Crisi: il Palazzo non rispamia nessuno

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Il governo Renzi è caduto e puntuali sono cominciate le grandi manovre della partitocrazia. Con un nuovo socio del club, il M5S.

Il Paese è in ginocchio. Sostiene l’Istat secondo i dati del 2015 che il 28,7 per cento dei residenti in Italia sarebbe “a rischio di povertà o esclusione sociale”.

Durante la Direzione (20 minuti in tutto e senza dibattito del Pd), Matteo Renzi in un surreale monologo ha elencato i successi del suo esecutivo. Poi è andato a dimettersi,  ma dopo aver preso la fiducia sulla manovra finanziaria due ore prima. Fantascienza pura anche per la Repubblica delle banane.

I numeri intanto raccontano altro dalla ‘narrazione’ del ragazzotto toscano. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, il dato dello scorso anno è “sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)”. Il risultato è sintesi di “un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%)”. Resta invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%)”.

Insomma, per essere chiari e comprensibili, nel 2015 in termini assoluti in Italia 17 milioni 469 mila le persone erano a rischio povertà o esclusione sociale. Un esercito.

Al Sud, poi, la situazione è disastrosa. Quasi 1 su 2, cioè quasi la metà dei residenti, risulta a rischio. La percentuale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%).

Però per Renzi l’Italia è il Paese più bello del mondo ed il suo governo il primo ad aver fatto tante cose meravigliose, tra le quale abbassare le tasse. Peccato nessuno se ne sia accorto, ma le balle sono il  punto di forza del  personaggio.

Comunque veniamo alla crisi di governo. Nonostante la situazione del Paese si di estrema gravità il presidente del Consiglio si è dimesso. Non, ovviamente, per il bene degli italiani, ma per sfidare ancora una volta i cittadini in nome della sua personale ricerca del potere.

Il Giglio Magico ha infatti inventato una bislacca tesi aritmetica: il 40 per cento di Si alla riforma costituzionale bocciata sarebbe composto da personali sostenitori del premier. Per questo andare subito ad elezioni permetterebbe di ‘fissare la percentuale’ e di rimanere a Palazzo Chigi per gli anni a venire. Gli stessi sgangherati ragionieri sono convinti che il 60 per cento di NO nel referendum raccolti ‘dall’accozzaglia’ vadano divisi per almeno per 4 o cinque formazioni diverse. Insomma, il trionfo elettorale del PdR (Partito di Renzi) sarebbe sicuro e muoia Sansone con tutti i Filistei.

Ma non è solo il premier a volere le elezioni subito. Con lui ci sono Salvini ed il neo inciucista Grillo. Altri due convinti di potersi aggiudicare un buon risultato. Il Comico però questa volta ha superato il leghista in spregiudicatezza.

Ecco perchè. Per andare alle urne è necessaria una legge elettorale che non c’è. L’Italicum, probabilmente in via di bocciatura dalla Corte Costituzionale, vale solo per la Camera, mentre al Senato è in vigore il “Consultellum”, un pasticcio prodotto dal risultato delle modifiche imposte dalla Consulta al ‘Porcellum’ di Calderoli ritenuto non costituzionale. Un caos indicibile, ma questa è l’Italia contemporanea.

Il presidente della Repubblica, Mattarella, vuole che prima di andare a votare si faccia una legge elettorale seria valida per le due Camere. Un ragionamento logico, del tutto condivisibile. Ma per votare un nuovo sistema ci vuole tempo e c’è chi ha fretta.

Così sono cominciate le giravolte dei partiti, i ragionamenti incomprensibili dei ‘commentatori’, i deliri di un mondo ormai alieno al resto della popolazione italiana. ‘Frettolosi’ e ‘lentarelli’ si sfidano  a colpi di demagogie, tutti ispirati da un solo principio: ottenere dei vantaggi per se stessi e del Paese chissenefrega.

In questo questo scandaloso balletto si è fatta frenetica l’attività di Grillo. Il M5S infatti prima del referendum definiva l’Italicum ‘fascista’ ed invocava per bocca di Aldo Giannuli “l’intervento di Mattarella” per impedirne l’applicazione.

Per farla breve, in questo momento con quel sistema il M5S vincerebbe le elezioni ed otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. Per questo Grillo non solo è tornato sui suoi passi e lo vuole, ha ‘rimosso’ il disegno di legge pentastellato già depositato alla Camera e fino a sabato scorso verbo del Movimento, e per di più propone un ‘Italicum adattato’ anche per il Senato. Avanspettacolo puro.

La situazione al momento, quindi, appare grave perchè con questa gente un Paese in difficoltà non ha nessuna possibilità di salvarsi dal baratro. Non esiste più una forza politica credibile e seria di sinistra, non ce ne è una di centro, la destra è un campo di battaglia e i ‘nuovi’ del M5S ci hanno messo poco per mostrarsi degli opportunisti come gli altri.

Il futuro dei cittadini e del Paese appare oscuro, mentre nel Palazzo si gioca ai quattro cantoni.

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