L’Europa dei sordi verso la dissoluzione
I leader dell’Unione insistono nella strategia dei ‘conti prima di tutto’. Dopo aver devastato la Grecia adesso è la volta dell’Italia. Per noi si avvicinerebbe l’ennesima manovra, questa volta da 20 miliardi.
L’obiettivo sarebbe sempre lo stesso, quello del pareggio di bilancio entro il 2013. Traguardo, secondo i leader ormai fuori di senno che si sono riuniti a Bruxelles ieri, ispensabile per ‘salvare’ l’Euro.
A nulla è servito il pasticcio greco, che da più di un anno sta trascinando un popolo intero verso la più cupa povertà senza che un solo elemento positivo sia stato realizzato.
E la stessa incertezza ha coinvolto Spagna, Irlanda, Portogallo, Ungheria, Italia e non solo.
Perchè solo due giorni fa gli esperti dall’agenzia statunitense Moody’s hanno sostenuto in un ‘rapporto speciale’ sull’Europa che il rapido aggravamento della crisi del debito nella zona euro minaccia le valutazioni di solvibilità di tutti i Paesi del Vecchio continente.
Tra le pretese germanocentriche del cancelliere Merkel, i giochi di prestigio di un Sarkozy ormai prossimo all’iscrizione al club dei disastrati e la sostanziale passività degli altri, l’Unione non comprende che l’unica difesa credibile è la definizione di un patto di ferro che trasformi una alleanza fondata sulla moneta e sugli affari (falliti) in un fronte politico compatto che imponga al mondo una revisione profonda delle regole che organizzano l’attività delle banche e del mondo finanziario.
Inoltre, un rapporto dell’Unione sul nostro Paese afferma che “la legislazione sul lavoro continua a offrire elevata protezione a chi è dentro, mentre a chi è fuori, soprattutto a donne e giovani, restano lavori precari e nessun sussidio di disoccupazione”. Per questo Bruxelles raccomanda una riforma del mercato del lavoro per eliminare le “differenze”, visto che “le passate riforme hanno affrontato solo parzialmente la rigidità del mercato ed hanno aumentato l’occupazione al costo di aumentarne la frammentazione”. Insomma, l’Unione non propone l’aumento delle tutele per i meno garantiti, ma ulteriori forme di ‘flessibilità ’ da applicare a chi ha un lavoro a tempo determinato. Una maggiore facilità a licenziare per essere sintetici.
Si tratta come è facile capire di ipotesi deliranti, ancor più preoccupanti se si pensa che un fondo di investimento americano o giapponese con la propria azione speculativa può influenzare la politica interna di uno Stato sovrano fino al ridimensionamento dei diritti dei lavoratori.
Sulla prossima possibile manovra italiana, inoltre, peserà la questione pensioni. Secondo alcune indiscrezioni l’età per smettere di lavorare sarà innalzata e potrebbero essere necessari dai 41 ai 43 anni per ottenere il meritato riposo.
Chi invece è già in pensione potrebbe vedere l’assegno mensile bloccato e non più legato all’inflazione.
Non si spiega come possa riprendersi l’economia se da una parte l’allungamento abnorme degli anni di lavoro bloccherà inevitabilmente l’occupazione dei giovani e dall’altro se gli anziani pensionati saranno sempre più poveri e quindi non in condizione di sostenere i consumi e quindi la produzione.
La giostra dei ‘risanatori’, poi, ha di nuovo rilanciato il ritornello demagogico della ‘stretta’ nei confronti dei parlamentari. Le nuove disposizioni dovrebbero limitare i vitalizi dei parlamentari ed anticipare il passaggio al sistema pensionistico contributivo già al 2012.
Anche in questo caso la propaganda nasconde una realtà molto più complessa: un eletto ‘ricco’ dopo la fine del mandato torna al suo lavoro, mentre per un deputato o senatore ‘povero’ si ritrova disoccupato. Per questi ultimi i costituenti avevano previsto le tutele ed quando non ci saranno più garanzie la politica sarà sempre di più un affare per pochi.
Come si vede il vuoto politico di questi mesi sta producendo danni gravissimi. Non si capisce fino a che punto recuperabili.


Lascia un commento