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	<title>InviatoSpeciale &#187; esteri</title>
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	<description>InviatoSpeciale è un giornale scritto insieme. Tutti possono inviare articoli, reportage, filmati, servizi fotografici, materiali di informazione. Noi li pubblicheremo.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jan 2012 18:51:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Clima: a Durban ancora un accordicchio</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pianeta è sempre più a rischio, ma il summit mondiale su clima approva l&#8217;ennesimo documento dilatorio. Rimandato al 2015 un documento realmente operativo.
Il summit sul clima di Durban si è concluso con una &#8216;non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/clima-durban.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28398" title="clima durban" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/clima-durban-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Il pianeta è sempre più a rischio, ma il summit mondiale su clima approva l&#8217;ennesimo documento dilatorio. Rimandato al 2015 un documento realmente operativo.</p>
<p>Il summit sul clima di Durban si è concluso con una &#8216;non rottura&#8217; decisa alle 4 di notte dopo un dibattito che ha superato di 36 le previsioni.</p>
<p>I 193 Paesi membri della Un Framework Convention on Climate change non avendo trovato un reale terreno comune alla fine hanno deciso di concludere entro il 2015 un accordo legalmente vincolante sul clima che dovrà entrare in vigore entro il 2020.</p>
<p>I partecipanti, inoltre, si sono convinti ad istituire il Green Climate Fund, dotato però di una somma esigua, solo 100 miliardi di dollari annui, per consentire ai Paesi più poveri di scegliere forme di sviluppo sostenibile e per affrontare con maggior vigore le conseguenze dei mutamenti climatici.</p>
<p>Rimane in vigore l’impegno a supportare i limiti alle emissioni di anidride carbonica fissati del protocollo di Kyoto fino al prossimo summit del clima, fissato per il dicembre 2012 in Qatar.</p>
<p>La fragile intesa è stata possibile grazie ad una proposta avanzata da Unione Europea, l’Alleanza delle piccole isole (Aosis) e il blocco dei paesi meno sviluppati (LDcs).</p>
<p>Il principio fondante sul quale si dovrebbe andare avanti prevede che solo con un accordo legalmente vincolante sui limite delle emissioni di CO2 si potrà ridurre realmente l’aumento del riscaldamento globale entro il limite massimo di due gradi.</p>
<p>Tuttavia l’India, che col suo rapido sviluppo è diventato anche uno dei leader mondiali dell&#8217;inquinamento, si è duramente opposta all’idea di un trattato vincolante che limiti le sue emissioni di anidride al pari degli altri Paesi industrializzati. A sostegno di Nuova Delhi si è schierata la Cina, altro detentore di record di emissioni di C02.</p>
<p>Il compromesso è stato possibile quando un diplomatico brasiliano ha proposto la formula di un accordo con &#8220;forza legale&#8221;, che alla fine è stato accettato.</p>
<p>Patetici i commenti finali. &#8220;E’ una storica pietra miliare, è stato fatto un gigantesco passo in avanti&#8221;, ha commentato soddisfatta Maite Nkoana-Mashabane , ministro degli Esteri del Sudafrica, che ha presieduto la conferenza sul clima.</p>
<p>Il Wwf, da parte sua, ha giudicato troppo lunghi i tempi per raggiungere un accordo vincolante e fatto notare che nel frattempo c’è il rischio di un aumento della temperatura media di 4 gradi.</p>
<p>Per questo l&#8217;associazione ambientalista ha chiesto a cittadini, istituzioni, imprese &#8220;di continuare la pressione e l’azione per vincere la sfida del clima. Dopo due settimane di trattative e un’ulteriore giornata di attesa &#8211; ha sostenuto il Wwf in un documento &#8211; i governi del mondo hanno raggiunto una timida intesa su un futuro accordo globale sul clima, ma mancano ancora l’ispirazione e l’ambizione necessarie per affrontare il cambiamento climatico e dare speranza a centinaia di milioni di persone che in tutto il mondo soffrono e continueranno a soffrire per gli impatti disastrosi del clima. I governi hanno raggiunto un accordo debole, che ha istituito un Fondo Verde per il Clima con ancora pochi soldi, hanno rimandato le decisioni più importanti sui contenuti del Protocollo di Kyoto e hanno preso un impegno poco chiaro per raggiungere nel 2020 un accordo globale che potrebbe lasciarci legalmente vincolati a un aumento della temperatura globale di 4 gradi, ben oltre i 2 raccomandati dalla scienza per evitare un cambiamento climatico catastrofico&#8221;.</p>
<p>Mariagrazia Midulla, responsabile policy clima ed energia del wwf Italia che ha seguito i negoziati a Durban, ha dichiarato: &#8220;I governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati, ma il loro compito è proteggere la loro gente. E in questo, qui a Durban, hanno fallito. La scienza ci dice che dobbiamo agire subito, perchè gli eventi meteorologici estremi, la siccità e le ondate di caldo causate dal cambiamento climatico peggioreranno. Ma oggi è chiaro che i mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone, mettendo a rischio le persone e il mondo naturale da cui le nostre vite dipendono. ’Catastrofe’ è una parola dura, ma non è abbastanza dura per descrivere un futuro con 4 gradi di aumento della temperatura globale&#8221;.</p>
<p>Midulla ha continuato: &#8220;Alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, hanno mostrato di non essere interessati a favorire un ambizioso esito dei negoziati. Gli Usa, preoccupati della politica in patria, si sono battuti su alcune parole, ma hanno del tutto mancato il fine principale: limitare il cambiamento climatico piu’ pericoloso. Complessivamente, la responsabilità di questo fallimento va attribuita a una manciata di governi, come Stati Uniti, Giappone, Russia e Canada, trincerati sulle loro posizioni, che hanno fortemente frenato il livello di ambizione dei negoziati. E questo ci ha portato al punto in cui siamo ora&#8221;.</p>
<p>Unico esempio positivo a Durban è stato l’emergere di un ampio gruppo di Paesi innovatori, guidati dalle nazioni più vulnerabili e dagli Stati delle piccole isole tra cui molti Paesi africani.</p>
<p>&#8220;Non possiamo continuare su questa strada, o verremo soffocati dal nostro stesso carbonio e termineremo le risorse naturali, e questo significa che non avremo cibo, acqua e energia per tutti &#8211; ha insistito la rappresentante del Wwf Italia &#8211; Il cambiamento climatico è un problema globale e necessita di una risposta globale. I negoziati di Durban non hanno dato una risposta, ma un percorso. Ma la lotta contro i cambiamenti climatici è tutt’altro che finita, sia all’interno del processo negoziale sia al di fuori di esso. Le emissioni di gas serra quest’anno sono arrivate ai livelli massimi. Abbiamo bisogno di una risposta compatta al problema, con un’azione continuativa contro il cambiamento climatico da parte dei governi nazionali, del mondo delle imprese e dalla società civile, che devono rispondere con convinzione a questa chiamata alle armi. Mentre negoziatori e ministri sedevano dietro le loro porte chiuse, non sentivano l’appello delle persone, dei leader religiosi, dei giovani, delle donne, che protestavano e manifestavano per stimolare un’azione urgente. Queste persone, compreso il Wwf, li riterranno responsabili&#8221;.</p>
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		<title>Appello per un audit dei cittadini sul debito pubblico</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 07:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[In Francia è stato lanciato un appello per creare una commissione dal basso che valuti come il debito si è formato, a favore di chi e chi ha la responsabilità del fenomeno. In Italia &#8216;Rivolta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/debito-francia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28371" title="debito francia" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/12/debito-francia-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>In Francia è stato lanciato un appello per creare una commissione dal basso che valuti come il debito si è formato, a favore di chi e chi ha la responsabilità del fenomeno. In Italia &#8216;Rivolta il debito&#8217; propone una iniziativa analoga.</p>
<p>Ecco il testo diffuso oltralpe:</p>
<p>&#8220;Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”. Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie. Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune. In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire? Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblici. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva&#8221;.</p>
<p>Centinaia le firme. Tra le tante:</p>
<p>Marie-Laurence Bertrand (CGT); Jean-Claude Chailley (Résistance sociale); Annick Coupé (Union syndicale Solidaires); Thomas Coutrot (Attac); Pascal Franchet (CADTM); Laurent Gathier (Union SNUI-Sud Trésor Solidaires); Bernadette Groison (FSU); Pierre Khalfa (Fondation Copernic); Jean-François Largillière (Sud BPCE); Philippe Légé (Économistes atterrés); Alain Marcu (Agir contre le Chômage!); Gus Massiah (Aitec); Franck Pupunat (Utopia); Michel Rousseau (Marches européenne); Maya Surduts (Collectif national pour les droits des femmes); Pierre Tartakowsky (Ligue des droits de l&#8217;homme); Patricia Tejas (Fédération des Finances CGT); Bernard Teper (Réseau Education Populaire); Patrick Viveret (Collectif Richesse) ; Philippe Askénazy, économiste; Geneviève Azam, économiste; Étienne Balibar, philosophe; Frédéric Boccara, économiste; Alain Caillé, sociologue; François Chesnais, économiste; Benjamin Coriat, économiste; Cédric Durand, économiste; David Flacher, économiste; Susan George, écrivain; Jean-Marie Harribey, économiste; Michel Husson, économiste; Stéphane Hessel, écrivain; Esther Jeffers, économiste; Jean-Louis Laville, sociologue; Frédéric Lordon, économiste; Marc Mangenot, économiste; Dominique Méda, sociologue; Ariane Mnouchkine, artiste; André Orléan, économiste; Dominique Plihon, économiste; Christophe Ramaux, économiste; Denis Sieffert, journaliste; Henri Sterdyniak, économiste.</p>
<p>Un audit anche per l’Italia<br />
Appello per un audit dei cittadini sul debito pubblico<br />
Moratoria del debito e audit pubblico<br />
il Catdm</p>
<p>Occupy Wall Street</p>
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		<title>Merkel e Sarkozy sempre più impegnati a distruggere l&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cancelliere tedesco ed il presidente francese pretendono di dettare le regole a tutta l&#8217;Unione per rafforzare gli interessi di Parigi e Berlino a scapito degli altri &#8216;soci&#8217;.
Sarkozy ha detto ieri dopo l&#8217;incontro con la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/10/sarkozy-merkel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27970" title="sarkozy-merkel" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/10/sarkozy-merkel-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Il cancelliere tedesco ed il presidente francese pretendono di dettare le regole a tutta l&#8217;Unione per rafforzare gli interessi di Parigi e Berlino a scapito degli altri &#8216;soci&#8217;.</p>
<p>Sarkozy ha detto ieri dopo l&#8217;incontro con la sua collega germanica: &#8220;Vogliamo un nuovo trattato europeo, che sia un trattato a 27, perché nessuno si senta escluso&#8221;.</p>
<p>Non è noto il motivo in base al quale il presidente supponga di possedere il diritto per mettere in discussione le regole comuni che governano l&#8217;Unione. L&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo ha spiegato  anche di &#8220;essere d&#8217;accordo su tutto&#8221; con il cancelliere.</p>
<p>I due non vogliono un ruolo diverso per la Banca centrale europea e di conseguenza si oppongono all&#8217;emissione degli eurobond, indicati da numerosi economisti come il più sicuro strumento per contrastare la crisi dell&#8217;eurozona.</p>
<p>Invece di promuovere una politica di solidarietà sociale e di difesa degli interessi comuni, i due intendono imporre &#8220;sanzioni automatiche per gli Stati che sforano la regola del deficit al 3 per cento&#8221;.</p>
<p>Merkel e Sarkozy, forse colpiti da amnesia, non ricordano che proprio Francia e Germania si sono rese responsabili della violazione del Patto di stabilità nel 2002  (reiterando il fatto nel 2003 per quanto riguarda il parametro deficit/Pil) e non hanno presentato i piani di rientro dall&#8217;indebitamento al di sotto della soglia del 3 per cento nel 2004 e nel 2005. Per altro evitando le sanzioni previste per la trasgressione.</p>
<p>Sarkozy, di fatto ignorando il ruolo del Parlamento di Strasburgo ed il ruolo della Commissione, ha anche auspicato &#8220;una riunione dei capi di Stato e di Governo della zona Euro tutti i mesi, finchè la crisi durerà&#8221;.</p>
<p>Umiliando le istituzioni europee e tutti i gpverni dei Paesi associati all&#8217;Unione, il presidente francese poi ha aggiunto &#8220;che l&#8217;accordo franco-tedesco è il più completo possibile. Invieremo una lettera congiunta al presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy mercoledì&#8221;.</p>
<p>Il tentativo di impossessarsi del bastone del comando da parte del duo franco-tedesco è ormai più che evidente ed è un rischio non solo per la sopravvivenza dell&#8217;Unione, ma anche per la vita dei cittadini del Vecchio Continente.</p>
<p>Merkel, poi, ispirata da un preoccupante istinto centralizzatore, ha ipotizzato che la Corte di giustizia europea dovrebbe poter verificare &#8220;la conformità&#8221; delle azioni dei singoli governi ai vincoli europei.</p>
<p>Relativamente più sobrio, Sarkozy ha aggiunto: &#8220;La Corte di giustizia europea non potrà in alcun caso annullare i singoli bilanci degli Stati membri&#8221;, ma ha immaginato che i giudici possano &#8220;verificare se ogni Stato rispetta la regola d&#8217;oro iscritta nella Costituzione&#8221;, ovvero il rispetto del pareggio di bilancio.</p>
<p>Infine, in preda ad una vera e propria crisi di onnipotenza, i due leader hanno ribadito la necessità di inserire nelle costituzioni di tutti i Paesi membri dell&#8217;Unione monetaria una regola<br />
che renda obbligatorio il pareggio di bilancio, violando la sovranità dei singoli Parlamenti nazionali.</p>
<p>Il cosiddetto asse franco tedesco sta diventando il vero problema dell&#8217;Europa, perchè Sarkozy e Merkel, nella disperata necessità di garantire la propria rielezione (molto incerta), ritengono di subordinare la sopravvivenza dell&#8217;Europa ai propri interessi nazionali.</p>
<p>Un nodo difficile da sciogliere, anche perchè nei &#8216;Paesi associati&#8217; non si scorgono leader capaci di indicare una strada alternativa al neoliberismo franco tedesco che oggi sta condizionando la controversa vita della moneta unica e privando l&#8217;Europa di un dibattito indispensabile sul rilancio di una politica di unione dei popoli intorno ad un programma di libertà e conquiste e tutele sociali comuni.</p>
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		<title>Attacco alle pensioni: gli inglesi insorgono</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre in Italia si è vicini ad una riforma delle pensioni che colpirà duramente chi ha lavorato per una vita intera, nel Regno Unito una analoga riforma ha prodotto una protesta di massa.
Ieri la Gran ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/sciopero-pensioni-.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28298" title="sciopero-pensioni-" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/sciopero-pensioni--300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Mentre in Italia si è vicini ad una riforma delle pensioni che colpirà duramente chi ha lavorato per una vita intera, nel Regno Unito una analoga riforma ha prodotto una protesta di massa.</p>
<p>Ieri la Gran Bretagna si è fermata per uno sciopero dei lavoratori della pubblica amministrazione.</p>
<p>Hanno incrociato le braccia insegnanti, personale ospedaliero, guardie di frontiera, impiegati di uffici governativi e dipendenti ministeriali.</p>
<p>I contestatori hanno partecipato al più grande sciopero dal 1979. L&#8217;astensione ha interessato almeno 2 milioni di lavoratori che non accettano la riforma delle pensioni.</p>
<p>Secondo le intenzioni del governo Cameron e nuove norme i lavoratori dovranno pagare di più e a lavorare più a lungo.</p>
<p>Le conseguenze della protesta hanno riguardato sanità, sistema di riscossione delle tasse, nettezza urbana, istruzione, porti e aeroporti.</p>
<p>Le compagnie aeree hanno tagliato i voli diretti all&#8217;aeroporto di Heathrow, il più trafficato d&#8217;Europa, a causa del timore di lunghe attese e del sovraffollamento dovuto allo sciopero del personale incaricato del controllo passaporti.</p>
<p>Non si comprende perchè la protesta britannica contro la riforma delle pensioni sia considerata &#8216;normale&#8217; dal mondo politico e dai media italiani, mentre se la stessa cosa avvenisse in Italia sarebbe considerata da alcuni quasi come &#8216;un attentato alla democrazia&#8217;.</p>
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		<title>Banche americane declassate</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[in evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[La  Standard and Poor’s a causa della crisi ha cambiato i propri criteri di valutazione. Immediatamente peggiorati i giudizi su alcuni protagonisti della finanza.
S&#38;P, dopo i pessimi esempi dati in questi ultimi mesi ed aver ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/banche-americane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28294" title="banche americane" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/banche-americane-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>La  Standard and Poor’s a causa della crisi ha cambiato i propri criteri di valutazione. Immediatamente peggiorati i giudizi su alcuni protagonisti della finanza.</p>
<p>S&amp;P, dopo i pessimi esempi dati in questi ultimi mesi ed aver rivisto le categorie sulle quali fondava le sue analisi, per voce di uno dei suoi dirigenti, Jayan Dhru, ha sostenuto che comincerà &#8220;a pubblicare l’impatto dei nuovi parametri di valutazione da fine novembre fino a metà dicembre&#8221;.</p>
<p>L&#8217;innovazione prevalente consiste nel maggior valore dato ai contesti macroeconomico, oggi il punto di partenza per l’assegnazione della valutazione delle banche. Inoltre l&#8217;agenzia di rating ha deciso di prestare maggior attenzione alle analisi sui capitali e sui rischi. <span id="more-28291"></span></p>
<p>Alla luce delle nuove &#8216;regole&#8217; Standard and Poor’s ha preannunciato che il 60 per cento dei punteggi assegnati fino ad oggi rimarrà invariato e che il 90 per cento dei rating subirà lievissime modifiche. Il 5-6 per cento delle banche monitorate invece subirà un aumento o un taglio di rilievo. Una percentuale che non deve apparire bassa, trattandosi appunto di banche.</p>
<p>Sulla base delle &#8216;novità&#8217; S&amp;P ha abbassato il rating di 37 banche internazionali, tra cui i maggiori istituti degli Stati Uniti.</p>
<p>Declassate per ora Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Citigroup, passate da A a A-.</p>
<p>Per JpMorgan, Wells Fargo e Bank of New York Mellon  la valutazione è stato abbassata da Aa- a A+.</p>
<p>Per gli istitui non statunitensi è stato rivisto al ribasso il rating di Bank of China, portato da A a A- , quello di varie banche britanniche, tra cui Barclays (da A+ ad A), Hsbc, Lloyds e Royal Bank of Scotland e il rating dello spagnolo Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (da A+ ad AA-)</p>
<p>Giudizio severo per alcuni istituti italiani. Banca Nazionale del Lavoro e Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza sono scese da A+ ad A.</p>
<p>Rimaste ferme le valutazione di Industrial and Commercial Bank of China, così come quella delle principali banche europee.</p>
<p>Per quanto non sempre del tutto affidabili (considerata l&#8217;esperienza recente) il giudizio di Standard and Poor’s mostra come negli Stati Uniti le cose siano complicate quanto in Europa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La &#8216;primavera araba&#8217; che non c&#8217;è</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le sciocchezze raccontate dai reporter occidentali sono smentite dalla realtà. In Marocco a pochi ore dalla vittoria degli islamisti le giornaliste della tv vanno in onda col velo.
La vittoria del partito islamico di Giustizia e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/informazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28274" title="informazione" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/informazione-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Le sciocchezze raccontate dai reporter occidentali sono smentite dalla realtà. In Marocco a pochi ore dalla vittoria degli islamisti le giornaliste della tv vanno in onda col velo.</p>
<p>La vittoria del partito islamico di Giustizia e Sviluppo (Pjd) in Marocco ha subito prodotto i suoi effetti per i telespettatori.</p>
<p>Il sito informativo ’Lacome’ ha reso noto che numerosi cittadini sono rimasti interdetti sabato sera, subito dopo l’annuncio dei risultati elettorali, quando nella trasmissione speciale dedicata alle elezioni del 25 novembre dalla tv ’2M’ sono apparse per la prima volta due giornaliste con l’hijab, il tradizionale velo islamico. La cosa non era mai successa prima in quella emittente.</p>
<p>Secondo il sito marocchino, &#8220;in molti hanno notato come, subito dopo l’annuncio della vittoria degli islamici alle elezioni, la giornalista che trasmetteva in diretta dalla sede elettorale di Rabat, mai vista prima con il velo, appariva in video con i capelli coperti. E con un hijab si mostrava anche l’altra collega, che parlava dei risultati elettorali della città di Agadir&#8221;.</p>
<p>In Marocco, come per Egitto, Tunisia e Libia c&#8217;è da chiedersi cosa vedano i giornalisti italiani inviati in quei Paesi per descrivere i fatti. Ma quali fatti?</p>
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		<title>Le elezioni truffa egiziane e il silenzio dei corrispondenti</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 07:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La consultazione che comincia oggi ha del ridicolo. Per eleggere il Parlamento si voterà per quattro mesi. Ma i reporter non sembrano essersene accorti.
I 40 milioni di egiziani che dovrebbero eleggere i propri rappresentanti per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/egitto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-28258" title="egitto" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/egitto1.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>La consultazione che comincia oggi ha del ridicolo. Per eleggere il Parlamento si voterà per quattro mesi. Ma i reporter non sembrano essersene accorti.</p>
<p>I 40 milioni di egiziani che dovrebbero eleggere i propri rappresentanti per la prima volta in &#8216;modo democratico&#8217; dopo l&#8217;era Mubarak non sanno probabilmente neppure loro cosa si accingono a fare.</p>
<p>Il voto durerà dal 28 novembre fino a marzo 2012, cioè quasi 4 mesi. Prima si sceglierà l’Assemblea del Popolo e la Camera bassa del Parlamento, poi il Consiglio della Shura, ovvero la Camera alta.</p>
<p>I primi ad andare alle urne saranno gli abitanti di 9 governatorati: Cairo, Fayoum, Port Said, Damietta, Alessandria, Kafr El-Sheick, Assiut, Luxor e il Mar Rosso. Il ballottaggio si terrà il 5 dicembre.</p>
<p>Quindi sarà la volta dei governatorati di Giza, Beni Suef, Menoufiya, Sharquya, Ismaylia, Suez, Baheria, Sohag e Assuan, che andranno alle urne il 14 dicembre e svolgeranno il successivo ballottaggio il 21.</p>
<p>Nelle rimanenti province le elezioni sono fissate per il 3 gennaio 2012 con ballottaggio il 10.</p>
<p>Insomma, i risultati saranno disponibili, se lo spoglio sarà rapido, non prima del 13 gennaio.</p>
<p>Finita questa prima tornata elettorale, seguiranno le consultazioni per il secondo ramo del Parlamento. Seguendo lo stesso schema le urne si riapriranno il 29 gennaio.</p>
<p>A complicare ulteriormente le cose c&#8217;è il voto all’estero, che si svolgerà nelle ambasciate ed è già cominciato sabato scorso.</p>
<p>Con le modifiche alla legge elettorale approvate dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, i seggi in palio nell’Assemblea del Popolo sono stati ridotti da 518 (di cui 10 erano di nomina presidenziale) a 498.</p>
<p>Agli eletti dai cittadini però saranno aggiunti 10 deputati nominati dal capo della giunta militare, il maresciallo Hussein Tantawi.</p>
<p>Il sistema elettorale egiziano, infine, prevede che i due terzi dei seggi siano assegnati con metodo proporzionale in circoscrizioni plurinominali con liste bloccate, mentre il restante terzo deve essere assegnato con sistema maggioritario a doppio turno in collegi binominali, ciascuno dei quali elegge due candidati, dei quali uno deve essere per forza un lavoratore salariato.</p>
<p>La vittoria dovrebbe andare senza sorprese agli islaminsti di Alleanza democratica, come si chiama l&#8217;organizzazione politica dei Fratelli musulmani.</p>
<p>Le forze integraliste tuttavia si sono divise, dando vita anche ad altri raggruppamenti: Al Wasat e Al Tayara Al Masry.<br />
I laici sono rappresentati da &#8216;Blocco egiziano&#8217;, costituito a giugno da una serie di movimenti per perseguire gli ideali della &#8220;rivoluzione di piazza Tahrir&#8221;. Attualmente fanno parte del raggruppamento il Partito dei Liberi Egiziani, fondato dall’imprenditore copto Naguib Sawiris (magnate delle telecomunicazioni, il Partito socialdemocratico e Al Tagammu.</p>
<p>Quindi c&#8217;è &#8216;Terza via&#8217;, un&#8217;altra coalizione che però intende collocarsi in una posizione intermedia tra l’Alleanza democratica e il Blocco egiziano laico. Al momento risulta formata dal Partito della giustizia, fondato nel giugno 2011 da alcuni esponenti di movimenti di dissidenza giovanile come Kifaya e il Movimento del 6 aprile, organizzatori delle proteste di piazza Tahrir. Alla coalizione aveva inizialmente guardato con interesse anche il partito Al Wasat, fondato nel marzo 2011 da esponenti riformisti dalla Fratellanza musulmana che assumono esplicitamente a modello l’Akp turco. Tuttavia il Wasat non è entrato a far parte della coalizione.</p>
<p>Po c&#8217;è la &#8216;Coalizione islamista&#8217;, che raccoglie alcuni movimenti di orientamento salafita, collocati su posizioni più radicali di quelle della  Fratellanza musulmana. Del gruppo fanno parte Hizb al-Nour (Partito della luce), Bina ’a wa Tanmia (Partito della costruzione e dello sviluppo, braccio politico del movimento Jamaa al-Islamiya considerato dagli Usa terrorista) e il partito al-Asala (L’Autenticità, ispirato al pensiero del teorico dei fratelli musulmani Sayyd Qutba).</p>
<p>Infine, c&#8217;è &#8216;Alleanza per la prosecuzione della rivoluzione&#8217;, composta da vari movimenti liberali, socialisti e islamisti moderati, che inizialmente avevano aderito al Blocco egiziano. Nella coalizione figura anche il movimento Al Tayara Al Masry (l’Egitto attuale), guidato da un giovane esponente della Fratellanza musulmana, Islam Lofti.</p>
<p>In sintesi le elezioni egiziane non mostrano nè nel meccanismo elettivo nè nella definizione dei partecipanti alcuna caratteristica che induce a pensare ad un reale quadro riformatore di rinnovamento.</p>
<p>Anzi, la confusione ed i tempi infiniti necessari per arrivare al traguardo non annunciano tempi facili per il Paese delle piramidi.</p>
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		<title>Evasori di tutto il mondo unitevi!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche in Gran Bretagna i cittadini ricchi non vogliono pagare le tasse. Il caso del condominio per miliardari di Hyde Park One.
L&#8217;indirizzo da solo vale un extra bonus sul valore della casa, come Piazza di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/Hyde-Park-one.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28264" title="Hyde Park one" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/Hyde-Park-one-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Anche in Gran Bretagna i cittadini ricchi non vogliono pagare le tasse. Il caso del condominio per miliardari di Hyde Park One.</p>
<p>L&#8217;indirizzo da solo vale un extra bonus sul valore della casa, come Piazza di Spagna o Roma o Park avenue a New York city.</p>
<p>In questo condominio per super ricchi un superattico è stato venduto a 136 milioni di sterline, più di 158 milioni di euro.</p>
<p>Secondo il quotidiano &#8216;Observer&#8217;, però, questo palazzo ha una sua particolarità. Solo nove proprietari su 60 pagano le tasse comunali, pari a 1.375 sterline all’anno, 1604 euro.</p>
<p>Poi tra gli &#8216;onesti&#8217; quattro versano metà dell&#8217;imposta perchè il loro appartamento è registrato come seconda casa.</p>
<p>Il municipio di Westminster ha tentato di scovare i furbi, ma si è scontrato contro un muro di società registrate in paradisi fiscali. Probabilmente Paesi specializzati in evasione fiscale e riciclaggio e membri del Commonwealth britannico.</p>
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		<title>L&#8217;Egitto nel caos</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Paese, alla vigilia del voto, è travolto dallo scontro tra regime e occupanti di piazza Tahrir. I futuri vincitori delle elezioni, i Fratelli musulmani, guardano e sorridono.
Al Cairo da alcuni giorni alcune migliaia di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/egitto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28186" title="egitto" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/egitto-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Il Paese, alla vigilia del voto, è travolto dallo scontro tra regime e occupanti di piazza Tahrir. I futuri vincitori delle elezioni, i Fratelli musulmani, guardano e sorridono.</p>
<p>Al Cairo da alcuni giorni alcune migliaia di cittadini stanno manifestando contro in piazza il capo del Consiglio supremo delle forze armate, il maresciallo Hussein Tantawi, e contro il governo che secondo i dimostranti, &#8220;continuano la politica di Mubarak&#8221;.</p>
<p>Quella che molti superfiaciali osservatori occidentali avevano chiamato &#8216;primavera egiziana&#8217; si sta rivelando un incubo peggiore del regime del deposto presidente.</p>
<p>La caduta di Mubarak aveva permesso ai militari di riprendersi il potere che l&#8217;ex leader sembrava voler lasciare in eredità al figlio, un tecnocrate con passaporto inglese, educato all&#8217;Università americana del Cairo, formatosi alla Bank of America di Londra e del tutto estraneo alla casta dei forze armate.<span id="more-28185"></span><br />
Ma con l&#8217;arrivo della giunta Tantawi la popolazione aveva mostrato rapidamente di sostenere l&#8217;organizzazione dei Fratelli mussulmani, radicata nel Paese e l&#8217;unica in possesso di una rete organizzativa diffusa ed efficiente.</p>
<p>Così il presunto &#8216;popolo di Facebook&#8217; che i giornalisti avevano eletto a protagonista della &#8216;rivoluzione egiziana&#8217; si è mostrato per quello che era, ovvero una eterogenea massa di manovra probabilmente influenzata da settori che per nulla cercavano una democratizzazione del Paese.</p>
<p>Ieri negli scontri tra gli ultimi &#8216;resistenti&#8217; di piazza Tahrir e polizia ed esercito su 5 mila manifestanti ci sarebbero stati tredici morti e, secondo al Arabiya, 1.194 feriti. Sabato in altri incidenti c&#8217;erano stati un altro morto e centinaia di feriti.</p>
<p>La piazza ieri mattina era piena di tende nelle quali avevano dormito numerosi manifestanti. Tutti gridavano contro il maresciallo ed il governo militare. Subito c&#8217;erano stati scontri intorno al ministero dell’Interno, molto vicino a piazza Tahrir, con un bilancio di almeno 15 feriti, tra manifestanti e poliziotti.</p>
<p>Gli incidenti, secondo le forze di sicurezza, erano scoppiati quando centinaia di manifestanti avevano attaccato gli agenti ed i poliziotti avevano risposto utilizzandogas lacrimogeni. Poi nella piazza erano entrati i mezzi blindati della polizia ed agenti antisommossa che hanno picchiato i contestatori con violenza.</p>
<p>Dalla diretta di Al Jazira appariva chiaro come la polizia avesse l&#8217;ordine di non risparmiare nessuno. Tuttavia, dopo il raid i manifestanti erano ritornati in piazza a protestare.</p>
<p>Nel pomeriggio la giunta militare si è riunita e si è impegnata a far svolgere le elezioni legislative il 28 novembre prossimo.</p>
<p>In un comunicato il Consiglio Supremo ha sostenuto che &#8220;quanto sta succedendo ora ha per obiettivo quello di far annullare le elezioni e di impedire la creazione delle istituzioni dello stato democratico&#8221;. &#8220;Il governo esprime pieno appoggio al ministro dell’Interno &#8211; proseguiva il testo &#8211; e ringrazia gli ufficiali per aver mantenuto saggezza durante gli incidenti&#8221;.<br />
&#8220;Il governo &#8211; concludeva il comunicato &#8211; continua gli sforzi per raggiungere un’intesa generale per la designazione dei componenti della commissione che dovrà elaborare la nuova costituzione&#8221;.</p>
<p>I manifestanti chiedevano le dimissioni del ministro dell’Interno e dell’intero governo e sollecitavano la nomina di un governo di salute nazionale.</p>
<p>A rendere la situazione ancora più caotica nella capitale egiaziana, poi, altri scontri di fronte alla sede egiziana della Lega Araba tra cittadini ostili al regime siriano di Bashar Al Assad e suoi sostenitori.</p>
<p>Gli oppositori del presidente siriano sono accampati davanti alla Lega Araba da settimane, ed hanno affermato di essere stati aggrediti da circa 150 persone che innalzavano cartelli con il ritratto di Assad. Dopo i tafferugli, i pro-Assad, fra i quali l’attore siriano Zuheir Abdel Karim, si sono rifugiati nell’ambasciata siriana, a circa due chilometri dalla Lega Araba.</p>
<p>Il caos sembra aiutare l&#8217;organizzazione integralista dei Fratelli mussulmani, già considerata la futura vincitrice delle elezioni. Al Cairo, come è successo a Tunisi, si rafforza il radicalismo religioso e la stessa cosa potrebbe accadere in Libia, dove gli estremisti islamici sono stati i protagonisti della rivolta contro Gheddafi. Ma dov&#8217;è la presunta &#8216;primavera araba&#8217;?</p>
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		<title>Usa: repressione a tutto campo contro gli indignati. Ma non a Boston</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre in tutti gli States la polizia disperde i manifestanti un giudice del Massachusetts autorizza i contestatori a mantenere un presidio.
la stretta contro i giovani che contestano l&#8217;assetto economico capitalistico ed il dominio della finanza ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/indignati-usa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28173" title="indignati usa" src="http://www.inviatospeciale.com/wp-content/uploads/2011/11/indignati-usa-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>Mentre in tutti gli States la polizia disperde i manifestanti un giudice del Massachusetts autorizza i contestatori a mantenere un presidio.</p>
<p>la stretta contro i giovani che contestano l&#8217;assetto economico capitalistico ed il dominio della finanza di Wall Steet sulla politica economica americana ha subito un piccolo ma significativo stop.</p>
<p>Un giudice di Boston, Frances McIntyre, ha concesso agli indignati il diritto &#8211; seppure temporaneo &#8211; di rimanere con tende e sacchi a pelo nel loro quartier generale di Dewey Square.</p>
<p>L’ordinanza si basa su diritto alla &#8220;libertà di parola&#8221; che, secondo McIntyre, comprende qualunque forma espressiva. Per il magistrato solo circostanze eccezionali come un incendio, un’emergenza medica o lo scoppio di incidenti gravi possono permettere gli sgomberi.</p>
<p>Adesso le autorità cittadine avranno bisogno di un provvedimento del tribunale per sfrattare gli attivisti.</p>
<p>I manifastanti hanno realizzato Dewey Squarea una piccola città formata da oltre 150 tende e sono &#8216;al sicuro&#8217; almeno fino al primo dicembre, quando scadrà l’ordinanza temporanea che li autorizza a rimanere. A quel  punto il giudice si esprimerà in via definitiva sulla sorte dell&#8217;accampamento.</p>
<p>Le proteste continuano intanto il tutto il Paese. Gli studenti della University of California hanno organizzato una manifestazion davanti ad una filiale della Bank of America, a San Francisco e sono stati violentemente dispersi dalla polizia.  Cento giovani sono stati arrestati senza sebbebe non ci fosse stato nessun gesto di violenza da parte loro contro le forze dell&#8217;ordine.</p>
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