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Il popolo di sinistra è scomparso

Autore: . Data: lunedì, 9 luglio 2012Commenti (0)

Allarmante indagine di Renato Mannheimer per il ‘Corriere’. La maggioranza degli italiani è favorevole alla devastazione dello stato sociale operata dal governo. L’opposizione non esiste più ed i media disinformano come non mai.

La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha dichiarato: “A noi non va bene perché non si tratta di ‘spending review’, ma di tagli lineari, nessuna riduzione degli sprechi, ma una logica per fare rapidamente cassa. Invece di interventi per lo sviluppo si fanno operazioni che hanno come pagatore ufficiale il lavoro. Non capendo che se questo Paese non crea lavoro, precipitiamo tutti”.

Ha insistito il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: “Abbiamo vissuto 30 anni da cicale, ora dobbiamo iniziare a pensare da formiche, anche se l’obiettivo del pareggio di bilancio mi sembra ampiamente esagerato. Dobbiamo cominciare a fare investimenti sul futuro e soprattutto dobbiamo cominciare a razionalizzare la pubblica amministrazione. La semplificazione è per me la madre di tutte le riforme”.

La sindacalista ha continuato: “Non è una seria accetta che interviene su sprechi e problemi” e l’industriale concluso: “Per la verità di quello che ho sentito dire dalla segretaria Camusso condivido tutto”.

Insomma, quasi una situazione da ‘cose che voi umani neppure riuscireste ad immaginare’. Cgil e Confindustria insieme contro la manovra taglia tutto del governo mascherata con il termine in inglese ‘spendig review’.

Se, però, sindacato di sinistra e associazione degli industriali comprendono quanto sia grave l’operato di Monti e colleghi, non sembra che gli italiani capiscano cosa sta accadendo per davvero.

Secondo una ricerca condotta da Renato Mannheimer per il ‘Corriere’, “la maggioranza degli italiani ritiene giusto effettuare i tagli alla spesa pubblica previsti in questi giorni dal governo e dichiara di condividerli”, seppure “con molti distinguo in relazione ai tempi di attuazione degli stessi e, specialmente, ai settori della pubblica amministrazione che vengono colpiti. A un primo quesito di carattere generale sull’opportunità dei tagli, il 34 per cento dei cittadini si dichiara decisamente favorevole, a fronte di circa un italiano su cinque (20 per cento) che si oppone nettamente. La posizione della maggioranza relativa (42 per cento) mostra però che la pubblica opinione si è un po’ spaventata per la portata dei provvedimenti proposti: pur reputando opportuno diminuire la spesa pubblica, questa porzione di cittadini obietta infatti che gli interventi andrebbero fatti con più gradualità”.

Insomma, sebbene Mannheimer mostri i numeri ‘al contrario’, la sintesi è questa: solo il 20 per cento è consapevole degli effetti devastanti della manovra, mentre, tra il 34 per cento favorevole, meno della metà (il 42 per cento) nutre qualche dubbio solo sui tempi operativi. In pratica la maggior parte degli italiani vede con favore lo smantellamento progressivo dello stato sociale ed ha ormai assorbito i criteri ideologici del liberismo.

Inoltre, i germi della cosiddetta antipolitica hanno ormai infettato la società nazionale. Il qualunquismo che non distingue vedrebbe, secondo lo studio pubblicato dal ‘Corriere’, “generalmente più favorevoli alle misure proposte i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, mentre, come era prevedibile, si rivelano più scettici gli insegnanti, anche perché, forse, si sentono toccati più da vicino dalle misure in discussione, considerato che la maggior parte dei dipendenti pubblici appartiene al mondo della scuola”.

Quindi Mennheimer ha rilevato che “dal punto di vista dell’orientamento politico, risultano in linea di principio più convinti dell’opportunità dei tagli gli elettori del Pd, mentre quelli del centrodestra appaiono più perplessi. La più decisa contrarietà si registra tra i votanti per i partiti dell’estrema sinistra”. Insomma, i ‘riformisti’ sono più liberisti della destra.

Per lo studioso “gli italiani appaiono comunque tendenzialmente persuasi della necessità dei tagli, anche se, come sempre, gli intervistati esprimono maggiori perplessità quando si parla del settore cui appartengono o cui sono vicini”.

Ma la ricerca condotta per il ‘Corriere’ mostra anche quanto sia grave il vuoto politico a sinistra e il ruolo di una informazione che distorce i fatti. Mannheimer fa notare anche, infatti, che gli italiani che giudicano ‘i tagli’ con favore vogliono “mantenere inalterato il livello dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione”.

Da parte sua Monti ha attaccato il presidente di Confindustria, colpevole a suo parere di dissentire: “Dichiarazioni di questo tipo, come è avvenuto nei mesi scorsi, fanno aumentare lo spread e i tassi a carico non solo del debito ma anche delle imprese, e quindi invito a non fare danno alle imprese”. Squinzi aveva anche sostenuto che riforma del lavoro fosse “una vera boiata”.

Il premier, del tutto fuori controllo e dimenticando di non aver ricevuto nessuna delega dal corpo elettorale, ha anche attaccato quegli stessi partiti liquefatti che gli permettono di attuare le sue politiche ultraconservatrici: “Spero che l’Italia riesca a dimostrare presto con le riforme politico-istituzionali che il ritorno a un normale processo elettorale sarà pienamente compatibile con la continuità delle politiche che l’Europa sta apprezzando”.

Monti quindi ha auspicato che un Parlamento non rappresentativo del Paese riformi la Costituzione e, ritornando alle critiche a Confindustria, ha dichiarato che di fronte a figure istituzionali come Squinzi che criticano il suo operato le conseguenze “sono effetti molto negativi sui mercati e sulle valutazioni delle organizzazioni internazionali”.

Non al corrente del fatto che le libertà di pensiero e di critica in democrazia sono più importanti delle volontà degli investitori in borsa, Monti, appropriandosi anche del ruolo di leader di Confindustria al posto di Squinzi, ha suggerito a chi non condivide l’operato dell’esecutivo “di fare più attenzione non tanto per rispetto al governo, che evidentemente non lo merita sulle basi di ciò che viene detto, ma per le imprese”.

Decisamente il quadro politico nazionale ha superato il livello di guardia della follia ed in una confusione totale i ruoli dei protagonisti sono saltati del tutto. A questo punto il futuro dell’Italia potrebbe già essere irreparabilmente compromesso.

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