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Napolitano: “Penosa la situazione dei carceri”

Autore: . Data: martedì, 31 luglio 2012Commenti (1)

Da mesi nei penitenziari italiani dilaga il sovraffollamento mentre continua senza sosta la strage dei suicidi. Ma governo e Parlamento non fanno nulla.

Il presidente della Repubblica ha risposto ad una lettera aperta sulle carceri firmata da 120 giuristi guidati da Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto costituzionale a Ferrara.

Ha scritto Napolitano: “Ho già detto in altre occasioni che non escludo pregiudizialmente neppure l’adozione dei provvedimenti clemenziali dell’amnistia e dell’indulto. Essi richiedono però, come prescrive l’articolo 79 della Costituzione, un ampio accordo politico di cui attualmente non ravviso le condizioni e la cui assenza consiglia il pronto ricorso ad altri tipi di intervento in grado di alleggerire la pesante e penosa situazione penitenziaria, fonte -anche- di discredito per il Paese”.

“Seguo da sempre con attenzione e preoccupazione – ha aggiunto Napolitano – il tema della efficienza della giustizia e quello del suo drammatico punto di ricaduta, la realtà carceraria. Di questa ho spesso denunciato l’insostenibilità raccomandando l’adozione di provvedimenti che realizzino un sistema rispettoso del dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena e sui diritti e la dignita’ della persona”.

Per il Capo dello Stato quella delle carceri è “una situazione che, stando agli ultimi dati resi pubblici, sembra però registrare una inversione di tendenza conseguente alle misure normative adottate all’inizio dell’anno, all’apertura di nuovi padiglioni, alla scelta di realizzare innovative misure gestionali, come quella del ’carcere leggero’ per detenuti ’a basso indice di pericolosità. Malgrado ciò – ha tuttavia sottolineato Napolitano- il divario tra la capienza degli istituti e il numero dei detenuti resta tuttora molto elevato e impone di procedere rapidamente all’approvazione dei disegni di legge in materia di depenalizzazione e ’decarcerizzazione’ già all’esame del Parlamento: disegni di legge che potrebbero essere arricchiti da disposizioni che favoriscano l’accesso a benefici penitenziari di persone condannate per reati che non destano particolare allarme sociale”.

“A seguito della sua richiesta di incontro – ha affermato il presidente – e dell’annuncio di una lettera aperta sottoscritta anche da altri 100 docenti universitari e dai garanti dei diritti dei detenuti, ho comunque interessato il ministero della giustizia perchè mi fornisca un quadro aggiornato della sistuazione carceraria”.

“Non mancherò di darle notizia dell’esito della richiesta – ha concluso Napolitano rivolgendosi al primo firmatario Pugiotto – così come mi auguro non mancherà, dopo la pausa agostana, la possibilità di incontrare Lei e una delegazione rappresentativa dei sottoscrittori della lettera aperta”.

Il professore di Ferrara ha risposto: “E’ saggio che il Quirinale valorizzi i soli strumenti capaci di interrompere le atuali condizioni di illegalità dietro le sbarre e nelle aule di giustizia. Una sua formale interlocuzione con la Camere, sul punto, avvierebbe un processo che potrebbe favorire il consenso costituzionalmente necessario. A risponderne politicamente saranno poi le forze parlamentari: per il fatto, il non fatto, il mai fatto”.

“Il capo dello Stato -ha proseguito Pugiotto – motivi, con messaggio, le sue preoccupazioni; il Parlamento approvi gli strumenti risolutivi. A Ciascuno il suo. Il potere di messaggio crea dialogo tra quirinale e Parlamento, favorendo una collaborazione rispettosa delle reciproche competenze”.

L’iapiratore della missiva ha insistito: “La disponiblità del presidente Napolitano si spinge fino ad un invito, ’dopo la pausa agostana’, a un incontro con i firmatari della lettera aperta. Onoreremo l’invito, ma ’da qui ad allora è augurabile che il sovraffollamento non degeneri, complice un’afa che rende infernale la vita dietro le sbarre”.

“Le carceri – ha concluso Pugiotto- sono al collasso. E se non collassano mai (o non ancora), lo si deve al senso di responsabilità di tutta la comunità carceraria, detenuti per primi. Più di ogni lettera aperta, è questa consapevolezza che dovrebbe indurre, chi può e chi deve, a fare presto”.

In realtà dopo mesi di nulla supporre, come fa il Capo dello Stato, che le inaccettabili condizioni di vita cui sono sottoposti quotidianamente i detenuti (la maggioranza dei quali in attesa di giudizio) debbano attendere, per essere affrontate, il ritorno dalle gite al mare di parlamentari e ministri ha del surreale. Ma, come direbbe qualcuno “questa è l’Italia, bellezza!”.

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Commenti (1) »

  • giuliano steri ha detto:

    Parole…parole…parole e…ancora parole, ma…fatti:NIENTE! O, almeno nulla di concreto, solo astrattismo deludente e inconcludente, mentre nei carceri italiani regna il completo abbandono della vita e dell’etica di reinserimento alla colettività, quindi la soluzione deve partire dalle azioni postume delle vittime della politica(detenuti ed agenti penitenziari). E’ un bollettino di guerra dove è in ballo la vita di esseri umani, non dimentichiamolo!
    Un figlio illegittimo dello stato di diritto.

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