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Ilva di Taranto: la faccetta nera di Vendola e dei sindacati

Autore: . Data: venerdì, 27 luglio 2012Commenti (0)

La magistratura sequestra lo stabilimento per disastro ambientale. Ma come nella peggior tradizione per alcuni ‘il lavoro’ vale più della vita dei cittadini inermi.

Ieri il gip Patrizia Todisco ha firmato due ordinanze nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento ambientale causato dallo stabilimento siderurgico Ilva.

La prima dispone il sequestro di sei impianti, è di circa 300 pagine e contiene, tra le motivazioni del provvedimento, anche estratti dei risultati dell’incidente probatorio conclusosi il 30 marzo scorso dinanzi allo stesso gip e durante il quale sono state discusse due perizie – una chimica e l’altra medico-epidemiologica – disposte dal magistrato su richiesta della Procura. La seconda, anche questa di 300 pagine circa, dispone la custodia cautelare agli arresti domiciliari di otto indagati. Ai cinque dirigenti o ex dirigenti dell’Ilva di Taranto, si sono aggiunti tre dirigenti del Siderurgico che hanno assunto incarichi in tempi più recenti.

Appena appresa la notizia circa ottomila lavoratori sono usciti dallo stabilimento siderurgico e si sono diretti verso la Prefettura che è nel centro della città. I sindacati Fim, Fiom e Uilm guidano la protesta.

Anche mercoledì oltre 2mila operai avevano lasciato il posto di lavoro ed erano usciti all’esterno dello stabilimento Ilva quando era ormai certa la decisione dei giudici.

Il sequestro dello stabilimento è stato determinato da una ipotesi di reato agghiacciante, come si è detto ‘disastro ambientale’, ma per i vertici sindacali il prolema è un altro.

Camusso, Bonanni e Angeletti, capi di Cgil, Cisl e Uil, i più grandi sindacati italiani, hanno affermato che “la drammatica situazione occupazionale dell’Ilva di Taranto, che rischia di compromettere anche gli altri siti di Genova e Novi Ligure, è oggetto di grande preoccupazione per tutto il sindacato italiano. Il protocollo sottoscritto oggi (ieri per chi legge, ndr) da Governo, Regione ed Enti Locali è un atto importante che segna la volontà di impegnare risorse pubbliche per la bonifica e il riassetto del territorio sull’intera area tarantina”.

Questo impegno, per i sindacalisti “deve necessariamente essere affiancato da precise volontà della proprietà di Ilva di investire risorse adeguate per la messa a norma degli impianti, dimostrando così la volontà di superare con azioni concrete il provvedimento emesso dalla Magistratura e dando così sostegno e forza al ricorso in Tribunale del riesame del provvedimento, che auspichiamo venga fatto il più presto possibile”.

Cgil, Cisl e Uil sono “a fianco di tutti i lavoratori coinvolti, sia diretti che dell’indotto, in quanto il diritto al lavoro, pur nel rispetto delle prerogative della magistratura, non può essere messo in discussione in un Paese già così colpito dalla crisi economica ed occupazionale. Già a partire da domani, nelle assemblee convocate dalle organizzazioni sindacali di categoria, saranno attivate tutte le iniziative utili al sostegno della vertenza con lo scopo di difendere e tutelare il lavoro”.

Le tre organizzazioni sindacali non sembrano per nulla interessate, tuttavia, al diritto alla vita dei cittadini di Taranto che siano o meno operai del siderurgico.

Già il 30 marzo d quest’anno, quando si chiuse l’incidente probatorio nel quadro dell”inchiesta avviata contro il mamagement dell’Ilva per i presunti danni all’ambiente, furono in 8.000 a manifestare per le strade di Taranto.

Secondo un sindacalista della Fim l’Ilvaa “è uno stabilimento a ciclo integrale: se si chiude l’area a caldo deve chiudere l’intero sito. E sarà la morte di Taranto”.

La morte di Taranto ha detto il rappresentante dei lavoratori. Ma chi uccide da quelle parti?

In una ricerca presentata a Oxford è stato analizzato lo stato di salute degli abitanti della città pugliese. Lo studio, realizzato da Peacelink, ha scoperto che “nelle urine dei tarantini è stata riscontrata la presenza del piombo, sostanza neurotossica e cancerogena“.

Il campione valutato dall’Associazione era è composto da 67 uomini e 74 donne di Taranto. Nelle urine gli studiosi hanno trovato un valore medio di piombo corrispondente a 10,8 microgrammi/litro, mentre il valore medio dovrebbe essere compreso tra 0,5 e 3,5 microgrammi/litro.

Secondo altre rilevazioni lo stabilimento diffonde anche polveri, che potrebbero contaminare non solo il territorio urbano, ma anche terreni agricoli e aree verdi.

Alcune rilevazioni indicano in 668 tonnellate la quantità di polveri prodotte dall’impianto. In alcuni animali abbattuti è stato trovato, inoltre, un eccesso di diossina nell’organismo e non è chiaro se esista un nesso tra inquinamento ambientale e questo ulteriore e preoccupante fenomeno.

Ilva, da parte sua, dichiara che “a Taranto l’azienda ha concentrato l’80 per cento degli investimenti realizzati in tutti gli stabilimenti del Gruppo Riva, in Italia e all’estero. Dal 1995 alla fine del 2009, sono stati investiti a Taranto poco più di 4 miliardi di euro (circa 8.000 miliardi di lire), dei quali poco più di un miliardo (pari al 25 per cento del totale) per l’ecologia e la tutela dell’ambiente”.

Eppure una perizia epidemiologica redatta dal professor Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, dalla professoressa Maria Triassi (direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli) e dal dottor Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia, ha evidenziato una situazione drammatica.

Secondo gli studiosi “l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”.

L’inquinamento produrrebbe malattie cardiovascolari, malformazioni, malattie respiratorie, anomalie nei tumori dei bambini. I decessi collegabili alla situazione ambientale sarebbero 174 in sette anni.

Nella perizia è scritto: “Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10. Inoltre [… ] si stimano 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie”.

I quartieri citati, maggiormente interessati all’inquinamento atmosferico da parte degli impianti industriali dell’Ilva, mostrano inoltre “una forte associazione tra inquinamento dell’aria ed eventi sanitari” e questo rapporto “è osservabile e documentabile solo per questa popolazione”. Nel resto della città le condizioni di pericolo saebbero “in generale attenuate”.

L’inchiesta su Ilva ha coinvolto periti chimici ed altri specialisti ed avrebbe accertato la nocività delle emissioni del siderurgico.

Gli inquirenti avrebbero ipotizzato i reati di disastro colposo e doloso, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.

Ilva nega tutto ed il responsabile Qualità e Ambiente dello stabilimento Ilva di Taranto, Adolfo Buffo, ha spiegato che per quanto il tema della salute sia cruciale “la stessa perizia fa riferimento a numeri, stime, statistiche e su queste siamo tutti chiamati a confrontarci parlando anche con un linguaggio tecnico, magari incomprensibile ai più, di incertezze e livelli di probabilità. E, drammaticamente, queste probabilità possono portare a conclusioni molto diverse tra loro e di questo si deve tenere conto prima di emettere facili giudizi”.

Secondo Buffo “non è emerso un eccesso di mortalità per tumori per le persone che hanno lavorato nello stabilimento che, però, sono stati i più esposti. Non sono stati considerati i fattori di rischio individuali. Fotografare il passato è diverso che fotografare il presente. Credo – ha concluso Buffo – che sia ambizione di tutti comprendere in profondità questa perizia senza cadere in facili sensazionalismi o in improprie minimizzazioni”.

In una situazione così complicata sono molto gravi posizioni come quelle dei sindacati e del Governatore Vendola. Per il leader di Sel “dobbiamo esprimere una grande solidarietà nei confronti di una comunità operaia che vive con grande apprensione una prospettiva che sarebbe disastrosa per la loro sorte, per la sorte della città di Taranto, per l’economia della Regione Puglia e per la tenuta del sistema industriale nazionale. L’Ilva di Taranto rappresenta un pezzo cruciale del sistema industriale italiano. E’ il principale fornitore di lamine di acciaio per tutta l’industria metalmeccanica italiana e l’idea di un effetto domino fa tremare le vene e i polsi”.

L’esponente di Sinistra, Ecologia e Libertà, solidale con i lavoratori dell’Ilva e forse meno con gli abitanti di Taranto colpiti dall’inquinamento, ha aggiunto: “Credo che l’auspicio non possa che essere quello che al primo giudice che ha analizzato gli atti e ha legittimamente emanato dei provvedimenti, possa seguire un giudice che riesamini quegli atti e quei provvedimenti. E comunque – ha sottolineato Vendola – allo stato dell’arte occorre una lettura puntuale dei provvedimenti del magistrato”.

Vendola, non ha potuto nascondere che esiste “la difesa e la tutela intransigente del diritto alla salute e del diritto all’ambiente”, ma lo ha collegato allo sforzo di tutti i soggetti interessati per raggiungere “l’obiettivo del contemperare la vita, che deve continuare, del più grande siderurgico d’Europa”.

L’Ilva di Taranto, ex Italsider, è in funzione dal 1961 e non sono bastati più di 50 anni per risolvere il problema inquinamento. Eppure il leader di Sel ha presentato la tesi ambiziosa che “appartiene ad una cultura ecologica o ecologista anche immaginare la continuità del reddito e del diritto alla vita per 20mila famiglie tarantine”.

Per nulla d’accordo con il presidente della Regione Puglia e coi sindacati gli aderenti a numerosi comitati e associazioni dei cittadini di Taranto.

Gli aderenti ad ‘Ammazza che piazza’, ‘Taranto respira’, ‘donne per Taranto’, ‘Alta marea’ e ad altre rappresentanze della società civile considerano ‘l’aria irrespirabile, il cibo inquinato e l’acqua imbevibile” e ieri erano a Roma, sotto le finestre del ministero dell’Ambiente mentre era in corso una riunione sull’Ilva.

I manifestanti chiedevano “la chiusura dell’area a caldo e la bonifica dell’area”. Con loro il leader dei verdi, Angelo Binelli, che ha affermato: “Quello di Taranto è il disastro ambientale e sanitario più grande d’Italia coperto dall’omertà della politica. Avremmo avuto piacere che anche dai sindacati si alzasse una voce in difesa degli operai e dei figli degli operai, ma queste manifestazioni non sono state mai organizzate”.

Per Bonelli a Taranto “si doveva ragionare in riconversione industriale, di area ’no tax’ e di bonifiche per le quali comunque le risorse – si parla di circa 300 milioni – sono irrisorie”. Essenziale, ha spiegato Bonelli, “è chiudere il rubinetto dell’inquinamento”.

La vicenda Ilva di Taranto svela fino in fondo l’inadeguatezza di non pochi esponenti del mondo politico e sindacale. Dietro l’apparente battaglia per ‘la difesa del posto di lavoro’ si organizzano proteste e manifestazioni che non tengono in nessun conto il valore inestimabile dell’ambiente in cui viviamo. La contrapposizione tra ‘lavoratori dell’Ilva’ e ‘cittadini di Taranto’ voluta da sindacati e da alcuni partiti è patetica perchè alla resa dei conti il gigante siderurgico tarantino, se le tesi degli inquirenti saranno dimostrate, avrà ucciso senza distinzione. E nessun lavoro vale la vita di un solo essere vivente.

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