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Travolti dalla miseria e senza casa. Un esercito che cresce nell’Italia della crisi

Autore: . Data: venerdì, 4 novembre 2011Commenti (0)

I cosiddetti homeless sono almeno 60mila. Erano 17mila nel 1999. Un fenomeno i crescita che non cattura l’interesse di nessuno.

L’ultima volta che li avevano’contati’, dodici anni fa, i poveracci costretti a vivere per strada erano per l’80 per cento uomini tra i 28 e i 47 anni. Adesso il loro numero si è moltiplicato almeno per cinque, almeno secondo i primi risultati di una ricerca realizzata dalla Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (Fiopsd), ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Caritas e Istat.

“Il numero di 60 mila è sicuramente sottostimato” ha detto Paolo Pezzana, presidente della Fiopsd, presentando lo studio “Dai un nome agli invisibili”, condotto in 12 aree etropolitane, nei comuni sopra i 100 mila abitanti e in tutti i capoluoghi di provincia.

Nel 1999 la Fondazione Zancan di Padova (su richiesta della Commissione d’indagine sull’esclusione sociale) aveva calcolato che i cittadini costretti a vivere in condizioni di estrema povertà erano ‘solo’ 17mila, per il 50 per cento italiani e per l’altro 50 stranieri.

L’obiettivo, ha osservato Pezzana, “è censire i servizi che in Italia si occupano di senza dimora e ottenere, tramite un algoritmo elaborato da Istat, una stima accurata del numero di persone che li frequentano”.

“La povertà assouta viene registrata dall’Istat in base all’indagine condotta annualmente sui consumi delle famiglie”, ha continuato il presidente Federazione, “ma da questa i senza dimora rimangono fuori: di certo tutte le persone in povertà estrema sono anche in povertà assoluta, mentre non è vero il contrario. Fornire i due dati separati servirà anche a calibrare meglio le politiche sulla povertà”.

Per approfondire ulteriormente le conoscenze sul fenomeno, dal 20 novembre al 20 dicembre prenderà il via la seconda fase dello studio, che prevede 5.500 interviste a persone senza dimora, identificate fra quelle che frequentano mense e dormitori.

Intanto è in corso il Censimento 2011 per monitorare la situazione demografica del Paese. Il rischio per i senza dimora è quello di non essere ‘trovati’ e quindi di sparire dai registi dell’anagrafe per diventare dei fantasmi.

Per censire gli homeless di solito si considerano come abitazioni le strutture che funzionano anche da rifugio notturno, ma la Fiopsd chiede piuttosto “di partire dalla residenza fittizia e di considerare come abitazione tutte le strutture presso cui i senza dimora possono ottenerla”.  4

Ma, al di là delle metodologie di studio e delle statistiche, appare chiaro che le persone prive di una abitazione sono migliaia nel nostro Paese e, quel che è peggio, il loro ‘status’ è sempre più mal tollerato da una parte considerevole degli italiani più fortunati.

Gli enti locali ed il governo centrale nulla fanno per promuovere campagne di sensibilizzazione per sconfiggere la particolare forma di razzismo che colpisce questi cittadini.

“I disgraziati che vivono sui marciapiedi”, come vengono chiamati spesso e volentieri, dovrebbero trovare nella assistenza pubblica un alleato per tentare di uscire dall’isolamento nel quale sono costretti, a volte anche per loro stessa scelta. Ma non accade.

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