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L’Egitto nel caos

Autore: . Data: lunedì, 21 novembre 2011Commenti (0)

Il Paese, alla vigilia del voto, è travolto dallo scontro tra regime e occupanti di piazza Tahrir. I futuri vincitori delle elezioni, i Fratelli musulmani, guardano e sorridono.

Al Cairo da alcuni giorni alcune migliaia di cittadini stanno manifestando contro in piazza il capo del Consiglio supremo delle forze armate, il maresciallo Hussein Tantawi, e contro il governo che secondo i dimostranti, “continuano la politica di Mubarak”.

Quella che molti superfiaciali osservatori occidentali avevano chiamato ‘primavera egiziana’ si sta rivelando un incubo peggiore del regime del deposto presidente.

La caduta di Mubarak aveva permesso ai militari di riprendersi il potere che l’ex leader sembrava voler lasciare in eredità al figlio, un tecnocrate con passaporto inglese, educato all’Università americana del Cairo, formatosi alla Bank of America di Londra e del tutto estraneo alla casta dei forze armate.
Ma con l’arrivo della giunta Tantawi la popolazione aveva mostrato rapidamente di sostenere l’organizzazione dei Fratelli mussulmani, radicata nel Paese e l’unica in possesso di una rete organizzativa diffusa ed efficiente.

Così il presunto ‘popolo di Facebook’ che i giornalisti avevano eletto a protagonista della ‘rivoluzione egiziana’ si è mostrato per quello che era, ovvero una eterogenea massa di manovra probabilmente influenzata da settori che per nulla cercavano una democratizzazione del Paese.

Ieri negli scontri tra gli ultimi ‘resistenti’ di piazza Tahrir e polizia ed esercito su 5 mila manifestanti ci sarebbero stati tredici morti e, secondo al Arabiya, 1.194 feriti. Sabato in altri incidenti c’erano stati un altro morto e centinaia di feriti.

La piazza ieri mattina era piena di tende nelle quali avevano dormito numerosi manifestanti. Tutti gridavano contro il maresciallo ed il governo militare. Subito c’erano stati scontri intorno al ministero dell’Interno, molto vicino a piazza Tahrir, con un bilancio di almeno 15 feriti, tra manifestanti e poliziotti.

Gli incidenti, secondo le forze di sicurezza, erano scoppiati quando centinaia di manifestanti avevano attaccato gli agenti ed i poliziotti avevano risposto utilizzandogas lacrimogeni. Poi nella piazza erano entrati i mezzi blindati della polizia ed agenti antisommossa che hanno picchiato i contestatori con violenza.

Dalla diretta di Al Jazira appariva chiaro come la polizia avesse l’ordine di non risparmiare nessuno. Tuttavia, dopo il raid i manifestanti erano ritornati in piazza a protestare.

Nel pomeriggio la giunta militare si è riunita e si è impegnata a far svolgere le elezioni legislative il 28 novembre prossimo.

In un comunicato il Consiglio Supremo ha sostenuto che “quanto sta succedendo ora ha per obiettivo quello di far annullare le elezioni e di impedire la creazione delle istituzioni dello stato democratico”. “Il governo esprime pieno appoggio al ministro dell’Interno – proseguiva il testo – e ringrazia gli ufficiali per aver mantenuto saggezza durante gli incidenti”.
“Il governo – concludeva il comunicato – continua gli sforzi per raggiungere un’intesa generale per la designazione dei componenti della commissione che dovrà elaborare la nuova costituzione”.

I manifestanti chiedevano le dimissioni del ministro dell’Interno e dell’intero governo e sollecitavano la nomina di un governo di salute nazionale.

A rendere la situazione ancora più caotica nella capitale egiaziana, poi, altri scontri di fronte alla sede egiziana della Lega Araba tra cittadini ostili al regime siriano di Bashar Al Assad e suoi sostenitori.

Gli oppositori del presidente siriano sono accampati davanti alla Lega Araba da settimane, ed hanno affermato di essere stati aggrediti da circa 150 persone che innalzavano cartelli con il ritratto di Assad. Dopo i tafferugli, i pro-Assad, fra i quali l’attore siriano Zuheir Abdel Karim, si sono rifugiati nell’ambasciata siriana, a circa due chilometri dalla Lega Araba.

Il caos sembra aiutare l’organizzazione integralista dei Fratelli mussulmani, già considerata la futura vincitrice delle elezioni. Al Cairo, come è successo a Tunisi, si rafforza il radicalismo religioso e la stessa cosa potrebbe accadere in Libia, dove gli estremisti islamici sono stati i protagonisti della rivolta contro Gheddafi. Ma dov’è la presunta ‘primavera araba’?

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