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Il piccolo Montenegro più vicino all’Europa

Autore: . Data: mercoledì, 27 giugno 2012Commenti (0)

Bruxelles ha aperto le porte dell’Unione a Podgorica. La decisione presa dai ministri per gli Affari europei riuniti nel Consiglio affari generali a Lussemburgo.

In un comunicato diffuso ieri si sostiene che “i negoziati di adesione dovranno iniziare il 29 giugno” “Il Montenegro – hanno affermato i ministri Ue riuniti a Lussemburgo – ha raggiunto il necessario livello di rispetto dei criteri per l’adesione, ed in particolare i criteri politici, per iniziare i negoziati di adesione”.

L’apertura dei 35 capitoli negoziali, tuttavia, non potrà avvenire fino a quando Europol, l’agenzia europea per la cooperazione di polizia, non avrà fatto avere ai 27 un rapporto speciale sul crimine organizzato. Alcuni Paesi vogliono infatti rassicurazioni in proposito, a cominciare della Svezia.

I ministri, secondo quanto si legge nelle conclusioni del Consiglio, sono perplessi anche sui temi “dell’indipendenza della magistratura e la lotta contro la corruzione”.

La decisione sull’avvio dei negoziati “di certo stimolerà ulteriormente il governo di Podgorica ad intervenire per fornire adeguate risposte all’Europa”.

Il premier montenegrino Igor Luksic, da parte sua, ha sostenuto che la decisione produrrà “stabilità e sarà uno stimolo ulteriore per altri Paesi” e si è detto convinto che questa “in un certo senso creerà pressioni per un ulteriore lavoro teso a risolvere le questione problematiche della regione”.

Intanto, nella capitale del piccolo stato della ex Jugoslavia sono frequenti le proteste dei militanti ed dei sostenitori della Rete per l’affermazione del settore non governativo (Mans), l’Unione dei sindacati liberi e l’Unione degli studenti.

I contestatori gridano al governo “È ora! Andatevene!” e chiedono le dimissioni del primo ministro e dei suoi colleghi dell’esecutivo.

A capo delle manifestazioni c’è una giovane donna, Vanja Ćalović, che ha idee chiare: “Vogliamo un governo che lavori per noi e non per i criminali. La libertà non si ottiene in un giorno, bisogna conquistarla”.

La decisione presa ieri ora spingera Luksic ed il suo potente ‘consigliere’, l’ex capo-padrone dello Stato, Milo Đukanović, a chiarire i dubbi sui rapporti tra la nomenclatura e il crimine organizzato.

Đukanović è stato sospettato per molti anni dalla magistratura italiana di avere contatti col contrabbando internazionale di tabacco e solo nel 2009 le nostre autorità hanno fatto cadere le accuse contro di lui.

Nei mesi scorsi, infine, l’autorevole fondazione tedesca Friedrich Ebert nel suo rapporto annuale sullo stato dei Paesi ha notato che “a causa della stretta commistione di politica, economia, corruzione e crimine organizzato il Montenegro difficilmente nel prossimo futuro riuscirà ad adempiere alla condizioni previste per l’ingresso nell’Ue”, mentre nel 2009 l’agenzia americana Stratfor aveva concluso che “tutto il Montenegro, compreso il suo governo, è coinvolto nella criminalità organizzata”.

Ora per Podgorica è arrivato il momento della svolta.

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