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Stanno uccidendo l’Unione europea

Autore: . Data: martedì, 29 novembre 2011Commenti (0)

Il sogno di in continente unito e senza frontiere, abitato da popoli fratelli e finalmente purificato dalla sua abitudine alle guerre criminali è in via di dissoluzione. Ferito a morte dal capitalismo e dall’ignoranza di Merkel e Sarkozy.

Il 9 maggio del 1950, a pochi anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, Robert Schuman, all’epoca ministro degli Esteri francese, pronunciò un discorso che diede il via alla fondazione dell’Europa unita.

Disse il ministro: “Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei. La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”.

Il vincitore tendeva la mano non ad uno sconfitto ‘qualsiasi’, ma ad Paese che si era macchiato (con fascismo) di colpe mostruose. In nome della pace e per scongiurare qualsiasi pericolo di future guerre, Schuman propose di ‘annullare’ i patrimoni industiali pià importanti di Francia e Germania e di fonderli, così da eliminare concretamente qualsiasi futuro motivo di disputa.

Aggiunse anche il capo della diplomazia di Parigi: “La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i Paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i Paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica”.

Quell’idea magica nel mezzo secolo passato da allora avrebbe potuto diventare realtà: il Vecchio continente che in ‘condizioni di eguaglianza’ riunisce i tanti Paesi che lo compongono per unificarsi.

In questi mesi, invece, proprio Francia e Germania, o meglio i capi di quei due Paesi, Sarkozy e Merkel, in nome dei propri interessi nazionali stanno ricattando tutti gli altri aderenti all’Unione.

Merkel, alla quale le responsabilità storiche del suo Paese durante la Seconda guerra mondiale debbono essere uscite di mente, non è consapevole di star disegando con un inammissibile atteggiamento egemonico nubi inquietanti sul giudizio fino ad oggi positivo che i popoli europei hanno dato della riunificazione tedesca (in realtà annessione alla Repubblica federale della Repubblica democratica). Il cancelliere non vuole in nessun modo rinunciare ad una parte della ricchezza tedesca per soccorrere altri popoli: i greci, prima di tutto, e poi gli italiani, i portoghesi, gli irlandesi, gli spagnoli.

In modo vergognoso alcuni in Europa hanno anche recuperato il vecchio acronimo ‘Piigs’ per descrivere i Paesi dell’Unione in difficoltà. La somma delle iniziali dei più fragili (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) è assonante con ‘pigs’, porco in inglese. ‘Paesi porci’.

Certo, i ‘falliti’ di oggi hanno gravi responsabilità. Governi corrotti, politiche economiche sciagurate, errori marchiani, partiti truffaldini ed elettori che hanno dato fiducia ad incapaci e ladri. Ma ci sono altri attori nella commedia, o meglio nel dramma.

Sono Wall Steet e gli Stati Uniti, che da Reagan in poi (in compagnia dell’inglese Tacther) in nome della ricchezza in crescita permanente, hanno lasciato alla finanza una totale libertà d’azione ed hanno inventato la sciocchezza della supremazia del mercato sugli assetti sociali.

Le banche, gli speculatori della Big Apple, gli interessi inconfessabili di alcuni governi e soprattutto una gigantesca operazione di disinformazione di massa non hanno permesso ai cittadini del Nord del mondo di capire quello che stava accadendo. E non lo stanno facendo oggi, mentre si annuncia un cambiamento epocale e nessuno è in grado di prevederne i contorni.

Il rilancio politico dell’Europa a questo punto dovrebbe essere il punto centrale sul quale organizzare la difesa di una strategia unitaria di grande spessore ideale ed invece si ha l’impressione che la sola preoccupazione sia quella che riguarda la salvezza ‘dell’area dell’Euro’. Ma che senso ha una moneta che non riesce a riallineare i singoli Paesi su un piano prospettico comune?

I leader del Vecchio continente dovrebbero immediatamente trovare un accordo di reciproca assistenza, finalizzato alla sopravvivenza delle più importanti conquiste della democrazia europea: lo stato sociale e la difesa dei diritti. E su questo e per questo riscrivere le regole, fino a mettere in discussione la restituzione di debiti virtuali a speculatori internazionali.

Invece in nome di bilanci formalmente in pareggio (altra cosa è la sostanza) si sta sacrificando l’essenza stessa della mutualità. Per questo l’Europa sta morendo, seppellita dai dictat di politici di terza classe e di banchieri truffaldini.

E non si capisce come sia possibile che questi temi non siano neppure sussurrati. Tantomeno dai progressisti.

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