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Berlusconi e crisi: ‘Subito un tavolo sul programma’

Autore: . Data: giovedì, 10 novembre 2011Commenti (0)

A sinistra è avviata la discussione in vista del possibile voto. L’intervento di Gian Paolo Patta, già segretario nazionale Cgil e oggi co-promotore, insieme a Cesare Salvi, del Movimento per il Partito del Lavoro.

Le recenti elezioni amministrative, l’esito positivo dei referendum, la rottura col governo di tutte le principali organizzazioni sociali del Paese (Confindustria compresa) ci avevano convinto che il ventennio berlusconiano stesse arrivando al capolinea.

La recentissima votazione sul Rendiconto dello Stato ha probabilmente posto la parola fine all’esperienza devastante di questo governo, ma gli scenari possibili sono tanti e resta un dato di fatto che Berlusconi ha giocato fino in fondo la battaglia per il potere: è partito con la scissione della Confindustria, ha proseguito con quella della Confapi e attraverso la risposta alle pressioni dei governi di Francia e Germania ha rilanciato sui temi che creano divisioni nella opposizione: non solo tra centro, centro-sinistra e sinistra, ma anche all’interno dello stesso Pd. E se non è più riuscito, recentemente, a convincere la Cisl e la Uil è accaduto anche perché il mondo cattolico, da un dato momento in poi, ha deciso di non dare più nessun credito al capo del governo.

Berlusconi quindi continuerà a battersi, soprattutto se la Lega resterà sua alleata.

Uno degli scenari possibili, anche se non è affatto detto che sia il più probabile, sarà il rapido ricorso alle urne. Qualora le opposizioni politiche e sociali non riuscissero a raggiungere una credibile unità rischieranno di perdere le elezioni. La crisi è talmente grave (nei prossimi mesi aumenteranno i licenziamenti in maniera seria e si prevede una nuova recessione) che una opposizione divisa e priva di una forte leadership rischia di non essere credibile per governare il Paese in una fase così difficile. Del resto sono ancora vive nella testa degli elettori le non esaltanti esperienze dei governi di centro-sinistra.

Occorre quindi affrontare con nettezza i due termini della questione: leadership e programma. La posizione fino a oggi tenuta dalla Federazione della Sinistra rischia di autoescluderla da questa partita fondamentale e di favorire uno spostamento verso il centro dell’equilibrio delle forze di opposizione.

Sul programma occorre pretendere che esso vada scritto, nei pochi punti essenziali, insieme ai movimenti più significativi e alla Cgil che ha realizzato negli ultimi 24 mesi ben sei scioperi generali e si appresta a manifestare a Roma il 3 dicembre. E’ naturale che la politica si assuma la responsabilità di tratteggiare i punti essenziali del programma ma anche stante il suo distacco dal Paese reale non può evitare un confronto con le forze più vive della società. Si apra dunque immediatamente un tavolo comune sul programma.

Sulla leadership è urgente e doveroso un chiarimento interno al Partito Democratico. Un conto sarebbe la scesa in campo nelle primarie di un unico candidato del Pd, un altro scenario si prospetterebbe con più candidati dello stesso partito.

Lo stesso tema si propone a sinistra del Pd: appare sempre più difficile credere che ci sarà la sola candidatura di Vendola. Lo stesso Vendola non assume nessun impegno né sul piano del confronto programmatico né sul piano della apertura politica con la Federazione della Sinistra e gli altri soggetti (Federazione dei Verdi, movimenti, organizzazioni sindacali, eccetera). Non sembra interessato a coagulare tutte le forze necessarie  a cercare di vincere le primarie ma a ottenere solo una buona  affermazione del suo partito o peggio ancora una sua personale. Se non darà segnali diversi non dia per scontato il consenso di tutta la sinistra.

Non possiamo permetterci mesi di primarie caratterizzate da toni come quelli sentiti in questi giorni intorno all’iniziativa di Renzi, né possiamo cullarci sui sondaggi (nel 2006 abbiamo rischiato di perdere le elezioni per poche migliaia di voti per non parlare dei sondaggi che circolavano nel  2008). E’ bene trovare una mediazione fra tutti se non vogliamo essere relegati alla opposizione e regalare un’altra vittoria a Berlusconi che definitivamente trasformerebbe il sistema politico in regime. Apriamo subito un tavolo comune sul programma, definiamo le regole delle primarie e decidiamo pochi candidati che non si sbranino davanti al Paese ma pensino all’interesse generale anche quando sono portatori di legittimi punti di vista diversi.

Se non saremo all’altezza dei nostri compiti saranno i  lavoratori e i pensionati a pagare i prezzi più pesanti e per i giovani il futuro si farebbe buio pesto. Il resto è politicismo.

Gian Paolo Patta
Movimento per il Partito del lavoro

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