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Il baraccone partitico della legge elettorale

Autore: . Data: martedì, 31 luglio 2012Commenti (0)

Il Paese è immobile, divorato dalla crisi e dalla paura per il futuro. Eppure in Parlamento si litiga per raggiungere un unico scopo: lasciare tutto com’è dopo le prossime elezioni.

La legge elettorale è quel meccanismo in base al quale a seconda del sistema di conteggio alcuni partiti ottengono dei vantaggi ed altri sono penalizzati.

Insomma, può accadere che sulla base del ‘sistema’ di calcolo vinca chi non ha la maggioranza assoluta dei voti. Non è un ‘trucchetto’ solo italiano, si ricorderà la sconfitta del candidato democratico alla Casa Bianca, Al Gore, che pur avendo avuto 500mila voti più del suo avversario George W. Bush perse le elezioni.

In queste ore i partiti stanno decidendo di sostituire l’attuale ‘porcellum’, partorito dalla fervida mente del leghista Roberto Calderoli e così definito politologo Giovanni Sartori per motivi più che ovvi, con qualche altro marchingegno che comunque consenta alle segreterie dei partiti di tener fuori da Camera e Senato indesiderati e rompiscatole.

Star dietro alle manovre in corso è impossibile, poichè un classe politica di secondo piano è del tutto incapace di seguire un percorso limpido e chiaro per arrivare ad una soluzione che salvaguardi innanzitutto i diritti dei cittadini.

Tuttavia alcune cose sono ormai evidenti. Il Pdl sta cercando di ricreare un asse con la Lega di Maroni per far passare a maggioranza un provvedimento che minimizzi l’annunciata batosta elettorale.

Dopo una serie di annunci bellicosi espressi da suoi colleghi di partito il vicepresidente dei senatori berlusconiani, Gaetano Quagliariello, ha dichiarato: “Non depositeremo un progetto definitivo, nè abbiamo detto che faremo una legge con la sola Lega. Intendiamo presentare un testo in cui, oltre alle cose sulle quali si è già d’accordo, ci siano anche le nostre proposte. Dov’è la preoccupazione?”.

Mentre esternava l’esponente del Pdl, però, non ricordava più che solo 48 ore prima il presidente del Senato, Renato Schifani, anche lui seguace del Cavaliere, aveva affermato che in caso di empasse la legge poteva passare a maggioranza, “anche se non mi entusiasma una circostanza del genere, sulle regole è sempre meglio avere il massimo consenso”.

Il Pdl, sempre che Quagliariello non abbia dimenticato qualche altra cosa, avebbe “quasi pronto” un suo testo. “Abbiamo voluto respingere l’accusa – ha spiegato il senatore – che il Pdl non intendesse fare nulla e che a esso potesse essere attribuita la responsabilità di un eventuale sabotaggio del tentativo di cambiare il Porcellum”. Poichè alla legge elettorale attuale “l’opinione pubblica rimprovera la lista bloccata, la risposta più seria sono le preferenze”. “Per noi il metodo migliore”, ha spiegato Quagliariello, mentre il partito “è contrario a questa guerra fratricida” determinata dall’adozione dei collegi perchè “incoraggia accordi trasversali e perchè chi arriva primo in un collegio non è mai sicuro di essere eletto”.

Il premio, invece, dovrebbe andare “al partito” poichè “oggi le coalizioni sono saltate e tendono a regredire”, ha continuato l’esponente del Pdl. Quel che sarebbe certo, ha concluso Quagliariello (ma visti i precedenti non si sa mai), è che il dibattito per stabilire nuove regole del gioco debba avvenire “in sede parlamentare, ecco perchè non comprendo tutto questo clamore. Tenderei a dire tanto rumore per nulla”.

Insomma, il Pdl potebbe volere un sistema proporzionale con sbarramento al 5 per cento e clausola salva-Lega, premio di governabilità tra il 10 e il 15 per cento al primo partito, scelta degli eletti per il 30 per cento con liste bloccate e per il 70 con le preferenze.

Sull’altro fronte, il Pd, ha parlato Rosy Bindi che ha detto a sorpresa: “Sappiano che, se continuano così, per il bene del Paese siamo pronti ad andare a votare anche con questa legge elettorale che detestiamo”.

Per spiegare come dopo anni di critiche feroci il suo partito potrebbe accettare il porcellum e le liste bloccate la parlamentare democratica ha trovato giustificazioni complicatissime: “Approfittano del nostro senso di responsabilità e della nostra volontà di cambiare questa legge per ricostruire la vecchia maggioranza con la Lega. Ma questo è un ricatto che non possiamo subire. Che nessuno può chiederci di subire”.

Per Bindi “se rompe sulla legge elettorale è il Pdl che si assume la responsabilità della fine della legislatura. Votarsi da soli le riforme istituzionali è stata un’operazione grave ma inefficace, perchè sappiamo che quanto è stato votato al Senato non passerà alla Camera. Ma votare una legge elettorale a maggioranza, ricostituendo la vecchia maggioranza, è inaccettabile”.

“Per noi il premio è fondamentale – ha sottolineato il presidente del Pd – perchè vogliamo che nel futuro ci sia effettiva governabilità. Allora è decisivo se il premio va al primo partito o alla coalizione”. “La verità – ha insistito Bindi – è che il Pdl sa di perdere e ha bisogno di una legge elettorale che o condanni il Paese all’ingovernabilità o costringa alle larghe intese. Nell’ultimo come nell’altro caso, non farebbe bene all’Italia”.

Ovviamente chiunque comprende facilmente che il Pd, supponendo di vincere, cerca una legge che gli garantisca un ‘successo solido’, per cui le posizioni dei due partiti non sono ‘eticamente’ dissimili: ognuno pensa al proprio tornaconto e per nulla si cura dei diritti del corpo elettorale.

Per Bindi “un conto è non escludere nessuno” nella discussione di nuove regole del gioco, “un conto è trovarsi di fronti a fatti compiuti dell’asse Pdl-Lega, che su giustizia, informazione, riforme istituzionali dimostrano di non aver mai interrotto l’alleanza. Noi ci siamo sempre assunti la responsabilità di approvare le misure rese necessarie dalla gestione fallimentare del precedente governo, non possiamo subire il ricatto del ricostituirsi della vecchia maggioranza. Non ce lo può chiedere nessuno”.

La morale della ‘favola’ è che lo scontro non è su come si possa al meglio raccogliere la volontà del Paese, ma su cosa fare per assicurare i propri interessi di parte. Con questa premessa quale che sia il risultato della querelle a seguire i cittadini fin dentro le urne sarà sempre un ‘porcellum’.

Sembra davvero che i due principali partiti stiano preparando il trionfo di Grillo.

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