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Governo: altri tagli da orbi

Autore: . Data: mercoledì, 4 luglio 2012Commenti (0)

Monti smentisce, ma la cosiddetta ‘spending review’ colpirà ancora una volta lo stato sociale. Invece di modificare il modo di spendere (ovvero colpire gli sprechi indotti dagli interessi politici) si eliminano intere voci di bilancio. E si preparano migliaia di ‘esodi’, ovvero di licenziamenti.

Secondo i primi calcoli la revisione del modo di spendere i soldi pubblici, chiamata in inglese ‘spendig review’, forse per non far capire bene ai cittadini di cosa si tratta, taglierà oltre 4,2 miliardi di euro.

Il premier Monti ha dichiarato: “Per evitare che in ottobre ci sia l’aumento dell’Iva occorrono 4,2 miliardi. Si sono poi aggiunte due esigenze: il tema degli esodati, meglio qualificati come salvaguardati, e il terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, rendendo la cifra di 4,2 miliardi molto più alta”.

Il presidente del Consiglio quindi ha aggiunto che la strategia dei tagli “non è una nuova manovra di finanza pubblica ma un’operazione strutturale”.

Secondo fonti di Palazzo l’esecutivo potrebbe varare in tempi rapidi un decreto nel quale si prevede una ‘potatura’ da 10 miliardi. Altri, invece, indicano in 5 o sei miliardi la cifra complessiva.

Il governo teme di dover aumentare l’Iva ad ottobre, riducendo in questo modo ulteriormente i consumi, ma nulla fa
per favorire lo sviluppo e tantomeno per impedire che l’intera macchina dello Stato (ministeri, regioni, province, comuni, ecc) continui a pagare per beni e forniture cifre spesso fuori mercato.

Invece di limitare l’ingordigia dei partiti e di molti pubblici amministratori, che dilapidano il denaro dei cittadini in modo sconsiderato, si taglieranno ulteriormente la spesa per la sanità, per l’istruzione, per la difesa, i buoni pasto per i dipendenti pubblici, le tredicesime. E si ridurrà il personale, sembra, del 20 per cento per i dirigenti, del 10 per il secondo livello e del 5 per gli altri. In numeri circa diecimila persone.

Siccome, poi, la giustizia già funziona male si farà in modo di farla andare peggio, eliminando circa 280 uffici giudiziari tra tribunali, procure e sezioni distaccate.

Ma Monti va avanti per la sua strada: ”Se per decenni si indulge ad assecondare un superficiale ‘tiriamo a campare’ e a iniettare nella mente dei cittadini la sensazione che un Paese con mille risorse, compreso l’estro, possa non affrontare i seri problemi che altre nazioni hanno preso di petto, forse deve venire il momento in cui si affrontano i problemi”.

L’esecutivo dei tecnici e dei professori sembra sempre di più il laboratorio di Frankenstein, nel quale si sperimentano forme ‘innovative’ di amputazioni, senza tener conto che alla fine in Italia non resteranno più neppure gli organi fondamentali per sopravvivere.

Il problema principale dell’ex Belpaese è certo una spesa pubblica incontrollata. Ma il rimedio deve essere la moralizzazione della politica e la scelta di amministratori capaci, responsabili ed onesti. Qualsiasi taglio si faccia senza la rifondazione dello Stato non si riuscirà a bloccare l’attitudine allo spreco e alla clientela e peggio non si fermerà la corruzione dilagante.

I sindacati, alcuni dei quali sono corresponsabili della condizione di degrado dell’economia nazionale adesso si dicono pronti allo sciopero generale. Eppure non di rado in passato sono stati complici della lottizzazione feroce dei ‘posti di comando’ che ha permesso ad incapaci e corrotti di devastare l’economia nazionale.

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha detto: “Stiamo procedendo ad una mobilitazione unitaria che deve continuare. Lo abbiamo detto in tempi non sospetti che pensiamo che bisogna usare anche lo sciopero generale”.

Dello stesso parere il segretario della Uil, Luigi Angeletti: “Non credo si possa evitare lo sciopero generale se ci saranno solo tagli lineari come quelli annunciati sui dipendenti pubblici”.

Il leader della Cisl, Raffale Bonanni, appare più cauto ed aspetterà “fino alla decisione finale che prenderà il governo”.

Sempre più in coma il principale partito del centro sinistra, il Pd. Pierluigi Bersani ha dichiarato: “Se dietro alla spending review si nascondono tagli al sociale, noi non saremo d’accordo”. E poi ha aggiunto: “Se c’è da evitare l’aumento dell’Iva siamo d’accordissimo, ma vorremmo discutere nel merito”.

La linea Monti è ormai chiara da mesi ed è illusorio pensare che possa portare fuori il Paese dalla crisi. Il governo detto dei ‘tecnici’ non sta facendo nulla per favorire la crescita, perdendo in questo modo mesi cruciale per il rilancio delle capacità produttive. E non si ha notizia di alcuna alternativa concreta.

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