<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>InviatoSpeciale &#187; tu inviato</title>
	<atom:link href="http://www.inviatospeciale.com/category/tu-inviato/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.inviatospeciale.com</link>
	<description>InviatoSpeciale è un giornale scritto insieme. Tutti possono inviare articoli, reportage, filmati, servizi fotografici, materiali di informazione. Noi li pubblicheremo.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jan 2012 18:51:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Signora Ministra,‭ ‬mi tagli la testa</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/12/signora-ministra%e2%80%ad-%e2%80%acmi-tagli-la-testa/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/12/signora-ministra%e2%80%ad-%e2%80%acmi-tagli-la-testa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=28381</guid>
		<description><![CDATA[La lettera di un carcerato a Paola Severnino. Una denuncia contro l’ergastolo ostativo, ovvero il ‘fine pena mai’. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Sarà pure un governo tecnico,‭ ‬ma il nuovo Ministro della Giustizia ha imparato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/carcere4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15379" title="carcere4" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/carcere4-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>La lettera di un carcerato a Paola Severnino. Una denuncia contro l’ergastolo ostativo, ovvero il ‘fine pena mai’. Un articolo per ‘Tu Inviato’.</p>
<p>Sarà pure un governo tecnico,‭ ‬ma il nuovo Ministro della Giustizia ha imparato presto a parlare politichese:</p>
<p>‭<em>“‬L’Italia è in prima linea nella campagna contro la pena di morte.‭ ‬Lo ha detto il‭ ‬Ministro della Giustizia,‭ ‬Paola Severino,‭ ‬nel saluto rivolto in apertura del sesto Congresso‭ ‬internazionale dei ministri della Giustizia‭ “‬Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale‭”‬,‭ ‬organizzato oggi a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio.‭ ‬Quello della battaglia contro la pena di‭ ‬morte,‭ ‬ha ricordato il ministro,‭ ‬è un‭ “‬tema caro all’Italia,‭ ‬paese da sempre attento alla tutela‭  ‬dei diritti della persona‭” ‬e l’applicazione della pena capitale‭ “‬non dà nessuna garanzia di sicurezza‭”‬.‭</em>  ‬(Fonte:‭ ‬Adnkronos,‭ ‬29‭ ‬novembre‭ ‬2011‭)<br />
<span id="more-28381"></span><br />
Ci vuole certo un bel coraggio a dichiarare che l’Italia è contro la pena di morte quando nel suo paese esiste la‭ “‬Pena di Morte Viva‭” ‬che è molto più disumana di quella di‭  ‬morte.</p>
<p>Signora Ministra,‭ ‬non me ne voglia se mi permetto di ricordarle che lo scrittore e politico Benjamin Constant‭ (‬Losanna‭ ‬1767-‭ ‬Parigi‭ ‬1830‭) ‬arrivò a giustificare la pena di morte,‭ ‬ma non la pena perpetua,‭ ‬nel quale vide‭ “‬un ritorno alle più rozze epoche,‭ ‬un consacrare la schiavitù,‭ ‬un degradare l’umana condizione‭”‬.</p>
<p>Fu tale nella Francia rivoluzionaria l’orrore di murare vivo un uomo per tutta la vita senza la compassione cristiana di ammazzarlo che l’Assemblea Costituente,‭ ‬mentre mantenne la pena capitale,‭ ‬vietò le pene perpetue.</p>
<p>E fu così che nel codice penale del‭ ‬28‭ ‬settembre del‭ ‬1791‭ ‬la pena più grave dopo la morte fu la pena di ventiquattro anni di detenzione.</p>
<p>Signora Ministra,‭ ‬molti‭ ‬uomini ombra,‭ ‬come sono chiamati dagli altri detenuti gli ergastolani ostativi a qualsiasi beneficio penitenziario,‭ ‬preferirebbero la ghigliottina che essere murati vivi fino all’ultimo‭  ‬dei propri giorni.</p>
<p>Signora Ministra,‭ ‬Lei non può immaginare cosa vuol dire‭  ‬essere vivi,‭  ‬ma dichiarati morti dallo Stato,‭ ‬dalle leggi e dalla Società.</p>
<p>E mi creda,‭ ‬l’ergastolo ostativo è una pena bestiale,‭ ‬perché molto più lunga,‭ ‬dura e inumana di quella di morte.</p>
<p>Signora Ministra,‭ ‬l’ergastolo ostativo senza nessuna possibilità di uscita è un inferno ancora più brutto dell’inferno perché quello dell’aldilà lo sconti da morto,‭ ‬ma questo lo sconti da vivo.</p>
<p>La nostra vita è già tanto difficile,‭  ‬non ci faccia sentire dichiarazioni‭  ‬a proposito della pena di morte:‭  “‬tema caro all’Italia,‭ ‬paese da sempre attento alla tutela‭  ‬dei diritti della persona‭”‬.</p>
<p>E adesso la lascio con una preghiera di Luigi Settembrini,‭ (‬Napoli‭ ‬1813-‭ ‬1876‭)‬,‭ ‬letterato e patriota italiano condannato dell’ergastolo:</p>
<p><em>O Dio Padre‭ </em><br />
<em>Fammi la grazia della morte</em><br />
<em>Giacché gli uomini</em><br />
<em>Per tormentarmi</em><br />
<em>Mi hanno fatto la grazia della vita.</em></p>
<p>Le auguro Buon Natale con la speranza che lei mi auguri una buona morte.</p>
<p><strong>Carmelo Musumeci</strong>‭<br />
Carcere Spoleto,‭ ‬dicembre‭ ‬2011‭</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/12/signora-ministra%e2%80%ad-%e2%80%acmi-tagli-la-testa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Era un agente della Polizia penitenziaria</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/12/era-un-agente-della-polizia-penitenziaria/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/12/era-un-agente-della-polizia-penitenziaria/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=28388</guid>
		<description><![CDATA[Un ergastolano ricorda chi ha diviso con lui la vita del carcere. Dall&#8217;altro lato delle sbarre. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Rientravo in carcere come accade ogni sera da qualche decennio,‭ ‬e non perché io sia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/agenti-penitenziari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28389" title="agenti penitenziari" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/agenti-penitenziari-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Un ergastolano ricorda chi ha diviso con lui la vita del carcere. Dall&#8217;altro lato delle sbarre. Un articolo per ‘Tu Inviato’.</p>
<p>Rientravo in carcere come accade ogni sera da qualche decennio,‭ ‬e non perché io sia un funzionario della Casa Circondariale,‭ ‬ma perché la mia condizione è quella di cittadino detenuto per metà libero,‭ ‬infatti di giorno svolgo la mia attività lavorativa,‭ ‬mantengo le relazioni famigliari,‭  ‬affettive e sociali,‭ ‬mentre la sera ritorno nella mia cella a fare i conti non più solo con i pesi del passato,‭ ‬ma con il futuro che è già oggi.</p>
<p>Ho saputo che un altro uomo se ne è andato dal carcere,‭ ‬ma non è fuggito,‭ ‬nè ha agito disperatamente,‭ ‬non è‭  ‬morto dentro un’azione personale muta e sorda,‭ ‬è scomparso per un accidente,‭ ‬un arresto cardiaco,‭ ‬non era un detenuto,‭ ‬ma un Agente di Polizia Penitenziaria.</p>
<p>Un episodio come tanti altri,‭ ‬che può accadere tutti i giorni e a chiunque,‭ ‬se non fosse che quest’uomo io lo conoscevo,‭ ‬risultando una persona profondamente umana e rispettosa del proprio ruolo,‭ ‬e della condizione di tanti altri uomini privati della libertà.</p>
<p>Umanità e giustizia hanno parentela stretta,‭ ‬storie che non sono di ieri,‭ ‬ma di tempi trapassati,‭ ‬che però hanno‭  ‬temprato gli individui,‭ ‬le generazioni,‭ ‬le società,‭ ‬imparando anche dentro una galera a crescere insieme,‭ ‬rispettando se stessi e gli altri.‭ ‬E questo nonostante il carcere sia ridotto a una arena di residualità di poco interesse.</p>
<p>Un agente che sapeva distinguersi,‭ ‬ascoltare,‭ ‬consegnare una parola non soltanto di conforto,‭ ‬ma precisa nell’informare chi era in difficoltà,‭ ‬un agente che non ha mai lesinato accenti‭  ‬autorevoli per rendere corretta e quindi applicabile la norma.</p>
<p>Un uomo consapevole della propria professionalità,‭ ‬dell’importanza del proprio mandato,‭ ‬uno di quegli uomini che consentono di accorciare le distanze,‭ ‬di sostituire alla parola ideologia la parola risocializzazione,‭ ‬opponendo una volontà valoriale dedicata a contrastare quella desensibilizzazione altamente cancerogena che attraversa il carcere e buona parte del‭  ‬consorzio sociale.</p>
<p>Anche in una cella può accadere che l’uomo faccia un passo indietro e possa avverarsi un dialogo costruttivo,‭ ‬leale,‭ ‬onesto,‭ ‬nella consapevolezza di un nuovo percorso formativo e‭  ‬esistenziale,‭ ‬uno spazio dove c’è una pena che,‭ ‬sì,‭ ‬sottoscrive la privazione della libertà,‭ ‬ma allo stesso tempo obbliga al rispetto della dignità di chi è detenuto,‭ ‬con la possibilità di svolgere una prevenzione di forma e di contenuti appropriati a una espiazione funzionale alla salvaguardia della collettività.</p>
<p>Nonostante i problemi endemici all’Amministrazione Penitenziaria,‭ ‬da restringere drammaticamente la vivibilità del recluso,‭ ‬c’è comunque speranza di avviarci verso un modo nuovo di intendere la pena,‭  ‬il rispetto delle persone prigioniere o libere,‭ ‬degli operatori penitenziari e degli uomini in cammino verso la propria liberazione,‭ ‬reclamando con un comportamento dignitoso e equilibrato quelle riforme necessarie e non più rinviabili.</p>
<p>Era un agente di Polizia penitenziaria,‭ ‬dalle buone maniere,‭ ‬deputato a fare rispettare le regole e le norme,‭ ‬ma anche una persona che non ci stava ad abdicare al suo dovere di educatore e di operatore di giustizia,‭ ‬un riferimento che con la sua presenza pacata e attenta,‭ ‬sapeva mettere pancia a terra molte delle contraddizioni di cui si nutre il carcere,‭ ‬ma soprattutto con il suo comportamento equilibrato,‭ ‬non contribuiva mai a rafforzare una‭ “‬collettività di distratti e noncuranti‭”‬,‭ ‬causa nefasta di quell’indifferenza dell’uomo verso l’uomo.</p>
<p><strong>Vincenzo Andraous</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/12/era-un-agente-della-polizia-penitenziaria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Italia in crisi ed i diritti negati</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/l%e2%80%99italia-in-crisi-ed-i-diritti-negati/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/l%e2%80%99italia-in-crisi-ed-i-diritti-negati/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 07:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=28286</guid>
		<description><![CDATA[Un detenuto osserva il Paese e denuncia l’abbandono nel quale sono state lasciate le carceri. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un Paese,‭ ‬il malessere-disagio sociale che recide ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/carcere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28287" title="carcere" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/carcere-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Un detenuto osserva il Paese e denuncia l’abbandono nel quale sono state lasciate le carceri. Un articolo per ‘Tu Inviato’.</p>
<p>Se qualcuno volesse soppesare il mal di pancia di un Paese,‭ ‬il malessere-disagio sociale che recide il valore delle relazioni,‭ ‬è sufficiente smanettare nella rete,‭ ‬saltellando da un blog all’altro.‭ ‬C’è un po‭’ ‬di tutto,‭ ‬il furore e la rabbia di un popolo di delusi,‭ ‬e c’è pure poca conoscenza,‭ ‬un metodo artigianale dell’imparare,‭ ‬poco propenso a educarci a conoscere quanto ci circonda.</p>
<p>Di fronte a questo pasticcio delle intenzioni,‭ ‬che affondano le radici nelle nostre emozioni,‭ ‬c’è forte la richiesta di abbandonare i parolai interessati e intenzionali,‭ ‬di mettere in campo una giustizia equa,‭ ‬una solidarietà costruttiva,‭ ‬che non dimentica le priorità di tutela a garanzia delle vittime di soprusi e omertà,‭ ‬ma che da questo punto di partenza rilancia nuove opportunità di conciliazione da parte del detenuto.<span id="more-28286"></span></p>
<p>La società non è qualcosa di astratto,‭ ‬che si riduce al parlato,‭ ‬al raccontato,‭ ‬è piuttosto una comunità fatta di‭  ‬persone,‭ ‬di istituzioni,‭ ‬di regole autorevoli da rispettare.</p>
<p>E il carcere è società,‭ ‬non certamente una manciata di feudi out rispetto alle normative statuali,‭ ‬ma soggetti fondanti lo stato di diritto,‭ ‬eppure il carcere è diventato quotidianamente un caso che desta interrogativi,‭ ‬inquietudini,‭ ‬sordamente rispedite al mittente.</p>
<p>Dentro le celle ci sono persone che scontano la propria pena,‭ ‬persone che lavorano,‭ ‬altre che svolgono il proprio servizio volontaristico,‭ ‬si tratta in ogni caso di cittadini,‭ ‬siano essi detenuti,‭ ‬o che prestano la loro professionalità,‭ ‬che consegnano il loro tempo alla speranza di tirare fuori insieme il meglio da ogni uomo privato della libertà.‭ ‬Ma ciò può essere raggiunto unicamente operando con lo strumento dell’educare,‭ ‬non con la solita reiterata tergiversazione per impedire la comprensione,‭ ‬la possibilità di una parete di vetro,‭ ‬dove osservare quel che accade,‭ ‬o purtroppo non accade per niente,‭ ‬perché il diritto è sottomesso e violentato dal sovraffollamento,‭ ‬dagli eventi critici,‭ ‬dai problemi endemici all’Amministrazione.</p>
<p>Il rispetto per il valore di ogni persona ha urgenza di essere inteso non come qualcosa di imposto,‭ ‬ma come una condizione esistenziale da raggiungere attraverso l’esempio di persone autorevoli,‭ ‬anche là,‭ ‬dove lo spazio ristretto di un cubicolo blindato,‭ ‬non dovrebbe mai annientare la dignità del recluso.</p>
<p>Se è vero che le vittime sono quelle che soffrono dimenticate nella propria solitudine,‭ ‬se i parenti delle vittime se la passano peggio dei colpevoli,‭ ‬occorre davvero fermarci a riflettere,‭ ‬pensare quale società desideriamo,‭ ‬di conseguenza quale carcere condividere,‭ ‬e non rimanere indifferenti a un penitenziario ridotto all‭’ ‬ingiustizia di una afflizione fine a se stessa.</p>
<p>In questa sopravvivenza carceraria,‭ ‬c’è una incultura che alla pena di morte vorrebbe consegnare la patente salvavita,‭ ‬basti pensare ai quaranta suicidi in questa metà di nuovo anno.</p>
<p>Forse come nel Fidelio di Beethoven,‭ ‬non è sufficiente‭ “‬cacciare via velocemente il cattivo suddito‭ “‬,‭ ‬alle teorie assolute che pretendono di punire perché è stato commesso un reato,‭ ‬e le altre,‭ ‬che puniscono per impedire che nel futuro se ne commettano altri,‭ ‬c’è urgenza di chiederci quale persona entra in un carcere,‭ ‬e quale‭ “‬cosa‭” ‬ne esce,‭ ‬quale trattamento ha ricevuto quella persona,‭ ‬se oltre alla doppia punizione impartita,‭ ‬ha‭  ‬avuto possibilità di imparare qualcosa di positivo,‭ ‬o se invece di rieducazione,‭ ‬si tratta di una definitiva devastazione.</p>
<p><strong>Vincenzo Andraous</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/l%e2%80%99italia-in-crisi-ed-i-diritti-negati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera aperta al nuovo ministro della Giustizia, Paola Severino</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/lettera-aperta-al-nuovo-ministro-della-giustizia-paola-severino/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/lettera-aperta-al-nuovo-ministro-della-giustizia-paola-severino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=28211</guid>
		<description><![CDATA[Un ergastolano scrive al Guardasigilli per raccontare la vita nel carcere. Un articolo per &#8216;Tu Inviato&#8217;.
Aver letto sul Manifesto di giovedì 17 novembre:
- La professoressa Severino, nuova guardiasigilli, intercettata all’uscita sullo scalone assicura di avere ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/carcere4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15379" title="carcere4" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/11/carcere4-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>Un ergastolano scrive al Guardasigilli per raccontare la vita nel carcere. Un articolo per &#8216;Tu Inviato&#8217;.</p>
<p>Aver letto sul Manifesto di giovedì 17 novembre:</p>
<p><em>- La professoressa Severino, nuova guardiasigilli, intercettata all’uscita sullo scalone assicura di avere saputo della nomina solo ieri mattina, poi dice che un intervento per l’emergenza carceri sarà una delle prime cose da fare- mi fa ben sperare.</em></p>
<p>Ed ho pensato di scriverle questa lettera aperta per farle sapere che:</p>
<p><em>-Nelle carceri italiane, dall’inizio dell’anno fino al 28 ottobre 2011, hanno perso la vita 155 detenuti, 54 si sono suicidati, dei rimanenti 101 (età media 35 anni) circa la metà è deceduta per malori improvvisi legati a disfunzioni cardiache, respiratorie, eccetera, mentre su 23 casi sono in corso inchieste giudiziarie miranti ad accertare le cause dei decessi.  (Fonte interrogazione parlamentare del Senatore Ferrante)</em></p>
<p>Signor Ministro, tengo a farle sapere che dal 2000 al 2011 ci sono stati nelle carceri italiane 1902 morti, di cui 680 suicidi (Fonte “Ristretti Orizzonti”).</p>
<p>Una vera guerra, ma forse sarebbe bene chiamarla una vera carneficina, perché a morire in carcere sono soprattutto barboni, tossicodipendenti, extracomunitari e poveracci,  dato che in questi luoghi non ci va solo chi commette dei reati, ma  ci vanno soprattutto le anime perse della società.</p>
<p>Ed è incredibile che dove si dovrebbe fare giustizia regni l’ingiustizia e si muoia più che da qualsiasi altra parte d’Italia. Eppure in questa lista di morti non ci sono detenuti imputati di corruzione, approvazione indebita, associazione mafiosa esterna, ecc.., probabilmente perché questi tipi di imputati in carcere non ci vanno, ma si sa che il diritto e i diritti funzionano solo per i ricchi.</p>
<p>Signor Guardasiglilli, le campagne forcaiole e le colossali bugie per ottenere consenso politico hanno fatto diventare le carceri italiani luoghi di tortura, di disperazione e dolore. Come lei saprà, perché è anche avvocato, negli altri Paesi le pene detentive non hanno una durata così elevata come in Italia.</p>
<p>La certezza della pena potrebbe significare anche di far scontare la pena fuori dal carcere, poiché la società non è più tutelata mettendo fuori le persone a fine pena, perché questi escano più cattivi constatando sulla loro pelle che i loro governanti e i loro giudici non sono migliori di loro.</p>
<p>Signor Ministro, il carcere in Italia è molto pericoloso, produce morte, crimine istituzionale ed è asociale. La galera nel nostro paese non corregge il detenuto, ma piuttosto gli insegna a commettere altri crimini e ad odiare i “buoni” se questi sono peggio di lui.</p>
<p>Per ultimo Signor Guardasiglilli, tengo a farle sapere che in Italia, unico paese in Europa, esiste l’ergastolo ostativo, la “Pena di Morte Viva”, come la chiamiamo noi ergastolani, che è una condanna di morte che si sconta da vivo invece che da morto, perché non potremo mai usufruire di nessun beneficio penitenziario se nella nostra cella non ci mettiamo un altro al posto nostro.</p>
<p>Signor Ministro le auguro buon lavoro con la speranza che l’amore sociale sia nel suo cuore.</p>
<p><strong>Carmelo Musumeci</strong><br />
<em>Carcere di Spoleto,  novembre 2011</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/lettera-aperta-al-nuovo-ministro-della-giustizia-paola-severino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La responsabilità del fallimento</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/la-responsabilita-del-fallimento/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/la-responsabilita-del-fallimento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=28190</guid>
		<description><![CDATA[La cocaina e l’alcol,‭ ‬la droga e i rituali,‭ ‬i totem che non sono mai scalfiti dalle conseguenze,‭ ‬dai dazi che verranno pagati,‭ ‬perché i conti prima o poi richiedono di essere saldati.‭ Un articolo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/giovani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28194" title="giovani" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/giovani-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La cocaina e l’alcol,‭ ‬la droga e i rituali,‭ ‬i totem che non sono mai scalfiti dalle conseguenze,‭ ‬dai dazi che verranno pagati,‭ ‬perché i conti prima o poi richiedono di essere saldati.‭ Un articolo per ‘Tu Inviato’.</p>
<p>Ragazzi griffati e giovani con firme di rincalzo,‭ ‬stanno in piedi a guardare il mondo che passa,‭ ‬e improvvisamente franano sul pavimento per non essersi accorti di quanto è andato perduto.</p>
<p>Forse la violenza non è davvero connessa con l’uso delle sostanze,‭ ‬forse le droghe non sono ree confesse delle disperazioni che costruiscono,‭ ‬forse l’uso e abuso delle sostanze è un problema di seconda fascia.‭</p>
<p>Ci vuole più coerenza e coraggio per ripudiare i troppi‭ “‬forse‭”  ‬spalmati sul terreno come trappole mortali,‭ ‬quando si tratta di giovanissimi,‭ ‬di uomini,‭ ‬di persone,‭ ‬destinate a diventare drammaticamente delle‭ “‬cose‭”‬.</p>
<p>Stiamo parlando di una società del diritto alla vita,‭ ‬basata sulla legalità e sulla sua democratica accettazione delle regole,‭ ‬ma nonostante questo invito al rispetto di se stessi e degli altri,‭ ‬c’è un rumore persistente in sottofondo,‭ ‬che induce a portare avanti le tesi che vorrebbero le droghe sugli scaffali del supermercato,‭ ‬o ben risposte nelle tasche di chi non ha capacità di scelta,‭ ‬anche di chi scelte non ha mai avuto.</p>
<p>Sarebbe sufficiente riprendere in mano poche ma chiare regole,‭ ‬una su tutte,‭ ‬e cioè che la libertà non vende in piazza la propria mercanzia,‭ ‬ma fa della giustizia uno stile di vita che non abbisogna di eccessi,‭ ‬nè timori riverenziali per chicchessia.</p>
<p>Città grandi e piccole,‭ ‬paesi e periferie,‭ ‬hanno in casa quesiti complessi,‭ ‬che investono i più giovani,‭ ‬i quali non posseggono la misura che intercorre tra i diritti e i doveri,‭ ‬tra un sogno da rincorrere e una speranza che non abbandonerà mai gli uomini che diventeranno.‭</p>
<p>Quando i ragazzi stanno piantati al vicolo cieco,‭ ‬è inizio di una sofferenza,‭  ‬il frutto di una comoda cecità del cuore,‭ ‬degli occhi,‭ ‬una irresponsabilità a non volere sapere e vedere il mondo interiore‭  ‬di chi si ostina a mantenere le scarpe slacciate,‭ ‬ma anche di chi non fa nulla per prendere in mano la situazione.</p>
<p>Cocaina e affanno che avanza con le sembianze di una stanchezza di vivere,‭ ‬ma nutrire questa sensazione a meno di vent’anni non è solamente una bestemmia indicibile,‭ ‬è di più,‭ ‬una resa che ha domicilio ben preciso,‭ ‬seppure forte è il tentativo di mimetizzarsi,‭ ‬di inabissarsi nei tanti problemi che ognuno ha e porta nella propria casa,‭ ‬eppure la responsabilità non è mai una giustificazione,‭ ‬una attenuante,‭ ‬una assoluzione scontata.</p>
<p>Studi e ricerche vorrebbero significare che droga e violenza non è binomio inscindibile,‭ ‬le due dimensioni del dis-valore non sono compagni di viaggio,‭ ‬eppure dall’incontro e dalla cerimonia di iniziazione cui spesso i giovani sono soggetti,‭ ‬accade che lo spazio conquistato divenga un ring,‭ ‬un’arena dove sfogare frustrazioni e regole inventate,‭ ‬decalogo non disponibile ad accettare titubanze o insubordinazioni.</p>
<p>Ai vuoti familiari,‭ ‬alle assenze di dialogo,‭ ‬alle incapacità del parlare e farsi comprendere,‭ ‬fanno supplenza gli atteggiamenti della forza che fa prepotenza,‭ ‬perfino il mito della bellezza non riesce più a coprire gli ammanchi esistenziali.<br />
Ora e non domani è il momento per tentare di fare nascere uno stare insieme diverso,‭ ‬in cui si parla e non si grida,‭ ‬in cui si ascolta e non si sparano sempre più grosse per fare rumore,‭ ‬e qualche volta si pensa al bene da fare attraverso il proprio comportamento.‭</p>
<p><strong>Vincenzo Andraous</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/11/la-responsabilita-del-fallimento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Migranti, carne da macello</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/10/migranti-carne-da-macello/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/10/migranti-carne-da-macello/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 07:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=27990</guid>
		<description><![CDATA[Un ergastolano guarda commenta dalla sua cella il dramma dell’immigrazione. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Migranti arrivano sopra barconi che stanno a galla per un qualche miracolo aerodinamico,‭ ‬con un grave e drammatico‭  ‬tributo di vite ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/03/migranti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12068" title="migranti" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2009/03/migranti-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>Un ergastolano guarda commenta dalla sua cella il dramma dell’immigrazione. Un articolo per ‘Tu Inviato’.</p>
<p>Migranti arrivano sopra barconi che stanno a galla per un qualche miracolo aerodinamico,‭ ‬con un grave e drammatico‭  ‬tributo di vite umane,‭ ‬nella rincorsa di una libertà che comunque non ci sarà.</p>
<p>Cecità del cuore e ottusità della mente,‭ ‬in troppi sanno tutto,‭ ‬hanno capito tutto,‭ ‬riescono a risolvere tutto in una sola parola,‭ ‬respingimento.</p>
<p>Migranti,‭ ‬una parte di umanità che non merita attenzione,‭ ‬nè possibilità di cambiamento,‭ ‬di trasformazione,‭ ‬unicamente la‭ “‬necessità‭” ‬di inseguirne le orme imprigionate alle onde,‭ ‬ai venti,‭ ‬alle stive,‭ ‬che allontanano ogni pietà.</p>
<p>Migranti e letteratura ridotta a poco più di un fumetto,‭ ‬vite usate impropriamente da parolai in bella mostra,‭ ‬ma una cattiva accoglienza costringe a indossare abiti sdruciti,‭ ‬scarpe rotte,‭ ‬ferite insanabili che non consentono incontro né fratellanza,‭ ‬addirittura impongono di non dare alcuna scelta,‭ ‬fosse anche l’ultima,‭ ‬agli ultimi del pianeta:‭ ‬la scelta di morire con dignità,‭ ‬anche la morte è diventata non vedente,‭ ‬non udente,‭ ‬non sempre credibile.</p>
<p>Migranti e mare che ingrossa la fossa comune di superficie,‭ ‬ma non parla di quella al fondo,‭ ‬come a voler fare vergognare quella parte di umanità che non intende guardare per non dovere comprendere e‭  ‬condividere cosa sta accadendo,‭ ‬una mattanza continua,‭ ‬persistente,‭ ‬inarrestabile.</p>
<p>Migranti e informazione che non racconta chiaramente l’indicibile,‭ ‬senza cura e rispetto della verità,‭ ‬quella che non sopporta manipolazioni,‭ ‬giustificazioni,‭ ‬che creano disincanto che deresponsabilizza.</p>
<p>Migranti galleggiano senza più occhi,‭ ‬carne alle ossa,‭ ‬cenci alla deriva,‭ “‬cose‭” ‬che non avevano valore prima,‭ ‬ora anche meno,‭ ‬e pure la fatica della raccolta è un lusso,‭ ‬una spesa,‭ ‬per cui la compassione è modellata a contenitore di numeri,‭ ‬di quantità,‭ ‬di materiali avariati da smaltire in fretta,‭ ‬perché altre‭ “‬cose‭” ‬stanno per sopraggiungere tra le onde uniche compagne commosse.</p>
<p>Uomini,‭ ‬donne e bambini sono avanzo da non più considerare,‭ ‬tenere a mente nelle carte processuali,‭ ‬anche quelle sono finite a mare,‭ ‬i colpevoli cambiano di posto,‭ ‬s’afferrano agli abiti degli altri,‭ ‬persino le parole non sanno più chiamare con il suo significato quanto sta accadendo:‭ ‬una carneficina.</p>
<p>Dove i barconi arrancano,‭ ‬alle dita strette ai legni è sfuggita la speranza,‭ ‬il miracolo ha chiuso i battenti,‭ ‬non può dare di più,‭ ‬è rimasto senza più fiato né forza per salvare chi soffre e annega.</p>
<p>Il presagio corre di generazione in generazione dove la storia si ripete nelle catene di schiavitù,‭ ‬nei mari inebetiti di violenza,‭ ‬nell’indifferenza che travolge le povertà più feroci e dimenticate.</p>
<p>Stranieri,‭ ‬rifugiati,‭ ‬uomini e donne in fuga,‭ ‬la meta è la vita,‭ ‬il prologo è una continua emergenza,‭ ‬usata furbescamente per saltare un passo avanti,‭ ‬non dare conto di quanto accaduto ieri e accadrà domani,‭ ‬quando altri esseri umani saranno concessi come ostaggi a un problema tutto ancora da risolvere.</p>
<p>Migranti costretti alla diaspora dai tiranni,‭ ‬dalle guerre,‭ ‬dalle intolleranze religiose,‭ ‬dalla paura che non è custode di alcun rispetto,‭ ‬anziani e bambini privati della possibilità di vivere.</p>
<p>Finchè ogni uomo non saprà fare tesoro degli affanni degli innocenti che non hanno scelto le assenze,‭ ‬le scomparse,‭ ‬le morti sopraggiunte,‭ ‬a poco servirà voltarsi da un’altra parte per non  farci i conti con questa terribile ingiustizia.‭</p>
<p><strong>Vincenzo Andraous</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/10/migranti-carne-da-macello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carcere: “Dal Dentro”, una storia vera</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/10/carcere-%e2%80%9cdal-dentro%e2%80%9d-una-storia-vera/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/10/carcere-%e2%80%9cdal-dentro%e2%80%9d-una-storia-vera/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 06:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[dignità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo ostativo]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[rieducazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=27924</guid>
		<description><![CDATA[Un ergastolano racconta la tragedia di un detenuto di 80 anni solo e malato, condannato a morire in cella. Un articolo per &#8216;Tu Inviato&#8217;.
La dove cresce il dolore è terra benedetta. Un giorno o l’altro, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/06/carcere.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27297" title="carcere" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/06/carcere-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a>Un ergastolano racconta la tragedia di un detenuto di 80 anni solo e malato, condannato a morire in cella. Un articolo per &#8216;Tu Inviato&#8217;.</p>
<p>La dove cresce il dolore è terra benedetta. Un giorno o l’altro, voi tutti riuscirete a capire cosa significa questo. (Oscar Wilde)</p>
<p>In carcere capita spesso che si possa osservare meglio gli altri che se stessi.</p>
<p>E scrivendo si può essere la voce di chi non ha neppure più la forza di avere voce.</p>
<p>Questa è una storia vera che nessuno scriverà mai in un giornale e mai nessuno racconterà in televisione.</p>
<p>Questa è una storia vera che rimarrà prigioniera nelle celle, nei cortili e nelle sezioni dell’Assassino dei Sogni (il carcere,  come lo chiamo io).</p>
<p>Io ci provo a fare evadere questa storia dalle sbarre della mia cella per farla conoscere aldilà del muro di cinta, al mondo dei “buoni”.</p>
<p>Questa è la storia di Salvatore Liga, detenuto nel carcere di Spoleto in Alta Sicurezza, 80 anni compiuti l’estate scorsa, vecchio malato e stanco.</p>
<p>E destinato con certezza a  morire in carcere perché è stato condannato alla pena dell’ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio,  se al suo posto non ci mette un altro.</p>
<p>L’ultima volta che l’ho visto era questa estate e si muoveva a malapena nel cortile del carcere con due stampelle sotto le ascelle.</p>
<p>Stava sotto il sole seduto in una panchina di cemento armato tutto l’orario del passeggio a prendersi l’ultimo sole della sua vita.</p>
<p>Poi un giorno non l’avevo più visto.</p>
<p>In seguito avevo saputo che gli avevano trovato un tumore maligno allo stomaco e l’avevano trasferito d’urgenza in un centro clinico carcerario.</p>
<p>Proprio l’altro giorno ho saputo che era ritornato, l’avevano operato,  ma che adesso non riusciva più a camminare e gli hanno dato una sedia a rotelle.</p>
<p>Oggi, da un suo paesano, ho saputo che per Salvatore Liga le disgrazie non sono finite perché gli hanno applicato un residuo d’isolamento diurno.</p>
<p>A che serve e a chi serve applicare ad un povero vecchio in fin di vita una misura così sadica e vessatoria?</p>
<p>Molti forse non sanno che l’isolamento diurno è una pena che si dà normalmente quando si è condannati alla pena dell’ergastolo e che ti costringe a non fare vita comune con i tuoi compagni.</p>
<p>Che altro aggiungere, se non che il carcere non dovrebbe essere uno strumento di tortura, mortificazione, un luogo di violenza istituzionale e una fabbrica di emarginazione.</p>
<p>E se siete dei credenti, aggiungo solamente che Gesù nelle sue predicazioni non chiedeva giustizia ma perdono.</p>
<p>Visto però i risultati, credo che Gesù abbia perso solo tempo a venire su questa terra.</p>
<p><strong>Carmelo Musumeci</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/10/carcere-%e2%80%9cdal-dentro%e2%80%9d-una-storia-vera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una realtà tragicamente illogica: nel 2011 si lavora di meno e si muore di più</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/una-realta-tragicamente-illogica-nel-2011-si-lavora-di-meno-e-si-muore-di-piu/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/una-realta-tragicamente-illogica-nel-2011-si-lavora-di-meno-e-si-muore-di-piu/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 06:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>
		<category><![CDATA[decessi]]></category>
		<category><![CDATA[familiari]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratore]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[morti bianche]]></category>
		<category><![CDATA[normative]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[tragedia]]></category>
		<category><![CDATA[Vega engineering]]></category>
		<category><![CDATA[verifiche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=27821</guid>
		<description><![CDATA[Fa molto male a chi opera da oltre due decenni nel settore della sicurezza nei luoghi di lavoro osservare giorno dopo giorno come l’epigrafe delle morti bianche nel nostro Paese continui ad appesantirsi.
Fa stare ancora ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2010/10/morti_lavoro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21914" title="morti_lavoro" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2010/10/morti_lavoro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Fa molto male a chi opera da oltre due decenni nel settore della sicurezza nei luoghi di lavoro osservare giorno dopo giorno come l’epigrafe delle morti bianche nel nostro Paese continui ad appesantirsi.</p>
<p>Fa stare ancora peggio, poi, quando ci si rende conto che rispetto allo scorso anno i decessi sul lavoro nei primi sei mesi dell’anno sono in aumento del 17 per cento (erano 218 le vittime a giugno dello scorso anno. Quest’anno la cifra è salita a 255).</p>
<p>Un incremento non correlato certo ad una ripresa occupazionale. Anche stando al Bollettino di Bankitalia di qualche giorno fa “risulterebbe ancora modesta la creazione di nuovi posti di lavoro&#8221;.</p>
<p>Come dire: oltre al danno, anche la beffa. Si lavora sempre meno ma si muore di più. Un sillogismo poco logico e molto tragico innanzi al quale non è possibile rimanere immobili. In ogni caso non possono stare a guardare tutti gli attori che dovrebbero operare per la diffusione della cultura della sicurezza e per la concretizzazione delle normative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Perché la vita di ogni lavoratore pesa. Pesa innanzitutto sui familiari che hanno perduto un proprio caro ma anche sull’impresa; specie su quelle medio piccole. C’è infatti la tragedia di un amico e collega ma anche le inevitabili difficoltà aziendali nel sostituire un lavoratore che spesso ha un’esperienza difficilmente reperibile nell’immediatezza. Sono infatti i quarantenni e i cinquantenni i lavoratori maggiormente coinvolti quando si parla di morti bianche. Per la precisione il 46,2 per cento di tutti i decessi registrati nel primo semestre del 2011.</p>
<p>Appare chiaro che l’emergenza non possa consentire alcun abbassamento della guardia in primis da parte delle istituzioni che dovrebbero diventare i primi ambasciatori di sicurezza nel mondo imprenditoriale italiano, non solo sul piano legislativo, che comunque appare esaustivo, quanto piuttosto sul fonte degli sgravi fiscali ad esempio. Incentivando, dunque, anche le realtà produttive minori ad investire in sicurezza.</p>
<p>Anche questo può diventare uno strumento prezioso per contrastare le morti nei luoghi di lavoro. Insomma è necessario lavorare sulla prevenzione specie se l’esito finale di un mancato adempimento è la fine di un’esistenza o un grave infortunio.</p>
<p>Altrettanto prioritario poi deve essere l’inserimento di un ulteriore tassello nel mosaico della sicurezza: i controlli degli enti preposti alla vigilanza nei luoghi di lavoro. Le verifiche devono essere costanti e, soprattutto, le sanzioni devono essere applicate. Rimane inoltre l’annoso problema della mancata informazione e formazione dei lavoratori con particolare riferimento ai comportamenti sicuri da adottare.</p>
<p>Perché lavorare in un’ottica lassista aiuta solo a morire e a favorire le aziende che non investono in sicurezza.</p>
<p><strong>Mauro Rossato</strong><br />
<em>Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/una-realta-tragicamente-illogica-nel-2011-si-lavora-di-meno-e-si-muore-di-piu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Utoya: il bersaglio eravamo noi</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/utoya-il-bersaglio-eravamo-noi/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/utoya-il-bersaglio-eravamo-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 06:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>
		<category><![CDATA[Arbeiderpartiet]]></category>
		<category><![CDATA[Auf]]></category>
		<category><![CDATA[Breivik]]></category>
		<category><![CDATA[civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[democratici]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[laburista]]></category>
		<category><![CDATA[marxismo]]></category>
		<category><![CDATA[massacro]]></category>
		<category><![CDATA[multiculturalismo]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[oslo]]></category>
		<category><![CDATA[riformista]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Stoltenberg]]></category>
		<category><![CDATA[Utoya]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=27825</guid>
		<description><![CDATA[Sul massacro che si è consumato lo scorso venerdì 22 luglio in Norvegia mancano ancora di numerosi dettagli. Il quadro che abbiamo a disposizione permette già, tuttavia, alcune considerazioni. Al momento sappiamo di 93 vittime, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/07/Utoya_strage.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-27827" title="Utoya_strage" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/07/Utoya_strage.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>Sul massacro che si è consumato lo scorso venerdì 22 luglio in Norvegia mancano ancora di numerosi dettagli. Il quadro che abbiamo a disposizione permette già, tuttavia, alcune considerazioni. Al momento sappiamo di 93 vittime, 97 feriti (di cui 10 in condizioni gravi) e 5 dispersi, e di un solo attentatore, Anders Behring Breivik, un giovane norvegese che avrebbe concepito quest’atto di terrorismo “come mezzo per risvegliare le masse europee” e favorire una “rivoluzione sociale” contro “multiculturalismo, marxismo e islam”.</p>
<p>Soprattutto sappiamo che 86 delle 93 vittime sono dei ragazzi, la maggior parte sotto i vent’anni, che partecipavano al raduno estivo dell’Auf, l’organizzazione giovanile del partito laburista norvegese, sull’isolotto di Utoya, a pochi chilometri da Oslo.</p>
<p>Jens Stoltenberg, Primo Ministro norvegese, nonché leader del partito laburista, ha dichiarato: “Hanno attaccato quanto di meglio esiste in una democrazia: i giovani impegnati in politica”. In particolare, nel delirante memoriale ritrovato nel computer dell’assassino, erano i partiti i nemici da eliminare. I partiti della sinistra riformista, innanzitutto, con il loro progetto di una civiltà aperta e plurale, ma non solo. I partiti in generale erano dipinti come un ostacolo alla “dichiarazione di indipendenza dell’Europa” propugnata dall’attentatore.</p>
<p>Nella follia del gesto, insomma, il carnefice aveva scelto con cura il bersaglio. I giovani che si erano riuniti a Utoya sotto le insegne dell’organizzazione giovanile dell’Arbeiderpartiet, infatti, sono per davvero la prima linea del fronte che si oppone alla “rivoluzione” auspicata nel memoriale di Breivik. Giovani che non si accontentano del mondo così com’è, che ne analizzano e ne criticano le disfunzioni e le ingiustizie, ma che non si limitano ad esprimere la loro frustrazione e la loro paura per il proprio futuro, e invece si organizzano e partecipano ad una struttura larga e democratica, con l’ambizione di governare il loro Paese e di contribuire al governo dell’Europa.</p>
<p>Una struttura che non si limita a dar voce ad una protesta o ad un interesse particolare, ma si propone di rappresentare un vasto blocco sociale e di mediare gli interessi rappresentati in vista di una soluzione condivisa che persegua il bene comune. Un partito, insomma, e in particolare l’Arbederpartiet, da sempre in prima linea proprio nella battaglia per una pace costruita su una società aperta in cui le diverse culture siano messe in condizione di convivere. Non un gruppo di giovani indignati, insomma, ma un’associazione di compagni. Che non è una differenza da poco.</p>
<p>Il sentimento antipolitico che si nutre della paura per un futuro che non sembra più destinato a mantenere la promessa di una crescita infinita pervade ormai larghe fette di società, rendendole permeabili rispetto ad idee pericolose per il mantenimento di un ordine democratico. Ma, seppure ormai colpevolmente sdoganato anche nell’area politica e culturale della sinistra, questo sentimento resta l’alimento principale dei movimenti populisti che stanno moltiplicando le loro forze in tutta Europa.</p>
<p>E&#8217; una corrente che ha ormai riportato in superficie idee e slogan inquietanti, che mascherano razzismo e prevaricazione sociale dietro a contraddittorie affermazioni di tipo identitario. La crociata contro il multiculturalismo non è un’invenzione di Anders Breivik, ma un’idea veicolata da sedicenti intellettuali e picchiatori ripuliti per giustificare il desiderio di quella parte di classe media cha ha paura di impoverirsi, di continuare a fondare i propri privilegi sull’ingiustizia sociale. In nome della difesa di un’astratta identità che nessuno è, poi, in grado di definire con precisione, ma solo di suggerire genericamente e in funzione escludente, si giunge a sacrificare la vera cifra dell’identità comune dei popoli europei, cioè la faticosa affermazione della pari dignità di tutti gli esseri umani. Non sappiamo se Breivik ha agito da solo, ma ha ragione Eskil Pedersen, segretario dell’Auf, quando dice che “questo massacro immane non può essere liquidato come all’atto di un folle isolato”. Molti, tra coloro che condannano la cieca violenza dell’assassino, non possono in realtà ritenersi immuni da una quota di responsabilità.</p>
<p>Sempre a proposito di identità, i giornali di questi giorni si riferiscono generalmente a Breivik definendolo un “fondamentalista cattolico”. Credo che si tratti di un’espressione piuttosto ambigua, che merita una riflessione. Il punto è che il termine “fondamentalista” sembra richiamare l’idea di un’interpretazione intransigente e radicale di alcuni principi della religione e della cultura cattolica, mentre in questo caso mi sembra piuttosto che l’attentatore si serva liberamente di passi selezionati à la carte dal breviario dell’ateo devoto per suffragare le sue tesi disumane. Il fatto, insomma, che l’attentatore riempia le pagine del suo memoriale con riferimenti a quella che lui vorrebbe far passare come un distillato di una supposta “tradizione cattolica”, che sarebbe secondo lui tradita, tra l’altro, dallo stesso Pontefice Benedetto XVI, fa di lui un usurpatore più che un fondamentalista. Questa riflessione, tuttavia, che oggi deriva dal sentimento di chi si sente violato per l’uso improprio dell’aggettivo di “cristiano”, va, però, tenuta scolpita in mente per la prossima occasione in cui ci si troverà davanti agli occhi la definizione di “fondamentalista islamico”.</p>
<p>Nelle ore immediatamente successive al massacro, Eskil Pedersen, segretario dell’Auf e presente ad Utoya, ha dichiarato: “E&#8217; chiaro che eravamo noi il bersaglio. Non ci faremo zittire, in onore di chi ha perso la vita. Continueremo a tenere alti i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo”. Tanti giovani sono caduti ad Utoya, ma molti di più restano in piedi. È la rete europea dei giovani, non solo socialisti, che combattono la stessa battaglia per una società aperta ma non vuota di valori, e incamminata sul binario dell’uguaglianza e della solidarietà.</p>
<p><strong>Davide Sardo</strong><br />
<em>Giovani Democratici Roma</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/utoya-il-bersaglio-eravamo-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ergastolo, la speranza impossibile</title>
		<link>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/ergastolo-la-speranza-impossibile/</link>
		<comments>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/ergastolo-la-speranza-impossibile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[tu inviato]]></category>
		<category><![CDATA[benefici]]></category>
		<category><![CDATA[carcerazione]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolano]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>
		<category><![CDATA[tragedia]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.inviatospeciale.com/?p=27730</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la lettera di Mario Trudu, ergastolano ostativo, sulla condizione dei carcerati condannati a vita.
A scrivere è Mario Trudu. Nato l’undici marzo del 1950 ad Arzana. Mi trovo in carcere dal maggio del 1979 con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/04/carcere_interno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25722" title="carcere_interno" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/04/carcere_interno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Pubblichiamo la lettera di Mario Trudu, ergastolano ostativo, sulla condizione dei carcerati condannati a vita.</em></p>
<p>A scrivere è Mario Trudu. Nato l’undici marzo del 1950 ad Arzana. Mi trovo in carcere dal maggio del 1979 con una condanna all’ergastolo. Scrivendo questo testo non lo faccio pensando di poter ottenere qualcosa, ma per informare, perché qualcuno in più venga a conoscenza della situazione in cui si trovano le persone che sono recluse, come me,  con una condanna all&#8217;ergastolo ostativo.</p>
<p>Siamo coloro che ogni giorno affrontiamo la nostra tragedia, la nostra vita senza speranza, eppure, lottiamo e combattiamo per una vita migliore. Mi preme dire a coloro che si trovano nella mia medesima situazione, e verso coloro che eventualmente vi si troveranno in futuro, che bisogna fare qualcosa.</p>
<p>Troppo spesso si sente parlare di certezza della pena, ma occorrerebbe parlare di certezza della morte, perché in Italia chi è condannato alla pena dell’ergastolo ostativo può essere certo che la propria morte avverrà in carcere. Spesso si sente nei salotti televisivi qualche politico che batte i pugni sul tavolo inneggiando alla certezza della pena. A questi vorrei gridargli in faccia che la mia pena è talmente certa da giungere fino alla morte.</p>
<p>Solo certe menti malate e distorte possono riuscire a superare l&#8217;insuperabile. Non si può introdurre come è stato fatto nel 1992 la norma dell’art. 4 bis O.P. (che nega i benefici penitenziari se non metti un altro in cella al posto tuo) e renderla retroattiva, applicarla cioè a reati commessi diversi lustri prima. Lo stesso vale per l’art. 58 ter O.P. (persone che collaborano con la giustizia), uno scempio per uno stato che si definisce di diritto.</p>
<p>Da quando nell&#8217;ordinamento penitenziario è stato introdotto questo articolo, se vuoi ottenere i benefici penitenziari, sei obbligato a &#8220;pentirti&#8221;, lasciando in questo modo che si dimentichi che rieducarsi (se errori ci sono stati in passato) non significa accusare altri, ma cambiare dentro di sé. Il pentimento che pretendono loro è l’umiliazione. Per loro collaborazione significa perdita di dignità, fuoriuscire dalla sfera umana. Come può collaborare chi ha è stato vittima di processi compiuti con la roncola nei cosiddetti periodi di “emergenza” in cui contava solo la parola dell’accusa e dove i testimoni della difesa venivano sistematicamente arrestati e processati anche loro? L’Italia, dagli anni ottanta ad oggi, pare essere un paese in emergenza perenne.</p>
<p>Si può negare ad un condannato all’ergastolo,  dopo che ha scontato già trent’anni di carcerazione, la possibilità di ottenere un permesso? Il due settembre del 2009 il Tribunale di Sorveglianza d Perugia, a una mia richiesta di tramutare la mia condanna all’ergastolo in pena di morte (da consumarsi con fucilazione in piazza Duomo a Spoleto) ha risposto così: “Poiché la pena di morte non è prevista dall’Ordinamento né ammessa dalla costituzione, si dichiara inammissibile l’istanza in oggetto”. All’ergastolano, viene dunque proibito anche di scegliere di morire perché si vuole che affronti la vendetta dello Stato fino all’ultimo dei suoi giorni.</p>
<p>Io ho sempre creduto che gli unici che avrebbero potuto pretendere vendetta nei miei confronti fossero la famiglia Gazzotti, l’uomo che ho sequestrato e che a causa di quella mia azione quel povero uomo morì. Solo loro credo che possano fare e dire tutto ciò che vogliono nei miei confronti, ne hanno tutti i diritti. Sicuramente trent’anni di carcere formano un altro uomo, perché oltre ai valori ed abitudini che già possiedi, ne assorbi altri e rielaborandoli ne ricavi una ricchezza.</p>
<p>La pena dell’ergastolo per chi la vive come me, è crudele e più disumana della pena di morte, perchè quest’ultima dura un istante ed ha bisogno di un attimo di coraggio, mentre la pena dell’ergastolo ha bisogno di coraggio per tutta la durata dell’esistenza di un individuo, un’esistenza disumana che rende l’uomo “schiavo a vita”.</p>
<p>Occorre prendere coscienza che l’ergastolano ha una vita uguale al nulla e anche volendo spingere la fantasia verso previsioni future,  resta tutto più cupo del nulla. Si parla spesso del problema delle carceri, ma non cambia mai nulla (o forse qualcosa cambia in peggio e il problema del sovraffollamento delle carceri lo dimostra). I suicidi nelle carceri sono proporzionalmente in numero maggiore di diciassette volte rispetto a quelli che avvengono nel &#8220;mondo esterno&#8221;.</p>
<p>I &#8220;signori&#8221; politici dovrebbero pensare veramente per un attimo al disgraziato detenuto che non può morire in carcere per vecchiaia. Parlo dei politici perché la responsabilità è loro, perché se la legge del 4 bis non viene cambiata siano consapevoli che noi ergastolani ostativi dal carcere non potremo uscire mai: che diano risposta a questa domanda questi &#8220;signori&#8221;.</p>
<p>Sto sognando, lo so! Purtroppo un ergastolano può solo sognare. Fino ad oggi la mia trentennale carcerazione è stata interrotta da soli dieci mesi di latitanza ( periodo che va da giugno del 1986 ad aprile del 1987). Venti anni fa entrai nei termini per poter usufruire dei benefici penitenziari e da allora ho iniziato a presentare diverse richieste per poterli ottenere, ma sono state respinte sistematicamente tutte fino a quando nel2004 mivenne concesso un permesso con l’art- 30 O.p. (otto ore libero, senza scorta) per partecipare alla presentazione di un CD-ROM sulle fontane di Spoleto,  realizzato in carcere da noi alunni del quarto anno dellIistituto d’arte. Trascorsi quelle ore di permesso a Spoleto insieme ai miei familiari venuti appositamente dalla Sardegna,  ed in compagnia di alcuni professori.</p>
<p>Nel novembre del 2005 mi fu concesso un altro permesso, questa volta di sette ore, per la presentazione di una rivista sui vecchi palazzi di Spoleto,  che avevamo prodotto in carcere. Trascorsi quelle ore a Perugia sempre con i miei familiari. A questo punto mi ero convinto che il fattore di pericolosità sociale attribuitomi fosse oramai decaduto e di conseguenza mi illusi che, di tanto in tanto, mi sarebbe stato concesso qualche permesso utile a curare gli affetti familiari.</p>
<p>Purtroppo non fu così, perché dopo quell’ultimo permesso tutte le mie richieste furono respinte. Inizia a questo punto a chiedere con insistenza un trasferimento in un carcere della mia regione di appartenenza, affinché i miei familiari potessero avere meno disagi ad ogni nostro incontro, ma nulla da fare: la prima richiesta fu rifiutata e le successive non ebbero mai risposta.</p>
<p>Ho presentato a più riprese richieste di permesso necessità per poter andare a far visita a mia sorella Raffaella che non vedo dal 2004 e che non si trova in condizioni per poter affrontare lunghi viaggi, ma anche queste vengono negate motivando che lei non si trova in pericolo di vita. Sono contento che mia sorella non sia in pericolo di vita. Sono state tante le mie richieste per un avvicinamento a colloquio al carcere di Nuoro, dove mi sarebbe stato possibile incontrare mia sorella, l’ultima l’ho presentata il due maggio 2011. Ma non mi hanno ancora risposto.</p>
<p><strong>Mario Trudu</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.inviatospeciale.com/2011/07/ergastolo-la-speranza-impossibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

