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Manovra: Ave Monti, morituri te salutant

Autore: . Data: lunedì, 5 dicembre 2011Commenti (0)

Altri miliardi di tasse in gran parte sulle spalle dei soliti noti. Il governo del professore ‘grecizza’ l’Italia ed in nome di Merkel e dell’Europa ci condanna ad una recessione certa e probabilmente senza ritorno.

Le misure che il nuovo governo  ha deciso di prendere per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 sono state in larghissima misura anticipate dalla stampa e sono ormai note a tutti.

Dalla tassa sulla prima casa all’Irpef, dalle pensioni all’Iva, la mannaia colpirà senza pietà. Ma senza risolvere assolutamente nulla, perchè non si può curare un infarto ingessando il piede destro del paziente.

Quello che alcuni membri del governo definiscono un sacrificio “necessario” perchè “la catastrofe incombe” sono generati da alcuni  fattori sostanziali e richiedono qualche precisazione.

Prima di tutto non è vero che l’Italia è in condizioni peggiori degli Stati Uniti, della Gran Bretagna o della Francia. Il nostro debito è molto grave, 1900 miliardi, ma quello americano (fatte le debite proporzioni tra i due Paesi) al 28 febbraio di quest’anno aveva raggiunto la cifra di oltre 14.194 miliardi di dollari. Ed ancora: l’area Euro ha un debito pubblico in rapporto al Pil dell’88 per cento quest’anno, inferiore al dato statunitense, che è il 101 per cento, ed a quello giapponese, ben al 206 per cento. L’Italia ha un rapporto debito Pil intorno al 119 per cento e quindi di certo un problema di ‘liquidità’, ma nello stesso tempo ha un sistema bancario forte, di certo più solido, per fare un esempio, di quello francese. Questo handicap può trovare soluzione (come avrebbe dovuto essere già per tutti gli altri Paesi dellUnione caduti nella rete della crisi) solo per via ‘politica’, ovvero grazie ad un ruolo nuovo della Banca centrale europea, reale braccio finanziario dell’Unione, e ad una cintura difensiva unitaria e solidale messa in piedi da tutti gli altri Paesi riuniti nel Parlamento di Strasburgo.

In secondo luogo è noto che da anni nel nostro Paese la politica è assente, finita nelle mani di dilettanti, ladri, nani e ballerine. Ed in questo prima Craxi, Forlani e Andreotti nella Prima Repubblica e poi Berlusconi ed i cittadini che lo hanno sostenuto nella Seconda hanno responsabilità innegabili.

Gli scandali di Papi Silvio hanno declassato il nostro ruolo internazionale e la cosidetta speculazione finanziaria ha trovato una breccia per attaccarci con facilità.

Tuttavia, se non è tra i mandanti dell’aggressione, Angela Merkel, il peggior cancelliere che la Germania abbia mai avuto dal dopoguerra, è tra i responsabili dell’agguato, perchè per difendere gli interessi nazionali non ha voluto prima sostenere la pur colpevole Grecia e poi gli altri, impendendo il varo degli Eurobond che avrebbero sconfitto la speculazione.

Certo, lo scenario generale adesso è spaventoso e qualcosa si deve fare per difendere il nostro Paese e l’intera Unione dalla morte della moneta unica e dal successivo conseguente default di tutte le economie ad essa legate, non solo di quelle deboli. Super Germania compresa.

La soluzione ‘ragionieristica’ non è in grado di produrre effetti. La sola via praticabile è ‘politica’. Lo scopo dell’azione, forte della garanzia politica fornita da tutta l’Europa, deve imporre nuove regole alla finanza, alle attività delle banche e agli operatori di borsa in modo da distruggere gli spazi di impunità che la deregulation imposta dal presidente Usa Reagan e dal primo ministro inglese Thatcher e l’epidemia prodotta dal neoliberismo continuino ad infestare i mondo.

Nessuno si illuda che dopo aver raso al suolo o quasi le economie di Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo ed ora Italia, l’Euro potrà reggere grazie alla ‘virtuosa’ strategia pensata dai contabili di Bruxelles (Berlino) e l’Italia salvarsi dal fallimento.

Non solo il nostro Paese, ma un intero continente è nelle mani di gestori di fondi di investimento, banche di affari, broker e speculatori che per raggiungere utili immediati stanno distruggendo tutto quello che possono per via di una impunità assoluta.

Certo, il problema italiano in quanto tale esiste. Ma non può essere risolto come pensa Monti aumentando la pressione fiscale. Perchè svuotando i portafogli dei cittadini diminuisce la capacità di spesa e si paralizza il sistema produttivo. La conseguenza sarà la recessione. In parole povere: licenziamenti, esercizi commerciali che chiudono, paradossale crescita della microevasione fiscale (perchè per difendersi dalle tasse si nasconde tutto), tensioni sociali pericolose ed imprevedibili.

La crescita si cui parla il professore giustificando la sua manovra è una pura invenzione, così come l’equità dei provvedimenti è ridicola, perchè non c’è un solo cenno a misure efficaci per la difesa dei più deboli.

E Monti, tra l’altro, per nulla sembra aver pensato al grande rebus, ben più osceno dei cosiddetti costi della politica. La riforma dei partiti, che impedisca a chi detiene il potere in Comuni, Province e Regioni, possa continuare a sperperare quotidianamente immense risorse. Per smettere di costruire ospedali fantasma, ponti inesistenti, edifici dimenticati nel nulla. E per evitare che una penna acquistata da una Asl costi il doppio di quella comperata in un negozio qualunque.

Susanna Camusso, segretario generale Cgil, ha detto: “Con gli interventi annunciati per la manovra correttiva rischia di esserci una continuità  sui comportamenti con il governo precedente. Questo ci rovinerebbe la festa per la caduta di quel governo”.

Ed ha aggiunto:  “Mi sembra che il governo cerchi di fare cassa sui poveri del nostro Paese”.

Un tempo i lavoratori francesi, inglesi, italiani, greci, spagnoli, irlandesi, ecc avrebbero saputo proporre una strategia comune per superare la logica dei numeri e per imporre il primato della politica non solo al cancelliere Merkel, ma anche a Bruxelles ed ai propri governi nazionali.

Oggi non accade. In Italia Bersani e compagnia, senza idee e comunque messi con le spalle al muro, hanno mendicato qualche ‘aggiustino’ sapendo bene che la prossima mazzata arriverà presto, forse già a gennaio se nel frattempo l’intero edificio dell’Euro non sarà crollato.

Non si ha altresì notizia di qualcuno dotato di coraggio in grado di affermare che il capitalismo e l’economia liberale sono ormai malati terminali. Qualcuno che non proponga i vecchi arnesi del novecento, le falci, i martelli e la dialettica impolverata di un comunismo fuori dal tempo, ma che sappia disegnare un nuovo assetto planetario nel quale le richezze del Nord e del Sud possano restituire ai cittadini democrazia, pace e dignità del vivere.

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