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Italia: si abbia il coraggio di ammettere il fallimento

Autore: . Data: venerdì, 29 giugno 2012Commenti (0)

Inflazione in salita, consumi sul lastrico, partiti incapaci, corruzione e soprattutto nessuna idea per il futuro. L’Italia sta morendo e non si ha il coraggio di affrontare la situazione.

Secondo l’Isituto italiano di statistica a giugno l’inflazione è salita al 3,3 per cento dal 3,2 di maggio. Da parte sua il Centro Studi di Confindustria (Csc) ha sentenziato che l’economia italiana è “nell’abisso”, con il Pil del 2012 che scende a meno 2,4 per cento. Per gli tecnici dell’associazione degli industriali il pareggio di bilancio si allontana rispetto al ‘close to balance’ indicato per il 2013 dal governo.

La previsione del meno 2,4 per cento è peggiore di quella già negativa di una contrazione dell’1,6 indicata nelle precedenti stime del Csc di dicembre, mentre per il 2013 il Pil è dato a meno 0,3 per cento da 0,6.

E la situazione potrebbe addirittura peggiorare se dovesse fallire il Consiglio europeo di Bruxelles di ieri e oggi, nel quale sono riposte le speranze di superare la crisi dei debiti sovrani e stabilizzare l’euro.

Male anche il debito/Pil che per l’anno in corso, dato in crescita al 125,7 per cento dal 121,3 precedente, e per il 2013 al 125,8 per cento dal 118.

Le valutazioni di Confindustria contrastano con Lle ultime stime governative, che indicavano un rapporto al 123,4 per cento nel 2012, considerato già un picco massimo, per poi calare al 121,5 nel 2013, e al 118,2 l’anno successivo.

Al netto del contributo italiano agli aiuti chiesti da altri Paesi dell’Eurozona, il debito rispetto al Pil si attesterebbe, secondo Confindustria, al 122,6 per cento nel 2012 e al 122,2 nel 2013.

Se il lavoro analitico del Csc dovesse essere corretto salterebbero senza alcun dubbio le speranze non solo del pareggio di bilancio a breve, ma anche di un avvicinamento al target. Secondo l’ufficio studi dell’associazione degli industriali italiani, per l’anno in corso il deficit/Pil dovrebbe essere stimato a 2,6 per cento (dall’1,5% indicato a dicembre), e quello del 2013 è visto all’ 1,6 (dallo 0,1).

Nel ‘Documento di economia e finanza’ il governo puntava a un indebitamento netto all’1,7 per cento nel 2012, per poi andare a un ‘close to balance’ di 0,5 nel 2013, a 0,1 nel 2014 e a zero nel 2015.

il Codacons, a fronte dei dati provvisori resi noti oggi dall’Istat che hanno segnalato una risalita dell’inflazione a giugno, ha reso noto che a suo parere il carrello della spesa sale e raggiunge un più 4,4 per cento su base annua, in netta accelerazione rispetto a maggio, quando era al più 4,2.

Tradotto in termini di costo della vita significa che una famiglia di 3 persone spenderà per la spesa quotidiana 594 euro in più, mentre per una famiglia di 4 persone la stangata sarà di 642 euro all’anno.

Per l’Associazione dei consumatori è particolarmente grave l’aumento dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, dato che colpisce indistintamente ricchi e poveri.

“Ha dell’incredibile – ha commentato il Codacons – il rialzo dei prezzi della frutta fresca, che su base mensile spiccano il volo con un più 9,6%. Una speculazione bella e buona, considerato che a giugno ci sono molte meno primizie rispetto a maggio e, quindi, i prezzi avrebbero dovuto semmai scendere”.

Il Codacons ha invitato il governo ad intervenire con “una seria riforma nel settore della distribuzione, accorciando, attraverso meccanismi di incentivi e disincentivi, la filiera alimentare, decisamente troppo lunga, dato che ci possono essere anche fino a 7 passaggi prima che la frutta e la verdura giungano sulle nostre tavole”.

Insomma, mentre i dati macroeconomici sono sempre più disastrosi non è chiaro cosa il governo intenda fare per risolvere la stagnazione della politica. I partiti sono impegnati in Parlamento nella difesa quotidiana delle proprie rendite di posizione e nessunno sembra in grado di offrire ai cittadini una proposta strategica reale per evitare il fallimento.

A passi da gigante si avvicina un crollo definitivo che è ormai sembra essere la sola logica conclusione alla dissennata azione prodotta da maggioranze ed opposizioni in questi anni durissimi di crisi.

E sul doman non v’è certezza.

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