8217;aiuto dei frequentatori dei diversi social network.</p>
<p>La ricerca ha analizzato anche le fonti per genere di notizia. Per le news politiche, il 70 per cento degli intervistati sembra porre la massima fiducia nei siti dei grandi quotidiani, percentuale pressoché confermata anche per la cronaca, che raggiunge il 68 per cento di gradimento.</p>
<p>Per le notizie di sport, la quota di &#8216;affidabilità&#8217; scende al 33 per cento ed un terzo del campione ha dichiarato di non interessarsi all’argomento.</p>
<p>Ancora limitato lo spazio occupato dai blog, fermi al 3,1 per cento. Questo tipo di mezzo informativo non riescirebbe a convincere fino in fondo i consumatori di internet, che per il 59 per cento dichiarerebbe di seguirli, ma di preferire comunque fonti più note.</p>
<p>Il quadro generale che emergerebbe dallo studio mostra tendenze ancora poco chiare, anche se un fatto appare chiaro: il progressivo tramonto della carta a favore del digitale.</p>
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		<title>Trovato un gene che potrebbe limitare la produzione di colesterolo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta di una scoperta tutta italiana. Non sono pochi gli scienziati che riescono a sconfiggere le limitazioni imposti dai tagli indiscriminati al settore della ricerca.
Un gruppo di medici dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/colesterolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-28171" title="colesterolo" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/colesterolo.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Si tratta di una scoperta tutta italiana. Non sono pochi gli scienziati che riescono a sconfiggere le limitazioni imposti dai tagli indiscriminati al settore della ricerca.</p>
<p>Un gruppo di medici dell’Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con colleghi degli atenei di Genova, Milano e Parma, hanno individuato un gene, chimato Angptl3 la cui mutazione blocca la produzione di una proteina che ha la funzione di rallentare lo smaltimento del colesterolo-LDL dal sangue.</p>
<p>La produzione di farmaci in grado di bloccare il gene appena scoperto potrebbe in futuro ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e proteggere le arterie.</p>
<p>Lo studio finanziato dalla Regione Emilia Romagna &#8211; Azienda Policlinico di Modena nell’ambito del progetto &#8216;Diagnostica Avanzata in Lipidologia, Emilia Romagna&#8217; è stato pubblicato sulla rivista Circulation: Cardiovascular Genetics.</p>
<p>Maurizio Miselli, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliero &#8211; universitaria di Modena ha spiegato: &#8220;Si tratta di un tema importante che apre scenari nuovi nella medicina e che conferma la volontà del sistema sanitario regionale di investire nella ricerca di terapie che ci auguriamo tutti siano sempre più mirate e meno invasive&#8221;.</p>
<p>L&#8217;equipe che ha lavorato alla ricerca ha selezionato tre nuclei familiari nei quali alcuni dei componenti, tutti sanissimi, avevano livelli di colesterolo-LDL ridotti del 50-70 per cento rispetto ai valori riscontrati nella media della popolazione.</p>
<p>I ricercatori hanno cercato il gene &#8216;responsabile&#8217; del controllo del colesterolo ed hanno trovato Angptl3, che determina la produzione nel fegato di una proteina, angiopietin-like protein 3, che è presente nel sangue.</p>
<p>Nelle tre famiglie selezionate si è visto che il gene è &#8220;mutato&#8221;, ha perso di funzione e non è capace di produrre angiopoietin-like protein 3.</p>
<p>Patrizia Tarugi, ordinario di Patologia Generale presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Ateneo modenese ha detto: &#8220;La funzione di questa proteina non è completamente chiarita, tuttavia sembra che agisca rallentando lo smaltimento del colesterolo-LDL dal sangue, favorendone l’accumulo. Se questa proteina non è prodotta dal fegato perchè Angptl3 è mutato, il colesterolo- LDL può essere più facilmente rimosso dalla circolazione e quindi il suo livello si riduce in modo consistente con evidente beneficio per la integrità delle arterie&#8221;.</p>
<p>Gli scienziati modenesi hanno infine specificato che questa osservazione è importante per due ragioni: definisce il ruolo di un nuovo gene che controlla i livelli di colesterolo-LDL nel sangue e prospetta un possibile bersaglio terapeutico.</p>
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		<title>Importante scoperta italiana sull&#8217;Alzheimer</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;Istituto Mario Negri trovata una proteina che nei topi riesce a curare il terribile morbo.
Quel che resta della scienza italiana devastata da governi incapaci riesce ancora a stupire il mondo. A Milano potrebbe essere stata ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/alzheimer.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28081" title="alzheimer" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/alzheimer-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>All&#8217;Istituto Mario Negri trovata una proteina che nei topi riesce a curare il terribile morbo.</p>
<p>Quel che resta della scienza italiana devastata da governi incapaci riesce ancora a stupire il mondo. A Milano potrebbe essere stata costruita una nuova speranza per la cura dell’Alzheimer, che solo nel nostro Paese coinvolge al momento circa 600 mila pazienti.</p>
<p>Un gruppo di scienziati dell’Istituto Mario Negri, stando ad un articolo pubblicato sul ’Journal of Biological Chemistry’, è riuscito per la prima volta a guarire un topo affetto dalla malattia  somministrando all’animale una proteina che inibisce l’enzima JNK, chiave nell’origine e nella progressione della patologia.</p>
<p>Tiziana Borsello, a capo del Laboratorio di morte neuronale e neuroprotezione del Dipartimento di neuroscienze del Mario Negri, ha spiegato: &#8220;Il trattamento cronico con l’inibitore specifico D-JNKI1, somministrato in una fase conclamata della malattia è stato in grado di annullare completamente i deficit cognitivi (perdita di memoria) e le alterazioni elettrofisiologiche caratteristiche dell’Alzheimer (mal funzionamento dei neuroni dell’ippocampo), senza effetti collaterali rilevanti&#8221;. <span id="more-28080"></span></p>
<p>Secondo la ricercatrice, &#8220;il trattamento effettuato sui topi col peptide inibitore ha notevolissime implicazioni cliniche e apre nuove speranze per lo sviluppo di farmaci in grado di curare la malattia di Alzheimer&#8221;.</p>
<p>In un comunicato ufficiale l&#8217;Istituto ha sostenuto: &#8220;Inizialmente Borsello e colleghi hanno evidenziato il ruolo chiave dell’enzima JNK, dimostrando il suo coinvolgimento nella generazione e nella progressione del Alzheimer. JNK agisce infatti su due proteine alla base della neurodegenerazione cellulare: l’amiloide responsabile della formazione delle specie neurotossiche (frammenti di beta-amiloide) da cui derivano le placche caratteristiche della patologia, e la proteina Tau responsabile dei grovigli neurofibrillari anch’essi tipici della malattia&#8221;.</p>
<p>&#8220;Partendo da questa scoperta &#8211; ha insistito Borsello &#8211; abbiamo quindi messo a punto e somministrato il primo trattamento cronico con un peptide inibitore di JNK su un topo affetto da Alzheimer. L’inibitore specifico utilizzato, il D-JNKI1, si è dimostrato in grado di prevenire l’azione dell’enzima JNK su entrambi i markers&#8221;.</p>
<p>La terapia cronica con D-JNKI1 ha così cancellato i sintomi neurologici dell’Alzheimer. Inoltre, ha permesso di ridurre in modo significativo la produzione di oligomeri di beta-amiloide, il deposito di placche senili nel cervello e la fosforilazione della proteina Tau, ossia il meccanismo all’origine dei grovigli neurofibrillari patologici.</p>
<p>In altre parole, hanno concluso gli scienziati del Mario Negri, &#8220;il trattamento messo a punto conferma l’importanza dell’enzima JNK nello sviluppo dell’Alzheimer e la sua conseguente centralità nella lotta contro la malattia&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’Alzheimer è oggi la quinta causa di morte nella popolazione anziana &#8211; ha messo in rilievo l’Istituto Mario Negri &#8211; ed è al terzo posto, dopo le cardiopatie e il cancro, nella classifica dei maggiori costi sanitari. L’incidenza della malattia rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria destinata a crescere nei prossimi anni con l’incremento della vita media della popolazione. L’attuale mancanza di terapie, e gli elevati costi socio-sanitari necessari per l’assistenza dei pazienti, rendono prioritario lo sviluppo di efficaci strategie farmacologiche per combattere la malattia. I risultati ottenuti aprono cosi nuove speranze nello sviluppo di nuove strategie farmacologiche per curare Alzheimer&#8221;.</p>
<p>Gianluigi Forloni, responsabile del Dipartimento di neuroscienze del Mario Negri e coautore dello studio ha aggiunto: &#8220;Sull’Alzheimer è in corso una proficua collaborazione tra l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e l’Istituto Weizmann di scienze in Israele&#8221;.</p>
<p>Per gli studi di elettrofisiologia, con l’Istituto milanese ha collaborato il gruppo di Paolo Calabresi, direttore della Clinica neurologica dell’università degli Studi di Perugia e del Laboratorio di elettrofisiologia dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma.</p>
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		<title>Cancro razzista: uccide più stranieri che italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I migranti muoiono di più. Ma non perchè si ammalano in numero maggiore, ma per la mancanza di prevenzione e per i ritardi di diagnosi.
L&#8217;associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ha lanciato l&#8217;allarme. Il professor ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/migranti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15794" title="migranti" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/migranti1-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>I migranti muoiono di più. Ma non perchè si ammalano in numero maggiore, ma per la mancanza di prevenzione e per i ritardi di diagnosi.</p>
<p>L&#8217;associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ha lanciato l&#8217;allarme. Il professor Carmelo Iacono ha detto: &#8221;Vediamo un aumento dei tumori più direttamente correlati a stili di vita errati (polmone, testa-collo, colon-retto, stomaco) ed al mancato accesso allo screening (collo dell&#8217;utero, seno e ancora colon retto). Questo si traduce in diagnosi tardive, che giungono quando la neoplasia è in fasi più avanzate ed è quindi più grave. In questa popolazione vi è poi un&#8217; incidenza maggiore di cancro al fegato, che origina in gran parte dei casi da cirrosi dovute a forme di epatite B cronica ed è quindi più frequente in popolazioni che non hanno ricevuto la vaccinazione contro il virus, hanno vissuto in ambienti in cui questo prolifera o presentano altri fattori predisponenti (rapporti non protetti, abuso di alcol, ecc.)&#8221;.</p>
<p>Gli stranieri sono oggi 4.570.317, il 7,5 per cento della popolazione. Di fronte a questi numeri, in costante crescita e con un peso sempre più rilevante nei reparti di oncologia medica, Aiom ha deciso di attivare il primo progetto nazionale multietnico.</p>
<p>Verranno organizzati incontri e realizzati opuscoli informativi tradotti nelle principali lingue ed adeguati alle diverse culture, da diffondere in collaborazione con altre Società scientifiche.</p>
<p>Sul web, nel sito www.aiom.it  verrà attivata un&#8217;area dedicata con un&#8217;attenzione particolare per i ragazzi: i minorenni stranieri nel nostro Paese sono 932.675, di cui 572.720 nati qui.</p>
<p>&#8221;Dobbiamo insistere sulla prevenzione, in particolare attraverso il coinvolgimento delle &#8216;seconde generazioni&#8217; &#8211; ha evidenziato Marco Venturini -. Si tratta di cittadini che parlano la nostra lingua, crescono in Italia, fanno da tramite per la traduzione, la comunicazione, l&#8217;informazione ai genitori e rappresentano una risorsa insostituibile come fautori del cambiamento culturale all&#8217;interno del nucleo familiare&#8221;.</p>
<p>Aiom ha inoltre attivato un confronto aperto con le istituzioni su questo tema. Il coordinatore degli assessori alla sanità della Conferenza Stato-Regioni, Luca Coletto ha spiegato: &#8221;Definito il sistema di protezione sanitaria dei migranti, è necessario verificare se l&#8217;offerta dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) dell&#8217;oncologia sia adeguata a questa specifica domanda. Le principali difficoltà rilevate dagli stranieri sono relative a barriere linguistiche, scarsa conoscenza del funzionamento e delle modalità di accesso ed utilizzo del sistema sanitario e dalla distanza culturale con gli operatori. In questo senso plaudo all&#8217;iniziativa di Aiom che si pone come capofila in un percorso che deve coinvolgerci tutti&#8221;.</p>
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		<title>Sospesa la trivellazione delle Isole Tremiti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 06:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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La società Petroceltic spa si è impegnata a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/07/tremiti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27893" title="tremiti" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/07/tremiti-300x171.jpg" alt="" width="300" height="171" /></a>Ignorando il valore ambientale del piccolo arcipelago il ministero dell&#8217;Ambiente aveva autorizzato la ricerca del petrolio nella zona. Il Wwf si è opposto e per ora l&#8217;ha spuntata.</p>
<p>La società Petroceltic spa si è impegnata a non svolgere alcuna attività di trivellazione per la ricerca di idrocarburi nel mare delle Isole Tremiti (Foggia) fino al 22 marzo prossimo. E’ la data fissata per la decisione definitiva del Tar del Lazio sul ricorso proposto dal Wwf Italia e altre associazioni ambientaliste per l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente che lo scorso marzo ha espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale del programma di trivellazioni che interessa anche il mare antistante le isole Tremiti.</p>
<p>Lo rende noto il Wwf di Foggia che esprime soddisfazione per l’impegno assunto da Petroceltic nel corso dell’udienza che si è tenuta dinanzi ai giudici amministrativi. &#8220;L’importante risultato &#8211; è detto in una nota del Wwf &#8211; è un primo passo fondamentale per bloccare l’assurda idea di mettere in pericolo il meraviglioso mare delle Tremiti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ovviamente la battaglia &#8211; osserva Carlo Fierro presidente del Wwf di Foggia &#8211; continuerà. Considerati gli enormi interessi in gioco, sicuramente la Petroceltic non rinuncerà facilmente. Ma il Wwf e le altre associazioni sono fermamente decise a fermare questo assurdo progetto. Per ora registriamo questo successo&#8221;.</p>
<p>Il Wwf ricorda che dinanzi al Tar le associazioni &#8220;hanno obiettato il mancato coinvolgimento nella procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (Via) della Regione Puglia e del Parco Nazionale del Gargano. Non sono stati poi approfonditi i rischi d’incidenti petroliferi e gli effetti dannosi della tecnica dell’Air Gun, probabile causa dello spiaggiamento dei capodogli e di molteplici squilibri dell’eco sistema marino&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’aspetto più inquietante della vicenda &#8211; ha dichiarato Matteo Orsino consigliere del Wwf Puglia &#8211; è che il ministero ha espresso un giudizio ambientale positivo su ciascuno dei progetti di ricerca petrolifera della Petroceltic, non considerando che questi sono ben 11 nella stessa area di mare e che, pertanto, deve essere invece fatta una valutazione d’impatto ambientale cumulativa, trattandosi in realtà di un grande progetto e non, come si cerca di far passare, di 11 piccoli&#8221;.</p>
<p>A prescindere dalle questioni burocratiche sorge un dubbio. Qualcuno riesce ad immaginare l&#8217;allestimento di piattaforme petrolifere intorno alle Tremiti, piuttosto che lungo le coste di Capri o di Pantelleria? Ma in Italia tutto è possibile, anche trivellare piazza San Pietro.</p>
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		<title>A settembre torna &#8216;Cheese&#8217;: &#8220;Resistenza casearia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si svolgerà dal 16 al 19 settembre a Bra, in provincia di Cuneo, la manifestazione culinaria &#8220;Cheese&#8221;, organizzata dall&#8217;associazione Slow Food. La produzione lattiero-casearia deve ancora affrontare molte sfide e Cheese 2011 ne lancerà due: ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/07/cheese.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27856" title="cheese" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/07/cheese-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>Si svolgerà dal 16 al 19 settembre a Bra, in provincia di Cuneo, la manifestazione culinaria &#8220;Cheese&#8221;, organizzata dall&#8217;associazione Slow Food. La produzione lattiero-casearia deve ancora affrontare molte sfide e Cheese 2011 ne lancerà due: &#8220;Quella sul futuro dei mestieri artigianali, il cui simbolo è la Piazza della Resistenza Casearia &#8211; si legge in una nota &#8211; dove i giovani dei Presìdi italiani che hanno deciso di superare le difficoltà puntando sulla qualità assoluta, portano la loro testimonianza presentando micro produzioni a rischio di estinzione che il pubblico di Cheese è chiamato a sostenere&#8221;.</p>
<p>E poi &#8220;l&#8217;appello ai produttori, affinché vadano oltre l’etichetta, oltre a quel latte, caglio, sale corretto per legge ma che poco riconosce all&#8217;insieme di fattori che fanno di un prodotto caseario qualunque un vero formaggio&#8221;. L&#8217;etichetta preferita &#8220;è quella della qualità come racconto, in cui le razze sono fattore distintivo fondamentale e non elemento della produzione&#8221;. Così &#8220;il casaro diventa protagonista grazie alle sue scelte, il luogo di produzione ha un nesso con i pascoli e l’alimentazione e, infine, il consumatore, chiamato a conoscere e condividere il processo, diventa co-produttore&#8221;.</p>
<p>Fin dalla prima edizione del 1997, Cheese è stata una manifestazione dalla forte valenza &#8216;politica&#8217;. Le tematiche ambientali, agricole e alimentari legate ai formaggi hanno sempre animato i dibattiti dell’evento braidese: questioni con le quali il pubblico ha potuto confrontarsi attraverso le degustazioni di piccole produzioni casearie, i laboratori e le attività per bambini, il dialogo diretto con casari e pastori, il confronto con esperti del settore.</p>
<p>Una battaglia vinta, secondo gli organizzatori di Slow food, &#8220;è quella che ha accreditato il latte crudo come elemento imprescindibile di qualità gastronomica: grazie alla manifestazione, il pubblico ha cominciato a conoscere formaggi straordinari collegandoli direttamente al territorio di provenienza. Solo il latte crudo, infatti, garantisce approvvigionamento locale, lavorazione con metodi naturali, valorizzazione delle razze autoctone&#8221;. Inoltre, da Bra è partito il segnale alla ristorazione italiana perché dedicasse ai formaggi la stessa attenzione che prestava al vino.</p>
<p>Ci sarà spazio anche per i dibattiti nel corso della kermesse. Quest’anno saranno incentrati intorno al tema latti, mestieri, territori, chiavi di lettura per comprendere la complessità e la ricchezza dell’universo caseario.</p>
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