Totoministri: Monti a Palazzo Chigi in buona compagnia
Abbondano i nomi dei possibili collaboratori del nuovo premier. E c’è poco da star tranquilli.
Dopo il tonfo in borsa di Mediaset le possibilità di un improvviso gioco di prestigio che rimetta Berlusconi in gioco appaiono poche. L’uomo è sempre molto attento ai propri interessi.
Così la strada per Mario Monti appare in salita, ma non troppo. Nel Pdl ci sono dei fieri oppositori, ma soprattutto per questione di poltone.
La credibile agenzia Reuters ha scritto ieri: “Quella che ancora appare incerta è la lista dei ministri. C’è chi dice, con una battuta, che la lista sia “già sigillata in una cassaforte del Quirinale”. “La verità è che ci sono diverse liste sigillate in diverse casseforti, e che ognuno considera la sua cassaforte più sicura delle altre”, sintetizza con una battuta un leader di partito”.
Se il programma del nuovo governo sarà quello di eseguire gli ordini di Sarkozy e Merkel fiatando il meno possibile, per quanto riguarda la compagine i soliti ben informati prevedono divesi vice: Gianni Letta, Enrico Letta, Giuliano Amato. Ma il Letta berlusconiano potrebbe essere anche sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Amato, a seconda dei casi, ministro dell’Interno o degli Esteri.
Potrebbero ritornare nella stanza dei bottoni la inqualificabile Maria Stella Gelmini, Franco Frattini che meglio avrebbe fatto a proseguire la carriera di maestro di sci e Nitto Palma, il cui nome è per l’appunto circolato di recente nell’ambito dell’inchiesta ‘Toghe lucane’.
Il Pd, oltre ad Enrico Letta, del quale ancora non è comprensibile la militanza nel centro sinistra, pensa a Pietro Ichino, un liberista per errore convinto di essere progressista e a Vincenzo Visco, il bau bau degli evasori, ma sul quale il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, ha raccontato: “Periodo fortunatissimo, quello del governo Prodi per il giovane Visco. Mentre papà tassava, pochi mesi dopo lui trovava prima una buona consulenza (dal primo luglio 2007) e infine un’assunzione come dirigente a Sviluppo Italia, società controllata proprio dal ministero dell’Economia. Un caso che fece scalpore e che venne difeso a spada tratta dall’amministratore delegato di Sviluppo Italia, Domenico Arcuri, che giunse perfino a sostenere che Visco jr avesse mostrato un coraggio leonino ad accettare la sfida di quella assunzione nella società vigilata da papà ”.
Poi ci sono i ‘tecnici’, come Lorenzo Bini Smaghi,il banchiere che non si è fatto dimissionare di imperio dai pasticci combinati da Berlusconi e Sarkozy, il direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli.
Non manca neppure l’indagato di turno, ovvero Raffaele Fitto, per peculato, coinvolto in processi per corruzione, abuso d’ufficio, illecito finanziamento ai partiti, concorso in turbativa d’asta e interesse privato.
Casini, uno specialista della navigazione in mari tempestosi, si starebbe interessando a sistemare l’ex presidente dell’Enel Piero Gnudi.
Poi ci sarebbero gli ‘uomini del presidente’, ovvero i fedelissimi di Monti. Tra loro si sono fatti i nomi di Guido Tabellini, rettore della Bocconi e Francesco Giavazzi, economista ed editorialista del Corriere della Sera.
Qualcuno ha parlato anche dell’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, che prese il posto di Tremonti nello scorso governo Berlusconi.
Oggi, naturalmente, il totoministri si arricchirà di nuovi candidati perchè l’arte della divinazione rende felici giornali e lettori.
Ma al momento una cosa è quasi certa: la ‘nomenclatura’ in qualche modo sopravviverà a se stessa e, come nel gioco dei quattro cantoni, i soliti noti continueranno ad occupare le sedie che contano. E con ogni probabilità non smetteranno di fare danni.


I nomi degli eventuali collaboratori di Mario Monti sono poco importanti; la cosa più importante consiste nel fare quella rivoluzione liberale promessa demagogicamente da BERLUSCONI nel 1994,in campagna elletorale, e mai effettuata. Essere liberali significa abolire gli steccati corporativi, limitare le spese della politica e lo strapotere della burocrazia applicando, tra le altre cose, la cassa integrazione nel pubblico impiego. Una volta raggiunti tali obiettivi sarà necessario lottare in maniera dura contro l’evasione fiscale, così come hanno saputo fare gli americani, senza guardare in faccia nessuno. Se non siamo capaci di fare le cose suddette si può ipotizzare qualsiasi conseguenza come la trasformazione del nostro paese in una entità nazionale da terzo mondo o l’avvento di un regime totalitario.
Massimo Capri
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