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Italia: leader inadeguati colpiti dal caldo

Autore: . Data: giovedì, 12 luglio 2012Commenti (0)

Napolitano in perenne fuorigioco, Monti che crede di essere il Redentore, Berlusconi di nuovo in campo. La situazione peggiora di giorno in giorno. E gli italiani sono ormai in coma profondo.

Il ‘premier-professore’ che in nome di conti che non tornano mai sta smantellando persino più dei suoi predecessori la Repubblica italiana e lo stato sociale da qualche giorno sembra in preda ad un delirio di onnipotenza.

Ha detto ieri con una allarmante sicurezza che il nostro Paese è impegnato in “un percorso di guerra durissimo”. Ma a suo parere non c’è problema: “Siamo all’interno di un tunnel. I primi risultati arriveranno nel 2013. Il mio successore vedrà risultati”.

Secondo Monti la sua missione è in realtà “una guerra contro i diffusi pregiudizi sull’Italia, contro le ciniche sottovalutazioni di noi stessi, una guerra contro le eredità, cioè il grande debito pubblico, contro gli effetti inerziali di decisioni del passato e contro vizi strutturali della nostra economia”.

I dolori nazionali, secondo il presidente del Consiglio, hanno raggiunto il livello massimo al G20 di Cannes, quando Berlusconi “fu sottoposto a una pressione sgradevolissima per lui e per il Paese, prossima all’umiliazione”.

Con un ardito svolazzo di fantasia Monti ha sostenuto che in quella occasione vi fu “un tentativo di far cedere all’Italia parte della sua sovranità”. “L’Italia – ha spiegato il ‘tecnico’ – è un Paese che è tra i più pronti alla condivisione di pezzi di sovranità con altri, ma credo che avendo avuto una storia di dominazione coloniale diversa, il Paese sia riluttante a una cessione di sovranità su base secca”.

Misteriosamente il successore del Cavaliere non ricorda l’impatto sull’opinione pubblica internazionale delle ‘festicciole’ al Bunga Bunga, ultima tappa di un poco esaltante percorso di gaffes e scivoloni fatti da ‘Papi Silvio’ durante la sua premiership.

Alle memorie sbiadite di Monti ha fatto seguito il pensiero non meno opaco del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: “L’economia italiana è ancora in recessione e nella media di quest’anno il Pil diminuirebbe di poco meno di due punti percentuali”. Per il ‘banchiere’ della Repubblica “al peggioramento dello scenario concorrono l’aumento del costo e il deterioramento della disponibilità di credito indotti dalla crisi del debito sovrano”. E per questo “l’Italia deve proseguire nell’azione intrapresa sul duplice fronte della finanza pubblica e delle riforme strutturali”.

La considerazione secondo la quale il premier Monti non possiede alcuna delega popolare per realizzare le trasformazioni strutturali alle quali si sta dedicando con passione e che il Parlamento notaio delle decisioni del goveno non è più rappresentativo del popolo italiano sembra del tutto ignota sia al premier che al governatore.

Il grande regista di questa corsa folle verso l’ignoto al grido di ‘conti in ordine o morte’ è indubbiamente il presidente della Repubblica, che ormai fuori da qualsiasi regola costituzionale si è trasformato da garante delle istituzioni in sovrano delle medesime.

Forte del sostengno di Napolitano, Monti parla senza freni. Così ha fatto seguire a ricordi sbiaditi e certezze scombiccherate anche considerazioni ultraliberiste: parlando della “fase drammatica” nella quale siamo precipitati (grazie a trent’anni di malgoverno bipartisan) il premier ha rilevato l’ovvio, ovvero come il disastro attuale “non dovrebbe uscire troppo rapidamente dalla nostra memoria”. Poi, forse in preda a qualche ispirazione napoleonica, ha aggiunto: “Esercizi profondi di concertazione in passato” con le parti sociali “hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro”.

Tra i gelidi sussurri che dilaniano i viandanti nei bui corridoi del Palazzo, qualcuno dice che la segretaria del maggiore sindacato italiano abbia promesso al Capo dello Stato di tener buona la sua gente. Ma la strategia del governo sta agitando a tal punto la base della Cgil che Susanna Camusso non è più in grado di osservare e contenere: “Credo che non sappia di cosa sta parlando – ha detto la sindacalista rivolgendosi a Monti -. Vorrei ricordargli che l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993. Un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta, con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo Governo”. “Le lezioni di democrazia sono sempre utili – ha aggiunto Camusso-. Le rappresentanze sociali sono elette e misurate sulla base del consenso. Prendere lezioni di democrazia da chi è cooptato e non si è misurato col voto è un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese. Farlo nella platea delle banche e degli interessi bancari nella crisi meriterebbe una riflessione”.

Intanto il Cavaliere, dopo un lungo periodo di calma, forse anche lui spinto dal caldo ha deciso di licenziare il suo povero ‘successore’, Angelino Alfano.

Il delfino spiaggiato ha detto: “C’è un gran movimento di sostegno alla ricandidatura del presidente Berlusconi” e “credo che alla fine lui deciderà di scendere in campo”. “Tanti – ha aggiunto – chiedono al presidente Berlusconi di candidarsi. Io sono in testa a questi. Se deciderà di farlo sarò e saremo al suo fianco”.

“Del resto – ha continuato il segretario del Pdl – per chi come lui ha governato in anni così complessi e ha ceduto il passo a un nuovo governo tecnico senza mai essere stato battuto in aula e senza avere perso le elezioni, per chi come lui è stato il protagonista di questi anni, credo sia giusto e legittimo chiedere un giudizio al popolo italiano sulla storia di questi anni e su una nuova chance di governo”.

Ad Alfano sfugge che secondo i sondaggi il suo partito potrebbe essere superato in consensi persino da Grillo e che l’opera ‘di governo’ del Cavaliere, dopo anni di annunci e chiacchiere, ha travolto l’economia nazionale. Chi non ricorda Berlusconi che sosteneva la solidità dell’economia nazionale ed invitava i cittadini a spendere?

Il quadro è quindi preoccupante. Napolitando dal suo trono in Quirinale indirizza le scelte, Monti da Palazzo Chigi, con le forbici tra i denti ed indossando un vecchio cappottone napoleonico, stravolge lo stato sociale e Berlusconi si prepara a mettere in crisi i due per ripendersi lo scettro del comando.

A sinistra non suona tromba alcuna e neppure piffero. Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, in una intervista al ‘Messaggero’, ha elogiato il ‘premier-professore’ che ha escluso di voler succedere a se stesso dopo le elezioni del 2013.

Forse ottenebrato dal caldo, l’esponente del Pd ha aggiunto: ”Monti è in linea con quanto ha sempre detto dall’inizio del suo mandato. C’era stato, e forse è ancora in atto, un tentativo non condotto da lui di prolungare la sua esperienza di governo. Sottolinea però che per provvedimenti di portata storica e destinati a incidere, ci vorrebbe una marcata legittimazione, un mandato popolare”. Poiché più stravolgimenti di quanti non siano stati attuati è difficile immaginare c’è da chiedersi a cosa pensi Fassina quando dice che i cambiamenti ‘di portata storica’ non sono ancora avvenuti.

Ma al dirigente del principale partito di sinistra è altro che interessa: ”Ci vuole una figura progressista anche da noi, e questa figura si chiama Bersani. Non a caso Hollande ha aperto la sua campagna elettorale a Parigi proprio con Bersani e Gabriel, il leader della Spd”. Insomma, dalle parti dei democratici ci si prepara alle primarie. E che muoia Sansone con tutti i filistei, il resto poco importa.

Si spera che con la fine del caldo africano qualcuno ritorni in sé. Ma non è per nulla scontato.

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