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Calabria: ospedali di montagna chiusi in nome dei bilanci

Autore: . Data: martedì, 29 novembre 2011Commenti (0)

Anni di sperperi e malgoverno hanno messo in ginocchio la Regione e l’intero Paese. La soluzione allora è ‘tagliare i servizi sociali’.

Sergio Gambino, membro del comitato in difesa dell’ospedale di Serra San Bruno, ha detto senza mezzi termini: “Ci stanno facendo morire come i topi!”. Poi ha raccontato: “Ad agosto, a Serra, è morto il parroco. Don Francesco Timpano ha avuto un infarto e dopo tre quarti d’ora di agonia sul divano, ancora l’ambulanza (l’unica) non era arrivata. E’ arrivata solo dopo quarantacinque minuti dall’allarme, un’ambulanza privata, con il solo autista. Un volontario che fa il termoidraulico. Don Francesco Timpano è morto sul lettino dell’ambulanza, quando poteva essere salvato. Aveva sessantasei anni”.

Nella regione meridionale si vorrebbero chiudere gli ospedali di montagna di Acri, Serra San Bruno, San Giovanni in Fiore e Soveria Mannelli e per questo il 2 dicembre a Reggio calabria arriveranno i rappresentanti di quei comuni insieme a 20 sindaci del Reventino per protestare contro la decisione della giunta Scopelliti.

E mentre si decide di ‘eliminare’, le strutture sanitarie in funzione sono al collasso.

Ha spiegato Stefano Ritacco, del comitato di Acri: ” Ho trascorso tre giorni in pronto soccorso, mio padre ha avuto un blocco renale. Ma non c’era un posto per ricoverarlo in tutti gli ospedali della provincia di Cosenza, Catanzaro e Crotone. E ho visto con i miei occhi tantissima gente, soprattutto anziana, andare via dall’ospedale disperata. Non c’era possibilità di ricovero per loro. E’ una situazione terribile”.

Al disagio della popolazione ha risposto la Regione con toni surreali, descrivendo una presunta  “resistenza inacculturata”, prodotta da chi non comprende che il debito sanitario c’è e dev’essere sanato.

Inutile chiedere all”ente pubblico chi ha prodotto il buco di bilancio e perchè. Anche se gli sperperi e le lottizazioni sono sotto gli occhi di tutti da anni.

I comitati hanno deciso di impugnare il decreto sul riordino della rete ospedaliera e nello stesso tempo chiederanno un ospedale generale a paese, poichè ritengono che non sia sostenibile lasciare alcuni comuni senza assistenza sanitaria generale.

Intanto  Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli, quattro borghi  appollaiati tra le montagne tra le province di Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia hanno chiesto aiuto ad Emergency per ottenere dall’associazione umanitaria degli ospedali da campo.
I 4 paesi montani, raggiungibili solo percorrendo strade strette e tortuose, a perenne rischio di frane e di inverno immerse nella nebbia o coperte da ghiaccio e neve, sono destinati a restare senza presidi medici.

Il buco della Regione Calabria, non nato dal nulla, ma prodotto dagli amministratori, ha raggiunto il miliardo di euro. Per questo si è deciso di ‘ridimensionare’ un servizio essenziale come la sanità.

Fausto Sposato, sindacalista della Cgil ha sostenuto che “non può esserci un piano di chiusura di strutture ospedaliere senza un rafforzamento dell’attività territoriale sanitaria. Il presidio AB dell’Annunziata di Cosenza, che è l’ospedale principale della provincia, sta letteralmente scoppiando, perchè non riesce a far fronte a tutte le richieste e di urgenza e a quella programmate, dei pazienti di una delle province più grandi d’Italia”.

A tutti, sindaci, sindacalisti e cittadini, tuttavia va posta una domanda semplicissima: “Ma mentre un fiume di denaro finiva nel nulla non vi accorgevate di nulla? E perchè avete continuato a sostenere amministrazioni incapaci o truffaldine?”.

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