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Ambiente: evitare un disastro annunciato

Autore: . Data: lunedì, 5 dicembre 2011Commenti (0)

Si apre l’ultima e cruciale settimana di negoziazione del vertice Onu sui cambiamenti climatici, a Durban in Sudafrica.  Oggi i testi tecnici, chiusi dai diversi gruppi di lavoro, arriveranno alla sessione plenaria.

Entra dunque nel vivo un summit che, entro venerdì, dovrà cercare una sintesi sui grandi problemi internazionali: il rinnovo del protocollo di Kyoto, la definizione di un mandato negoziale con relativa roadmap per giungere a un nuovo accordo globale entro il 2015,  l’applicazione degli impegni presi l’anno scorso a Cancun.

E’ questa la posta in gioco alla 17/ma Conferenza delle Parti sul clima che conta la partecipazione di 195 paesi, tra cui Stati Uniti, India, e Cina (la meno reticente) dai quali – anche stavolta dopo il fallimento di di Copenaghen – l’Europa auspica segni concreti di impegno per il contenimento dei gas serra, visto che sono anche i maggiori responsabili nel conto globale delle emissioni.

Una sfida cruciale per contenere il surriscaldamento globale ed “evitare un disastro annunciato” ha detto il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, che auspica “la possibilità per l’Europa di tornare a svolgere un ruolo di leadership, battendosi per rinnovare il protocollo di Kyoto la cui applicazione termina a fine 2012. Si tratta per l’Ue di un impegno che non richiede grandi sforzi aggiuntivi rispetto all’obiettivo comunitario già  fissato del 20 per cento di riduzione delle emissioni entro il 2020 e di un aggiornamento al 30 entro la stessa data. L’aggiornamento sarebbe, peraltro, una procedura tecnica, già prevista dal Protocollo di Montreal per la protezione dello strato d’ozono, che non comporta una nuova ratifica”.

Per il Wwf “la musica deve cambiare, e dopo la riapertura dei giochi da parte della Cina, la palla passa all’Unione Europea”.

Sembrerebbe invece mantenere basse le aspettative su Durban il ministro dell’Ambiente Corrado Clini: “Sul tavolo – ha detto – i problemi sono gli stessi di due anni fa”.

Per Clini “si tratta di far convergere le strategie energetiche globali e gli investimenti sull’energia con gli obiettivi ambientali. Dobbiamo avere una strategia globale da qui ai prossimi 30 anni”.

In uno studio dell’Istituto per la Tecnologia di Zurigo e pubblicato da Nature Geoscience si legge: “I nostri risultati mostrano che è estremamente probabile che almeno il 74 per cento del riscaldamento osservato sia dovuto all’uomo, e solo il restante 26 a cause naturali anche l’aumento delle radiazioni solari ha contribuito solo per 0,07 gradi centigradi sul totale”.

E l’effetto dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo sembra destinato a peggiorare: secondo un altro articolo pubblicato da Nature Climate Change nel 2010 la produzione globale di questo gas serra è aumentata del 5,9 per cento, arrivando a livelli mai toccati prima.

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