Il Pd litiga e mortifica i diritti civili
Rottura furibonda e avvilente all’Assemblea del Pd. Non si riconoscono i diritti civili delle coppie omosessuali e la componente cattolica, guidata da Rosi Bindi, mostra di essere più conservatrice dei finiani.
Rottura evidente e mascherata da un patetico accordo dell’ultima ora nella Assemblea dei democratici. Al centro del problema i diritti civili, che i cosiddetti ‘cattolici’ ritengono debbano adattarsi a presunte regole superiori indotte dalle gerarchie vaticane.
La presidente Bindi ha dichiarato ha impedito la presentazone due ordini del giorno sui matrimoni tra omosessuali presentati da alcuni partecipanti tra i quali Paola Concia e Ivan Scalfarotto.
La decisione della ‘presidente’ è stats spiegata con un pretesto deprecabile di tipo procedurale. Secondo Bindi gli odg erano inammissibili perchè prima della loro presentazione l’Assemblea aveva votato un documento che impegnava il partito a far discutere la Direzione sull’argomento dopo l’estate.
Concia, Scalfarotto e una parte dei presenti, in disaccordo, avevano protestato e bloccato il lavori per qualche minuto.
Per i cosiddetti ‘democratici’ italiani quello che è ovvio ad un cittadino dotato di buonsenso in tutto il mondo civile rimane un tabù e va trattato con le arzigogolate arti del politichese più deteriore.
Rosy Bindi è stata criticata non per le sue idee incattabili, ma per un altro motivo. Secono i ‘contestatori’ era stata raggiunta ‘una intesa’ che la ex democristiana avrebbe fatto saltare.
Ignazio Marino, medico e cattolico, ha detto: “Mi rifiuto di credere che il Partito democratico possa essere più arretrato di Gianfranco Fini in tema di diritti. Insieme a Gianni Cuperlo, Barbara Pollastrini, Paola Concia e altri abbiamo lavorato a un contributo integrativo del documento sui diritti, poiché volevamo quei sì e quei no che si attendono da noi i nostri elettori”. “Il documento messo ai voti da Rosy Bindi – ha insistito il parlamentare – è assai colto e altrettanto vago. Non può rappresentare il programma di un partito che si definisce democratico”.
Da parte sua Concia ha spiegato: ”Siccome il documento sui diritti che è stato approvato dalla maggioranza non parla di matrimoni gay, io ho presentato un ordine del giorno su questo punto. Questo ordine del giorno firmato da 40 membri non è stato messo ai voti per scelta della presidenza di assemblea. Io non ho minacciato di stracciare la tessera, ma Benedino, Fusco e Mancuso hanno riconsegnato le tessere al segretario. E’ stato surreale che non si sia voluto far votare, molte persone hanno detto che avrebbero votato contro, ma l’errore è non permettere il voto. Io avrei accettato qualsiasi voto dell’assemblea” .
Pier Luigi Bersani, il segretario che ancora non si è accorto di sostenere un governo nazionale che non solo fa una politica di destra, ma che neppure ottiene reali risultati apprezzabili nella lotta contro lo sprad, ha commentato in questo modo: “Siamo il primo partito del Paese, che non è fatto delle beghe nostre. Per la prima volta il partito si è impegnato a codificare le unioni gay e sento dire: vado via dal Pd. Ma non l’ho sentito dire quanto così non era. Il sistema dei diritti evolve e non può essere affrontato se non si tiene conto dei passi fatti”.
Il capo del Pd, con tutta evidenza, non era stato informato che l’Assemblea aveva votato di far discutere la Direzione sull’argomento ‘dopo l’estate’. Un tempo di diceva ‘a babbo morto’. Ed in ogni caso un partito nel quale è presente una componente che collega i diritti civili alle prese di posizione di entità straniere (il Vaticano) difficilmente sarà in grado di governare un Paese in libertà .


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