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Italia in malora? La soluzione è licenziare

Autore: . Data: martedì, 20 dicembre 2011Commenti (0)

I disoccupati abbondano, non solo giovani come raccontano i media. Le tasche sono vuote, le tasse impazzano e le aziende chiudono. Ma si discute di articolo 18.

Il nostro è sempre più il Paese della follia. La incapacità produttiva del sistema Italia è ormai evidente. Tutto sembra andare in malora rapidamente, come accade per quelle vecchie auto che dopo anni di onorato servizio e cure amorevoli si disfano nel giro di una settimana.

Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, vuole ‘riformare’ il lavoro e quindi anche ‘sistemare’ l’articolo 18, quello che rende più difficile licenziare.

I sindacati, che per anni hanno fatto finta di non vedere quello che stava accadendo, tra finti cococo, finti cocopro, truffe della formazione per il reinserimento nel mondo del lavoro, pasticci dei lavori ‘interinali’, sfruttamento in nero, totale assenza di un sistema di offerta del lavoro trasparente ed immune da raccomandazioni, adesso sono infuriati.

Confindustria, l’associazione di rappresentanze delle imprese (impegnate in questi anni non ad inventare nuovi prodotti, ma nuovi contratti capestro) non si oppone alle intenzioni del nuovo ministro.

Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, molto ‘cauto’ durante il berlusconismo, con la defenestrazione del Cavaliere ha riscoperto la verve antigovernativa: “Questa storia di voler mettere mano all’articolo 18 proprio non la capisco. Sembra si voglia aizzare la gente alla protesta. Sono molto preoccupato per quello che sta accadendo, a 12 ore dall’approvazione della manovra già si aizza la gente su una materia così complessa. La precarietà è il frutto della flessibilità pagata male. L’esecutivo si deve rendere disponibile a pagare di più il lavoro flessibile”.

Susanna Camusso della Cgil non è da meno: “L’articolo 18 è una norma di civiltà. Questa norma dice che nessun  datore di lavoro può licenziare qualcuno perché gli sta antipatico, perché non ha opinioni, perché è iscritto a un sindacato o fa politica. E’ importante che rimanga perché è un deterrente”.

Il ministro, però, non sembra affatto turbata dagli strali dei sindacati: “Rammarica e preoccupa la reazione dei sindacati. Sull’articolo 18 c’è il rischio di implicazioni per il Paese. Siamo pronti al dialogo, anche prima di gennaio, ma senza preclusioni”.

Ma le cose dette al ministro non sono piaciute: “Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenesse a un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi. La personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”.

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha esternato anche lei: “Nessun tabù sull’articolo 18. La riforma del mercato del lavoro va affrontata con molta serietà, pragmatismo e senza ideologia”, ha detto. Poi la rappresentante degli imprenditori si è rivolta ai sindacati ed ha chiesto “grande spirito di collaborazione e atteggiamento costruttivo”.

Le parole della Marcegaglia arrivano dopo le parole della Fornero che ha annunciato la riforma del mercato del lavoro a cui il governo sta lavorando
Stupita per la bagarre, Fornero ha replicato ai suoi detrattori: “Sono rimasta dispiaciuta e sorpresa per un linguaggio che pensavo appartenesse a un passato del quale non possiamo certo andare orgogliosi. La personalizzazione dell’attacco che non fa merito a chi lo ha condotto”.

In realtà il nuovo titolare del Lavoro non ha torto a spiacersi. Dopo anni di dichiarazioni sopra le righe dei ministri berlusconiani Sacconi e Brunetta e soprattutto dopo l’azione devastante del centro destra, Fornero fino ad ora non si è certo distinta per aggressività.

Per altro alcuni sindacati sono stati favorevoli a qualsiasi riforma, a prescindere, per cui oggi appare bislacco vedere chi firmava accordi separati sulle barricate.

E comunque, se così continuano le cose, alla fine ci sarà da chiedersi chi sarà rimasto da licenziare. Argomento sul quale nessuno è in grado di dire qualcosa di sensato.

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