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Erika De Nardo e gli italiani

Autore: . Data: mercoledì, 7 dicembre 2011Commenti (0)

L’adolescente responsabile di un terribile fatto di cronaca nera è tornata in libertà dopo anni di carcere. Ed i cittadini che hanno applaudito al Bunga Bunga si indignano.

Il nostro è uno strano Paese. Non sono pochi quelli che si lasciano raccomandare, che cercano ‘un aiutino’ per ottenere un documento, che non chiedono la fattura all’draulico, che se possibile aggirano qualsiasi norma o regolamento.

Queste persone, tuttavia, quando si tratta di valutare il comportamento altrui diventano inflessibili censori.

In questi giorni una donna di 27 anni, Erika De Nardo, è tornata libera dopo dieci anni di detenzione. Quando uccise, insieme al suo ragazzo Omar Favaro, la madre Susy Cassini e il fratellino Gianluca aveva 17 anni e questo vuol dire che la maggior parte della sua vita da persona consapevole l’ha trascorsa in una cella.

Erika in questi anni, nonostante lo stato disperato dei penitenziari nazionali afflitti dal sovraffollamento, dal degrado delle strutture, dalla mancanza di personale e dalla debolezza dei programmi di recupero, ha affrontato un difficile persorso di riabilitazione e con l’aiuto del fondatore della comunità Exodus, don Antonio Mazzi, sta costruendo la sua nuova vita.

Poco prima della scarcerazione il sacerdote ha scritto alla ragazza ormai donna: “Nessuno è irrecuperabile,  come nessuno è santo per decreto divino. La bestia è sempre in agguato dentro noi. Il domatore talvolta viene travolto, altre volte è immolato, spesso inascoltato. Vorrei che tu capissi quanto è importante rileggere il tuo passato, non per pescare nel torbido ma per rigenerarlo e tradurlo, in novità di vita. La straordinaria dignità di tuo padre, ti sia di stimolo”.

Poi don Mazzi ha svelato quale saranno i prossimi passi di Erika: “Sai bene che ti vorrei mandare, per alcuni anni, all’ estero in una mia struttura, per trasformare una tragedia così sconvolgente in un’ avventura impegnativa e testimoniale”.

Ma se Erika cerca un profilo riservato, il suo complice da mesi si ‘concede’ a radio, televisioni e giornali dichiarando di tutto e di più. Inoltre di recente si è fatto fotografare sulle tombe delle sue vittime.

La giovane, dopo aver taciuto per molto tempo sulla sovraesposizione mediatica di Favaro, ha preso carta e penna ed ha scritto al Quotidiano nazionale.

Nella lettera si leggeva: “Si vede chiaramente quanto sei viscido e senza dignità. Usare mia madre e mio fratello per farti popolarità. Per farti dei soldi ti sei fatto fotografare al cimitero da loro, ma non ti vergogni, hai reso un sacco di dichiarazioni false, ma non mi stupisce da un vile come te, ma recarti al cimitero e farti fotografare è una cosa da indegno quale tu sei”. “Ti chiedo per l’ultima volta di smetterla di speculare sulla mia famiglia, di certo così non trovi lavoro, sempre che tu non voglia fare il Grande Fratello. Adesso basta, spero che tu abbia capito che devi vivere senza continuare a legarti alla mia famiglia ma come Omar Favaro. È ora che tu spenga i riflettori su di noi”.

Una reazione comprensibile, così come non si spiega lo spazio che i media danno a Favaro, responsabile del crimine quanto Erika e non credibile quando offre ‘testimonianze postume’ rilasciate (vendute?) a tv varie per altro in assenza di contraddittorio.

Sull’intera vicenda, trattata da telegiornali e quotidiani con un’enfasi spiegabile solo dalla necessità di conquistare pubblico, non pochi ‘cittadini benpensanti’ hanno sentito il bisogno di commentare.

Così alcuni hanno scelto il Corriere della Sera on line per esprimere il proprio parere. Ed inconsapevolmente hanno descritto involontariamente ma meglio di molti reportage stato di degrado culturale nel quale è caduto il nostro Paese.

Ecco una breve galleria di ‘pensieri’ affidati al quotidiano milanese da persone evidentemente non al corrente del fatto che il sistema giudiziario italiano sia costruito sul principio della rieducazione e del reinserimento e non sulla logica della punizione fine a se stessa.

Ha scritto un lettore: “Spero che si accorgano in tempo che rimetterli in libertà non è una cosa sensata. La loro vita degna di essere vissuta è finita 10 anni fa. Che buttino via la chiave della loro cella e li lascino a marcire a vita in galera! Vergogna a loro e a chi permette a degli assassini (perchè anche se giovani sapevano benissimo quello che stavano facendo… e sottolineo, inoltre, “con estrema crudeltà”) di rifarsi una vita!”.

Un altro ha aggiunto: “Quei due sono due pazzi, lei non faccia la santarellina che istigò l’altro matto nella tragedia. lasciarli in galera per sempre………..Ma come osi chiamare mia madre e mio fratello quando li hai uccisi”.

Ed ancora: “Vedo che hai anche il sorriso sulle labbra, una persona normale non potrebbe vivere il resto della sua vita. Da che pulpito”.

Non mancano le invettive: “Cioè adesso ti metti anche a dare lezioni di moralita? Dopo che hai avuto il coraggio di massacrare con il tuo fidanzatino tua madre e il tuo fratellino che non ti avevano fatto nulla, pretendi anche di dare lezioni? Ma sparisci e tappati la bocca che è meglio, fosse stato per me avrei buttato via la chiave della tua cella”.

Ed infine non poteva mancare un ‘giustiziere della notte’: “Io spero sinceramente che qualcuno gliela faccia pagare. Non merita neanche il respiro questo scarto umano”.

Il risultato di anni ed anni di clientelismo, la demagogia forcaiola della Lega, gli attacchi violentissimi di Berlusconi alla magistratura e l’assoluto silenzio dei progressisti sul tema dei diritti civili hanno generato una cultura diffusa temibile, reazionaria e soprattutto rozza.

E neppure la Chiesa sembra più avere un ruolo, perchè i fautori della pena di morte o quelli del ‘buttare la chiave’ si definiscono non di rado cattolicissimi. A parole, naturalmente.

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