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Berlusconi e le dimissioni farsa

Autore: . Data: giovedì, 10 novembre 2011Commenti (0)

Il Cavaliere si dovrebbe dimettere per tornare a casa. Opposizione e commentatori politici vivono nel mondo dei sogni. Napolitano nomina Monti senatore a vita.

Nello stupefacente (in tutti i sensi) mondo dei partiti e del giornalismo, ieri si sono raggiunte vette stellari di delirio. Le borse dimostrato che il problema non è solo Berlusconi, ma un complesso mix tra deficit strutturale del nostro Paese, interessi ‘segreti’ franco-tedeschi e inesistenza di una alternativa chiara.

Intanto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, dopo anni di pennichella della sua associazione e dei suoi colleghi dichiarava senza reticenze: “Nonostante alcune decisioni prese dal governo e dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in queste ore stiamo vivendo un momento drammatico. Oggi siamo nel baratro [...] Non ci meritiamo di finire come la Grecia. Sono anni che chiediamo riforme, è necessaria una grande discontinuità ma nulla è stato fatto [...] Non possiamo stare neanche per molte ore in questa condizione perche questo vuol dire rischiare che l’Italia non abbia più la possibilità di finanziarsi e questo può avere conseguenze drammatiche”.

Tuttavia, questa condizione di estremo pericolo non è comparsa all’improvviso e dal nulla. Da almeno due anni e mezzo il Paese è strangolato da una crisi furibonda.

Nessuno sembra ricordare i dati sulla cassa integrazione, la crescita costante della disoccupazione (non solo quella giovanile), l’espandersi del fenomeno della povertà a fasce sociali sempre più contigue al ceto medio. E soprattutto nessuno sembra ricordare il fatto più importante, ovvero lo stop della crescita. Per non parlare della corruzione diffusa e dello sperpero di risorse pubbliche da parte di partiti voracissimi.

E’ dal 2009 che si vedono i segni del cedimento strutturale della nostra economia. Dall’inizio della legislatura, inoltre, era chiaro il tentativo di Berlusconi di trasformare l’Italia in una spa della quale autonominarsi amministratore unico.

Da sempre le forze più responsabili ed i sindacati avrebbero dovuto fermare il Cavaliere, tentando di costruire un blocco sociale consapevole dei rischi del berlusconismo e capace di provocare la caduta del governo. Perchè il problema del default di oggi è prima politico e poi economico o finanziario.

Invece, per citarne uno, Veltroni, quando era segretario del Pd, pensava addirittura ad un ‘dialogo’ col centro destra ed in seguito il principale partito di opposizione si è trastullato (e si trastulla) con un dibattito interno via via espresso da personaggi da operetta, come Serracchiani, Renzi, Fioroni, Gentiloni, Scalfarotto, ecc.

Non si vede nulla si convincente a sinistra a riguardo del programma di rifondazione della Repubblica italiana.

Inoltre in ogni regione, provincia e comune del Paese destra, centro e sinistra hanno lottizzato tutto il lottizzabile, senza curarsi della credibilità dello Stato e senza individuare linee guida innovative sulle quali indirizzare il sistema finanziario, industriale e produttivo nazionale.

In sintesi, il paziente Italia è rimasto senza cure per anni e la malattia vera si chiama Seconda Repubblica. La Prima, quella morta con Tangentopoli, non è stata liquidata da una nuova generazione di politici, ma è finita con il diventare la creazione perversa dalle seconde linee della vecchia classe dirigente. Alcuni nomi? Berlusconi (amico fraterno di Craxi), Letta, Cicchitto, Scajola, Pisanu, Formigoni, Sacconi, Brunetta, ecc.

In questo scenario da film horror pensare che il Cavaliere si faccia da parte è quindi del tutto improbabile. Per il carattere del personaggio e per i suoi interessi personali, alcuni direbbero di bottega.

L’uomo di Arcore tenterà fino alla fine di ottenere elezioni anticipate e la trovata del ‘governo di salvezza nazionale’, semmai guidato da Mario Monti (appena nominato al volo da Napolitano senatore, forse per fornirgli un pass di alto profilo in vista della mission impossible) è una sciocchezza. Uscire dal coma vuol  dire avere una equipe di prim’ordine a disposizione, una terapia sperimentale, strutture efficientissime. Bersani, Fini, Casini, Scajola, Pisanu e Maroni (Di Pietro è contrario) con il povero Monti a guidare le truppe cammellate dei parlamentari in attesa di rielezione sono patetici.

Berlusconi sa che investendo le sue enormi disponibilità finanziarie e la sua macchina mediatica in una campagna elettorale potrà contenere i danni al suo schieramento. Non per vincere la consultazione o per ‘salvare’ il Paese, ma per ottenere una forza sufficiente a paralizzare l’attività del nuovo governo in quei campi che potrebbero essere fatali per i suoi interessi personali e di famiglia.

La sorte del Paese non è mai stata al centro delle attenzioni di Berlusconi e contemporaneamente gli investitori internazionali sanno molto bene che la sostituzione del ‘re del Bunga Bunga’ con qualcun altro non significherà l’automatico arrivo nella stanza dei bottoni di una compagine compatta e con le idee chiare.

Senza fraintendimenti: il cosiddetto governo di ‘salvezza nazionale’ non risolverà nulla, il crack è già nei fatti. L’Europa franco-tedesca ed il rigorismo come hanno affondato la Grecia affonderanno altri, come dimostra l’invio di ispettori a Roma ieri. Un segnale di sfiducia che di certo non ha allentato la pressione della speculazione. Anzi, c’è da supporre che qualcuno a Berlino e Parigi in stato di allucinazione stia elaborando qualche balzana strategia per costruire una Europa piccola e subalterna alla ‘potenza’ dell’asse Parigi-Berlino. D’altra parte Sarkozy e Merkel sono nani alla ricerca di un posto al sole in vista di una certa non rielezione.

Il caos, insomma, regna sotto il cielo d’Italia. L’unica cosa certa è che Berlusconi Silvio, tessera P2 1816, non lascerà la scena. Al massimo delegherà un prestanome a rappresentarlo. Finchè Sansone non muoia con tutti i Filistei. A domani per gli aggiornamenti.

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