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Piccolo riassunto del disastro italiano

Autore: . Data: venerdì, 29 giugno 2012Commenti (0)

I cittadini forse non hanno ancora capito lo stato reale del Paese. Le sciocchezze sulla buona tavola e sulla qualità della vita sono diventate patetiche forme di distrazione di massa.

Il procuratore generale presso la Corte dei Conti, Salvatore Nottola, nel giudizio sul Rendiconto generale dello Stato ha detto a proposito di evasione e corruzione: “L’interesse per il fenomeno corruttivo è dato dagli ingiusti costi che esso provoca all’economia e dalla necessità di individuazione dei possibili rimedi sia per la prevenzione, sia per la reintegrazione del patrimonio. I costi immediati o diretti, costituiti dall’incremento della spesa dell’intervento pubblico: c’è una lievitazione straordinaria che colpisce i costi delle grandi opere, calcolata intorno al 40 per cento”.

Ancor più preoccupante, secondo Nottola, è il danno indiretto, “forse più grave”, causato dai malfattori all’economia nazionale. “Perché la corruzione allontana le imprese dagli investimenti: é stato calcolato che ogni punto di discesa nella classifica di percezione della corruzione (sembra che l’Italia attualmente sia al 69 posto su 182) provoca la perdita del 16 per cento degli investimenti dall’estero”, ha detto. Forse involontariamente il procuratore ha smentito le teorie di chi sostiene che i ‘soldi stranieri’ arrivano quando è ‘più facile licenziare’.

Ha proseguito quindi il magistrato: ”Vari segnali fanno ritenere che le condizioni di salute del nostro sistema sanitario non sono per nulla buone. La persistente lunghezza delle liste d’attesa, le difficoltà delle strutture di pronto soccorso e i comportamenti illeciti produttivi di danno”, quali ”segno di una carente e difettosa struttura organizzativa”.

Nottola ha continuato: “Se è vero che il disavanzo pubblico è stato effettivamente ridotto e il debito pubblico è tendenzialmente in discesa (dati tuttavia messi in discussione da Confindustria, ndr) ciò è avvenuto a prezzo di pesanti sacrifici, soprattutto a danno delle classi medio-basse, e di un appesantimento proporzionale della pressione fiscale: in definitiva, di una sensibile compressione del reddito delle famiglie e della capacità di manovra delle imprese, che non puo’ non influire negativamente sullo sviluppo”.

Sul piano del lavoro la realtà è disperante. Per l’Ocse il fenomeno italiano si espande ed è passato al 10,2 per cento di aprile rispetto al 10,1 per cento di marzo. In Italia, sempre in aprile, il numero di disoccupati è salito a due milioni e 615 mila cittadini in età lavorativa dai 2 milioni e 577 mila di marzo.

In particolare è devastante la situazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni: il 35,2 per cento di loro ad aprile non aveva lavoro. Per l’organinismo internazionale la tendenza della disoccupazione italiana è in linea con i Paesi europei maggiormente a rischio di dissesto finanziario. Ovvero, la Grecia, la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo.

Per il futuro, poi, secondo il Centro studi di confindustria il 2013 si chiuderà con un milione e 482mila posti di lavoro in meno dal 2008. La disoccupazione salirà al 10,9 per cento a fine 2012 e toccherà il record del 12,4 nel quarto trimestre 2013. Con la Cassa integrazione la percentuale di chi non ha lavoro sarà del 13,5.

La strategia del ‘risanamento’ a colpi di tasse, sempre secondo gli industriali, l’anno prossimo “toccherà il 54,6 per cento del Pil” e “include l’aumento dell’Iva pronto a scattare dal 1 ottobre prossimo”.

Dal ‘Rapporto sul risparmio degli italiani 2012′ promosso da Intesa-Sanpaolo e condotto dal Centro Einaudi di Torino su dati raccolti dalla Doxa, si apprende che un italiano su otto non riesce più a far fronte alle necessità della vita quotidiana, mentre uno su cinque teme di non raggiungere un reddito sufficiente con la pensione. Inoltre tre su cinque cittadini dell’ex Belpaese non riescono più a risparmiare, con un aumento di otto punti percentuali sul 2011. Ha colpito duro la crisi, la seconda recessione nel giro di pochi anni, la quarta in un decennio.

Per i ricercatori l’Italia è un Paese dove domina l’incertezza nei bilanci familiari, il disorientamento, la delusione verso le istituzioni, considerate incapaci di tutelare i propri risparmi.

Nell’indagine presentata da Gregorio De Felice, chief Ecnomist di Intesa-Sanpaolo e dall’economista del centro Einaudi Giuseppe Russo, sono anche segnalati due minimi storici: il primo riguarda coloro che ritengono che il loro reddito sia sufficiente, ovvero il 45,7 per cento contro il 53,4 nel 2011. Il secondo riguarda i risparmiatori, distanziati in modo netto da chi non mette più neppure un euro nel salvadanaio. Questi ultimi sono il 61,3 per cento, mentre erano il 52,8 l’anno scorso.

Rapporto dell’Unicef sulla povertà minorile nei Paesi industrializzati, dal canto suo, ha evidenziato che l’Italia è agli ultimi posti: il nostro Paese è 29esimo su 35. E si colloca al 20esimo posto su 29 per i minori (13,3 per cento) che vivono una condizione di deprivazione materiale, cioè non hanno accesso a beni ritenuti normali nelle societa avanzate.

Il Rapporto ha evidenziato che in Italia il tasso di povertà infantile è del 15,9 per cento, il più alto rispetto al tasso di povertà della popolazione complessiva, fissato all’11,5, e colloca il nostro Paese al 32esimo posto su 35.

I dati hanno reso chiaro che in Italia il 13,3 per cento dei minori vive in una condizione di deprivazione materiale: questi bimbi o ragazzi non possono avere beni ritenuti ‘normali’ nelle società economicamente avanzate, come almeno un pasto al giorno contenente carne o pesce, libri e giochi adatti all’eta del bambino, un posto tranquillo con spazio e luce a sufficienza per fare i compiti.

Il 20esimo posto su 29 stati del Belpaese colpisce se confrontato con Islanda, Svezia e Norvegia, che presentano percentuali inferiori al 2 per cento.

Inoltre, il tasso di deprivazione materiale sale al 17,6 per cento tra i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore e si colloca al 27,9 tra quelli che vivono con genitori con un basso livello di istruzione. Tra i minori che vivono in famiglie di immigrati si è al 23,7 per cento e si raggiunge lo spettrale 34,3 tra i bimbi che hanno genitori senza lavoro.

Per Confindustria, inoltre, la burocrazia è altra malattia grave. “Liberare l’Italia dal piombo della burocrazia è la via maestra per riportare il Paese su un alto sentiero di sviluppo” hanno scritto i ricercatori degli industriali. Secondo loro “una diminuzione dell’1 per cento dell’inefficienza della pubblica amministrazione è associata ad un incremento dello 0,9 del livello del Pil pro-capite”. Per Confindustria “la rivoluzione del modo di operare della pubblica amministrazione è vitale per il rilancio dell’economia e per il percorso riformista del Paese”.

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