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Ancora Inviato Speciale: siamo tornati

Autore: . Data: martedì, 12 giugno 2012Commenti (0)

Per una curiosa coincidenza, InviatoSpeciale ha deciso di riprendere le pubblicazioni proprio mentre sui social network si rincorrevano immagini e frasi celebri di un uomo che ha fatto della rettitudine e della giustizia due ragioni di vita, nonché di un dirigente politico che ha contribuito a scrivere la storia recente del nostro povero Paese.

L’11 giugno 1984 moriva a Padova Enrico Berlinguer, colpito da un ictus durante il suo ultimo comizio, e non stupisce che il leader comunista sia ricordato oggi soprattutto per le sue celebri e durissime prese di posizione sulla cosiddetta ‘questione morale’. Questione palesemente irrisolta che continua a preoccupare non meno di quella ‘istituzionale’ ben descritta da Roberto Bàrbera nell’altro articolo che apre oggi il nostro giornale.

Siamo tornati, forse, perché è difficile tenere la bocca chiusa dinanzi alla situazione grottesca vissuta quotidianamente da milioni di cittadini. La disillusione si intreccia al populismo, che si salda a sua volta alla paura del futuro e alla povertà incombente.

I numeri da capogiro su cassintegrazioni e licenziamenti si confondono mediaticamente con le fluttuazioni dello spread; mentre da mesi si discute su come eventualmente espellere ancora meglio la gente da fabbriche e uffici (riscrivendo l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) e intanto una delle Regioni più ricche del Paese fatica ad affrontare l’emergenza-terremoto (già quasi dimenticata nella surreale gerarchia delle notizie proposte da giornali e tv).

Il nostro silenzio di questi mesi ha una spiegazione molto semplice: le nostre forze non ci hanno consentito di garantire un prodotto giornalistico puntuale così come lo avevamo concepito inizialmente. La stanchezza ha fatto il resto. Tenendo presente che la nostra ambizione di fornire ad aspiranti giornalisti e a cittadini impegnati una ‘palestra’ professionale all’insegna della partecipazione non è stata finora premiata.

Abbiamo deciso di riprovare. Senza tante illusioni, ma con rinnovata energia e con il desiderio di tornare a raccontare la vita delle persone in carne ed ossa e del loro Paese in coma. Si spera non irreversibile.

Paolo Repetto

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