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Clima: a Durban ancora un accordicchio

Autore: . Data: lunedì, 12 dicembre 2011Commenti (0)

Il pianeta è sempre più a rischio, ma il summit mondiale su clima approva l’ennesimo documento dilatorio. Rimandato al 2015 un documento realmente operativo.

Il summit sul clima di Durban si è concluso con una ‘non rottura’ decisa alle 4 di notte dopo un dibattito che ha superato di 36 le previsioni.

I 193 Paesi membri della Un Framework Convention on Climate change non avendo trovato un reale terreno comune alla fine hanno deciso di concludere entro il 2015 un accordo legalmente vincolante sul clima che dovrà entrare in vigore entro il 2020.

I partecipanti, inoltre, si sono convinti ad istituire il Green Climate Fund, dotato però di una somma esigua, solo 100 miliardi di dollari annui, per consentire ai Paesi più poveri di scegliere forme di sviluppo sostenibile e per affrontare con maggior vigore le conseguenze dei mutamenti climatici.

Rimane in vigore l’impegno a supportare i limiti alle emissioni di anidride carbonica fissati del protocollo di Kyoto fino al prossimo summit del clima, fissato per il dicembre 2012 in Qatar.

La fragile intesa è stata possibile grazie ad una proposta avanzata da Unione Europea, l’Alleanza delle piccole isole (Aosis) e il blocco dei paesi meno sviluppati (LDcs).

Il principio fondante sul quale si dovrebbe andare avanti prevede che solo con un accordo legalmente vincolante sui limite delle emissioni di CO2 si potrà ridurre realmente l’aumento del riscaldamento globale entro il limite massimo di due gradi.

Tuttavia l’India, che col suo rapido sviluppo è diventato anche uno dei leader mondiali dell’inquinamento, si è duramente opposta all’idea di un trattato vincolante che limiti le sue emissioni di anidride al pari degli altri Paesi industrializzati. A sostegno di Nuova Delhi si è schierata la Cina, altro detentore di record di emissioni di C02.

Il compromesso è stato possibile quando un diplomatico brasiliano ha proposto la formula di un accordo con “forza legale”, che alla fine è stato accettato.

Patetici i commenti finali. “E’ una storica pietra miliare, è stato fatto un gigantesco passo in avanti”, ha commentato soddisfatta Maite Nkoana-Mashabane , ministro degli Esteri del Sudafrica, che ha presieduto la conferenza sul clima.

Il Wwf, da parte sua, ha giudicato troppo lunghi i tempi per raggiungere un accordo vincolante e fatto notare che nel frattempo c’è il rischio di un aumento della temperatura media di 4 gradi.

Per questo l’associazione ambientalista ha chiesto a cittadini, istituzioni, imprese “di continuare la pressione e l’azione per vincere la sfida del clima. Dopo due settimane di trattative e un’ulteriore giornata di attesa – ha sostenuto il Wwf in un documento – i governi del mondo hanno raggiunto una timida intesa su un futuro accordo globale sul clima, ma mancano ancora l’ispirazione e l’ambizione necessarie per affrontare il cambiamento climatico e dare speranza a centinaia di milioni di persone che in tutto il mondo soffrono e continueranno a soffrire per gli impatti disastrosi del clima. I governi hanno raggiunto un accordo debole, che ha istituito un Fondo Verde per il Clima con ancora pochi soldi, hanno rimandato le decisioni più importanti sui contenuti del Protocollo di Kyoto e hanno preso un impegno poco chiaro per raggiungere nel 2020 un accordo globale che potrebbe lasciarci legalmente vincolati a un aumento della temperatura globale di 4 gradi, ben oltre i 2 raccomandati dalla scienza per evitare un cambiamento climatico catastrofico”.

Mariagrazia Midulla, responsabile policy clima ed energia del wwf Italia che ha seguito i negoziati a Durban, ha dichiarato: “I governi hanno fatto il minimo indispensabile per portare avanti i negoziati, ma il loro compito è proteggere la loro gente. E in questo, qui a Durban, hanno fallito. La scienza ci dice che dobbiamo agire subito, perchè gli eventi meteorologici estremi, la siccità e le ondate di caldo causate dal cambiamento climatico peggioreranno. Ma oggi è chiaro che i mandati di pochi leader politici hanno avuto un peso maggiore delle preoccupazioni di milioni di persone, mettendo a rischio le persone e il mondo naturale da cui le nostre vite dipendono. ’Catastrofe’ è una parola dura, ma non è abbastanza dura per descrivere un futuro con 4 gradi di aumento della temperatura globale”.

Midulla ha continuato: “Alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, hanno mostrato di non essere interessati a favorire un ambizioso esito dei negoziati. Gli Usa, preoccupati della politica in patria, si sono battuti su alcune parole, ma hanno del tutto mancato il fine principale: limitare il cambiamento climatico piu’ pericoloso. Complessivamente, la responsabilità di questo fallimento va attribuita a una manciata di governi, come Stati Uniti, Giappone, Russia e Canada, trincerati sulle loro posizioni, che hanno fortemente frenato il livello di ambizione dei negoziati. E questo ci ha portato al punto in cui siamo ora”.

Unico esempio positivo a Durban è stato l’emergere di un ampio gruppo di Paesi innovatori, guidati dalle nazioni più vulnerabili e dagli Stati delle piccole isole tra cui molti Paesi africani.

“Non possiamo continuare su questa strada, o verremo soffocati dal nostro stesso carbonio e termineremo le risorse naturali, e questo significa che non avremo cibo, acqua e energia per tutti – ha insistito la rappresentante del Wwf Italia – Il cambiamento climatico è un problema globale e necessita di una risposta globale. I negoziati di Durban non hanno dato una risposta, ma un percorso. Ma la lotta contro i cambiamenti climatici è tutt’altro che finita, sia all’interno del processo negoziale sia al di fuori di esso. Le emissioni di gas serra quest’anno sono arrivate ai livelli massimi. Abbiamo bisogno di una risposta compatta al problema, con un’azione continuativa contro il cambiamento climatico da parte dei governi nazionali, del mondo delle imprese e dalla società civile, che devono rispondere con convinzione a questa chiamata alle armi. Mentre negoziatori e ministri sedevano dietro le loro porte chiuse, non sentivano l’appello delle persone, dei leader religiosi, dei giovani, delle donne, che protestavano e manifestavano per stimolare un’azione urgente. Queste persone, compreso il Wwf, li riterranno responsabili”.

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