Crisi: adesso è Merkel nei guai
La stupidità del Cancelliere tedesco ha prodotto un risultato facilmente prevedibile: gli investitori non comprano i Bund. E cresce il dramma della povertà.
La giostra dei buoni del tesoro, dello spread e del debito sovrano continua. Ieri la Repubblica federale ha tentato di vendere 6 miliardi del suo nuovo Bund decennale, ma è riuscita a mala pena a collocare la metà di quel valore, producendo il paradosso di far comprare l’invenduto alla propria banca centrale. Insomma, i tedeschi si sono comprati il loro stesso debito.
Gli investitori internazionali non hanno premiato l’offerta tedesca perchè era poco conveniente, visto che offriva un rendimento del solo 1.98 per cento. Insomma, Berlino è così forte che nessuno trova interessante scommetterci sopra.
La Germania, guidata da un Cancelliere del tutto priva di senno, da mesi sta aggravando una crisi già drammatica.
Prima Merkel ha ritardato il ‘salvataggio’ della Grecia, facendo tracollare quel Paese e moltiplicando l’effetto a catena del default di Atene sull’Europa. Poi ha bloccato una politica unitaria dell’Unione nei confronti della crisi internazionale (Eurobond) per difendere i propri interessi nazionali, salvo non capire che una Germania ultra forte in una Europa in fiamme non avrebbe spento l’incendio altrui, ma appiccato il fuoco anche alla Repubblica federale.
Sempre Merkel, che per altro ha perso in tutte le ultime consultazioni elettorali, ha tentato con un altro leader di poco conto, il francese Sarkozy, di imporre al Vecchio Continente una leadership Berlino-Parigi ormai tramontata per l’arrivo dei guai anche in Francia, ormai nel club dei Paesi in fallimento insieme a Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e naturalmente Italia.
Tra le righe c’è anche il quasi saltato tentativo di salvare la banca franco-belga Dexia, che potrebbe fal ballare anche Bruxelles, per altro senza governo da mesi.
Inutile infine rimarcare che per l’Italia le cose vanno come sempre, ovvero male. Il famelico spread sui decennali ha sfondato ancora una volta quota 500, toccando i 505 punti base nella primissima mattinata. Poi è sceso a 483 punti perchè la Bce è intervenuta proteggendo Italia e Spagna.
Ieri, poi, nell’ambito del 35.mo convegno nazionale delle Caritas diocesane, monsignor Giuseppe Pasini, ex direttore della Caritas italiana e oggi presidente della Fondazione E. Zancan, ha detto: “Stiamo fabbricando oggi i poveri di domani”:
Nel 2010, infatti, i “poveri relativi” in Italia hanno sfondato la quota degli otto milioni, mentre i “poveri assoluti” hanno superato la soglia dei tre milioni.
La disoccupazione, come si sa, è arrivata all’8,4 per cento e colpisce soprattutto giovani, donne e immigrati, che diventano automaticamente le categorie a rischio povertà.
Grave anche la situazione dei lavoratori precari e delle famiglie, di cui l’11 per cento vive sotto la soglia di povertà.
“Ci vogliono precise riforme di politica familiare, oltre che fiscale e dei servizi”, ha spiegato mons. Pasini, constatando il più totale “disimpegno politico nel contrastare e ridurre la povertà”.
Il sacerdote ha infine rilevato come il disimpegno politico si fondi su una “cultura sottostante che considera la povertà una realtà fisiologica della società, assolutamente ineliminabile e attenuabile solo con la solidarietà libera e spontanea della società civile”.
Il presidente della Fondazione, da parte sua, ha sottolineato l’urgenza di interventi di giustizia che definisce “indispensabili” e derivanti specialmente dalla solidarietà istituzionale, che è “iscritta nella Costituzione”.
Ma se a Palazzo Chigi ci si appresta a ritardare l’età pensionabile, impedendo così ai giovani di entrare nel mondo del lavoro (per citare solo una delle sciocchezze all’ordine del giorno), a Bruxelles (nel suo ruolo di cuore dell’Unione europea) una banda di folli continua a subire la stupidità di Merkel (e Sarkozy) e non accenna neppure a riflettere su un disastro che richiede misure immediate e radicali per evitare che la già grande recessione si trasformi in una depressione dagli estiti imprevedibili e drammatici.


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