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Minzolini rinviato a giudizio per peculato non molla la poltrona

Autore: . Data: mercoledì, 7 dicembre 2011Commenti (0)

Il direttore del Tg1 è stato rinviato a giudizio per aver utilizzato la carta di credito aziendale per effettuare spese non legate al suo lavoro.

Il giornalista avrebbe speso 68mila euro in un periodo di 14 mesi. Viaggio a Dubai, una crociera, diversi pranzi e cene, biglietti aerei vari. Insomma, il ‘direttorissimo’ amato da Berlusconi in poco più di un anno ha consumato una cifra equivalente a quella di un redattore di discreta anzianità.

La Rai ha annunciato che “si costituirà parte civile entro il termine di decadenza previsto dalla legge, che è quello dell’udienza dibattimentale fissata per il prossimo 8 marzo, per il danno di immagine e per i residuali profili di danno non patrimoniale”.

E come ha  reagito l’inquisito?

Ha affermato sdegnato: “Volevano farmi saltare dalla direzione del Tg1 già quando c’era il voto di fiducia al Senato il 14 dicembre 2010. Quello che non sopporto di questa vicenda è che vengono utilizzati strumenti del genere per raggiungere l’obiettivo. Questo vi dà l’idea della società di trogloditi in cui viviamo”.

Cosa c’entrino le fettuccine all’astice pagate dalla Rai con la fiducia al governo è evidentemente uno scoop che Minzolini non vuole ancora rendere pubblico, ma il giornalista in compenso ha attaccato un altro supescudiero del Cavaliere, l’ex direttore generale di Viale Mazzini, Mauro Masi: “In questa vicenda è stato un pusillanime, uno leggero, perché per due anni l’azienda non mi ha contestato nulla”. Ingnota, tuttavia, anche in questo caso la relazione tra le medesime fettuccine all’astice e la carta di credito aziendale.

Duro sulla vicenda il comitato di redazione del Tg1, al quale tuttavia a volte sfuggono alcune assunzioni lottizzate (altre no, a seconda…):  “Ora non ci sono più alibi. L’azienda deve dare risposte chiare e immediate alla redazione del Tg1. Il cdr non ha aspettato la notizia del rinvio a giudizio per denunciare, ormai da molto tempo, il fallimento del progetto Minzolini, che ha portato gli ascolti del giornale al minimo storico e ha fatto perdere credibilità alla principale testata del servizio pubblico, come sottolineato anche dalla ricerca della cattolica di Milano”.

Il segretario generale dell’Usigrai, Carlo Verna, ha aggiunto: “Il rinvio a giudizio di Augusto Minzolini per peculato è semplicemente l’occasione ineludibile in relazione al quadro normativo e ai precedenti aziendali per risolvere anche un problema editoriale gigantesco che c’ è al Tg1. Poiché non si può mettere in dubbio che l’avventura del ‘direttorissimo’ nella testata ammiraglia della Rai vada dichiarata conclusa è il momento di occuparsi con determinazione del futuro del più importante telegiornale del servizio pubblico”.

Però non tutti sono convinti della crisi del berlusconismo e così, siccome bisogna sempre pensare al futuro, uno dei componenti del cdr, Attilio Romita, fino a ieri considerato un altro ultras di ‘Papi Silvio’, si è dissociato: “Del comunicato diffuso dagli altri due membri del cdr condivido solo l’appello all’unita rivolto ai colleghi del Tg1. Per il resto non credo sia il momento di emettere giudizi sommari nei confronti di un Direttore e di un gruppo dirigente che meritano rispetto. Quanto al rinvio a giudizio di Minzolini, non resta che attendere il corso della giustizia”.

Un fatto in questa vicenda è comunque chiara: con la ‘social card’ (a proposito, che fine ha fatto?) inventata da Berlusconi è impossibile pagare non solo l’astice, ma neppure le fettuccine.

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