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Germania: duro attacco dell’ex ministro Brunetta alla Merkel

Autore: . Data: martedì, 19 giugno 2012Commenti (0)

L’ex ministro castigatutti si è rivolto in un articolo al premier italiano chiedendogli di premere per l’avvio di una indagine politica europea sul comportamento di Berlino durante la grave crisi finanziaria che sta mettendo in pericolo la stessa sopravvivenza dell’Unione.

“Professor Monti – ha detto Brunetta – porti da subito all’attenzione dell’Europa il dossier dei guadagni dell’economia tedesca degli ultimi dieci anni sull’export e quelli dell’ultimo anno grazie ai titoli di Stato tedeschi”.

L’ex ministro ha insistito: “Chieda conto dello stato comatoso delle sue Casse di Risparmio e il ruolo della finanza pubblica nei loro confronti; chieda conto dei trucchi della Cassa depositi e prestiti per aggirare le statistiche sul debito pubblico tedesco; chieda perchè all’inizio della crisi, in maniera del tutto inspiegabile, Deutsche Bank ha venduto titoli del debito sovrano greco e italiano, buttando benzina sul fuoco; chieda conto dei comportamenti delle banche tedesche nei confronti della Grecia e dei titoli tossici che hanno in portafoglio”.

Infine Brunetta ha concluso la sua requisitoria: “Chieda perchè nel Fiscal compact l’indicatore degli squilibri connessi alle esportazioni sia stato fissato al 6 per cento quando la Germania arriva giusto al 5,9. Senza alcun timore reverenziale, senza subalternità. La posta in gioco non lo consente. E smettiamola una volta per tutte col dire che la Germania paga per tutti”.

Al di là delle accuse di Brunetta alcuni fatti sono decisamente sospetti. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), che analizza le spese militari di tutto il mondo, la Grecia ha mantenuto altissimo il livello delle sue spese per la difesa. Se i governi di Atene sostengono che l’enorme budget investito in armi sia motivato dalla necessità di poter gestire un eventuale conflitto con la Turchia , alcuni esperti hanno idee ben diverse.

Yanis Varoufakis, professore di economia all’Università di Atene ha detto: “Il budget per la difesa greco è storicamente alto a causa del pericolo percepito dalla vicina Turchia. Le compagnie di armi hanno beneficiato grandemente giocando sul conflitto. [...] Di solito una delle due parti compra una fregata e l’altra la compra poco dopo uguale, cambia solo la bandierina”.

Fatto singolare è che la Grecia e la Turchia non solo sono entrambi Paesi aderenti alla Nato, ma Atene, come membro dell’Unione Europea, ha un ruolo di rilievo nella procedura di ammissione di Ankara, che da anni vuole accedere all’eurozona.

Secondo l’analisi del Sipri “nonostante i problemi finanziari, le spese militari sono cresciute durante la crisi globale: la Grecia ha speso 7,1 miliardi di euro nel 2010, paragonati ai 6,24 nel 2007. Il 58 della spesa nel 2010 è andata alla Germania”.

Continua l’Istituto che se “gli Usa sono i principali beneficiari delle spese militari greche, per il 42 per cento” al secondo posto e terzo posto ci sono “la Germania, con il 22,7 e poi la Francia, con il 12,5”.

Tuttavia, Francia e Germania dovrebbero essere i due pilasti sul quale si basa il fondo di stabilità europeo, ovvero lo stumento comunitario fondamentale per il salvataggio di Atene insieme al Fondo Monetario Internazionale.

Il Sipri, però, fa notare che “l’Unione Europea e il Fondo Monetario continuano a prestare soldi alla Grecia per evitare che vada in bancarotta e Paesi come la Germania devono giustificare tutto questo ai cittadini ed ecco la domanda di tagli alle spese”. Ma, “siccome la Grecia è un cliente di armi così importante, basta una telefonata al governo tedesco da parte un produttore di armi per garantire che il bilancio greco resterà intatto”.

Il giornale tedesco ‘Die Zeit’ ha pubblicato alcuni dati sulle forniture ad Atene: “60 aerei da guerra per 3,9 milioni di euro, navi francesi per 4 milioni, navi da pattuglia per 400 milioni di euro, il tutto per modernizzare la flotta greca. Mancano poi munizioni ai carri armati Leopard e c’è bisogno di rimpiazzare un paio di Apache americani. Oh, e non possono mancare due sottomarini tedeschi, totale: due milioni di euro”.

Per il settimale ‘Spiegel’ i francesi, da parte loro, hanno tentato di scontare un paio di navi alla Grecia e questa decisione avrebbe scatenato la reazione della tedesca ThyssenKrupp. “Secondo informazioni da noi procurate – ha scritto il settimanale tedesco – la Francia vuole consegnare due delle quattro navi ordinate dalla marina greca e permettere al Paese lungamente indebitato di posporre il pagamento dei 300 milioni di euro per nave ai prossimi cinque anni. Secondo l’accordo, la Grecia avrà un’opzione di pagamento a cinque anni, con uno sconto di 100 milioni, o potrà restituire la merce alla marina francese. (…) L’affare viene criticato dai rivali tedeschi che competono per i contratti da anni. In una lettera al governo tedesco, un ufficiale della Thyssen si è lamentato, perché l’acquisto dei vascelli sarà in effetti cofinanziato dai contribuenti tedeschi dal momento che, in effetti, la Grecia conta sull’aiuto dell’Unione Europea e del Fondo Monetario”.

Insomma, “mentre i cantieri navali tedeschi rimangono senza ordini, quelli francesi e greci sono finanziati e tenuti in vita probabilmente dai soldi tedeschi”. Per questo Thyssen avrebbe voluto, sembra, l’apertura di una nuova commessa per la Germania in modo da compensare le perdite.

Una notizia poi dell’agenzia Reuters del 2010, inoltre, rilanciava una singolare informazione, secondo la quale in Grecia si avesse la sensazione che la Francia e la Germania non avrebbero aiutato Atene con i prestiti salva-stati se non fossero arrivate garanzie in merito agli acquisti di armi già programmati. “In un bizzarro retroscena della crisi del debito greco – scriveva l’agenzia – la Francia e la Germania stanno facendo pressione sulla Grecia perché compri armi da guerra e aerei, anche se conta sul fatto che essa tagli la spesa pubblica e il deficit. In effetti, qualche ufficiale greco dice privatamente che Parigi e Berlino stanno usando la crisi come metodo per promuovere i contratti sugli armamenti o chiudere dispute sui pagamenti, proprio mentre i Greci cercano di ridurre la spesa per la difesa”.

Un consigliere del premier del tempo, George Papandreou, aveva commentato: “Nessuno certo dice ‘comprate le navi da guerra o non vi salveremo’, ma chiaramente viene fatto capire che ci sarà più supporto se faremo quel che vogliono riguardo le armi”.

Insomma, qualche domanda al Cancelliere qualcuno dovrebbe cominciare a farla. Mentre lei insiste nella sua linea ottusa ed intransigente. A margine del dibattito del G20 in corso in Messico Merkel ha ribadito: “Noi non possiamo scendere a compromessi sul cammino per le riforme concordato”.

Sulla politica del governo di Berlino l’ex ministro degli Esteri tedesco, il verde Joschka Fischer, ha dichiarato: “Per due volte, nel XX secolo, la Germania con mezzi militari ha distrutto se stessa e l’ordine europeo. Poi ha convinto l’Occidente di averne tratto le giuste lezioni: solo abbracciando pienamente l’integrazione d’Europa, abbiamo conquistato il consenso alla nostra riunificazione. Sarebbe una tragica ironia se la Germania unita, con mezzi pacifici e le migliori intenzioni, causasse la distruzione dell’ordine europeo una terza volta. Eppure il rischio è proprio questo”. L’ex ministro ha aggiunto: “Angela Merkel pensa solo alla sua rielezione. Ma è un calcolo miope e fa un grosso errore. Perché sul piano interno è già molto indebolita. Merkel è forte finché l’economia tedesca è forte. In Germania non c’è crisi economica, ma stiamo attenti perché ci coglierà in modo brutale. Se non ci assumiamo la responsabilità di guidare l’Europa insieme fuori dalla crisi, saranno guai grossi, perché noi saremmo i grandi perdenti, sia sul piano economico che su quello politico”.

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