Al voto, al voto. Per che cosa?

incendio

I cittadini italiani sono spaventati. In pochi tollerano i partiti e nessuno riesce a vedere l’Italia del futuro. Ma qualcuno grida ‘alle urne subito!’. Niente idee, però, e soprattutto niente ideali.

Salvini, Meloni, i pentastellati vogliono votare. Ed anche il Pd non vede l’ora di poter mettere al sicuro almeno un po’ del piccolo bottino del SI al referendum.

E’ vero, la bocciatura da parte della Consulta della legge elettorale (definita ‘porcata’ dal suo inventore, il parlamentare leghista Calderoli) rende il Parlamento eletto nel 2013 non legittimo.

Per altro durante gli ultimi tre anni decine di parlamentari hanno cambiato casacca e, soprattutto, il partito di maggioranza, il Pd, si era presentato alle elezioni con un programma ed ora si trova a sostenere un programma del tutto opposto.

Tuttavia, a pensarci, le elezioni a che servono? A scegliere i rappresentanti dei partiti che dovranno legiferare per il bene della comunità. Quei deputati e senatori ricevono un mandato dai cittadini: realizzare quello che hanno proposto prima dell’apertura delle urne.

In un sistema democratico i partiti sono associazioni di individui legati, come dicevano gli antichi romani, da un ‘idem sentire et velle’. E sempre i romani pensavano che la comunità, per costruire lo stato dovessero, possedere un ‘idem sentire de republica’.

Per chiarezza e non il latino: nei partiti gli iscritti devono avere un obiettivo comune e tutti i cittadini debbono essere d’accordo sui principi generali sui quali si basa la repubblica.

Senza queste due condizioni uno Stato non esiste.

La forze politiche italiane al loro interno (tutte, M5S compreso) posseggono il famoso ‘idem sentire et velle’? Ed i partiti nel loro insieme hanno in comune quell’indispensabile ‘idem sentire de republica’?

Se si pensa che l’attuale segretario del Pd ed ancora vero presidente del Consiglio (al suo posto ha fatto nominare un suo incolore prestanome) ha basato la sua battaglia politica sulla ‘rottamazione’ degli altri o se si immagina che la Lega pensa esista la Padania o se si guarda ai pentastellati che strillano di essere gli unici legittimi rappresentanti dei cittadini si comprende come quell’idem latino in Italia non esiste neppure nei sogni.

Qualunque comunità deve contenere in se stessa idee diverse, anche diversissime tra loro, ma anche deve saper costruire rispetto condiviso per il progetto comune che si vuole realizzare. E quel progetto non può che essere il progresso ed il benessere di tutti.

Da molti anni nel nostro Paese i partiti comandano e non rappresentano e si sono trasformati in una oligarchia (non in una casta) che, in un insopportabile ‘frullato misto’ di interessi di parte, decide in nome proprio.

I partiti non sono emanazioni di pensieri personali, ma unioni di cittadini convinti di avere ideali comuni. Non possono esistere i renziani, i salviniani, i berlusconiani, i grillini… Debbono esistere i liberali, i socialisti, i comunisti, i progressisti, i conservatori, persino i monarchici ed i repubblicani.

In democrazia si parte della idee e poi si sceglie il migliore per raccontarle. Nei regimi esiste il bullo di turno che decide per tutti.

Per concludere. Da troppi anni in Italia i principi sui quali si fonda uno stato democratico sono saltati e questo dovrebbe essere l’argomento principale di discussione. Prima del voto.

I cittadini consapevoli dovrebbero denunciare questo stato di cose, perchè la morte degli ideali e la personalizzazione della politica è la causa che genera il distacco tra popolo e istituzioni. Una terapia, almeno i presupposti di una cura, vanno trovati al più presto. I partiti debbono tornare ad esistere ed i cittadini debbono tornare a contare. Anche per questo chi parla di ‘Primarie’ è un nemico della democrazia. E’ sulle idee che chi si iscrive ad un partito, dopo aver discusso, sceglie il più bravo. Non si decide chi comanderà attraverso presunti plebisciti (ai quali hanno accesso anche quelli che votano per altre forze politiche) e poi si vede cosa il vincitore ha in mente.

Se non si darà avvio ad un profondo ripensamento sul senso dei partiti in Italia le prossime elezioni saranno inutili. L’oligarchia sceglierà un nuovo o un vecchio ‘Capo’ e il bene comune non sarà raggiunto, ma piuttosto le cose peggioreranno ancora di più, in una spirale drammatica che porterà alla dissoluzione del sistema.

Rispondi