Renzi e i media megafono del nulla
Il sindaco di Firenze e i suoi seguaci hanno offerto dalla Leopolda uno spettacolo di superficialità senza precedenti. Pompato da giornalisti a corto di notizie, il Big Bang dell’inquilino di Palazzo Vecchio dimostra come il berlusconismo alberghi anche a sinistra.
In passato si erano definiti ‘rottamatori’ i militanti del Pd che si sono riuniti nel fine settimana alla stazione Leopolda di Firenze. Ora si presentano come i battistrada per il futuro del Paese.
Seduti ad un tavolo d’annata posto sul palco e con l’obbligatorio ‘Mac’ alla moda in bella vista, i leader della corrente ‘superliberista’ del Pd hanno aperto la loro campagna per sedersi sulla poltrona di comando del principale partito dell’opposizione italiana.
Renzi, politico di professione con flebili esperienze di lavoro maturate nell’azienda di famiglia, è un ex prodiano della Margherita. Secondo alcuni gli sono del tutto ignoti i punti cardinali della cultura di sinistra, ma nessuno sa indicare quali siano quelli che gli sono noti.
Schieratosi al fianco di Marchionne durante il corpo a corpo dell’Ad della Fiat-Chrysler contro i metalmeccanici della Fiom-Cgil, ha accettato di discutere con Berlusconi della situazione del suo Comune ad Arcore, a casa del premier, invece di imporre al Cavaliere un luogo più idoneo. Protagonista del taglio radicale degli stipendi dei lavoratori del Maggio fiorentino (non dei dirigenti), ha permesso l’apertura dei negozi il Primo Maggio, senza un contemporaneo controllo sulla regolarità dei contratti di lavoro stipulati dai datori di lavoro con giovani commessi spesso sfruttati e sottopagati.
Sabato mattina l’apertura del meeting dei ‘renziani’ è stata salutata dal ‘Big Bluff Bang’ organizzato dai lavoratori del Maggio, dalle rappresentanze sindacali dell’azienda di trasporti di Firenze, dal Comitato Conciatori, dal Comitato contro la privatizzazione dell’Ataf, dal Comitato acqua pubblica, dai lavoratori precari del Comune, da quelli degli asili nido, dalle associazioni dei disabili, dalla Carovana per la Costituzione e da altre componenti della società civile fiorentina.
I manifestanti innalzavano cartelli con le scritte “Ma lo conosci veramente?”, “Se lo conosci, lo eviti!”. Alcuni dei contestatori, travestiti da Zorro, gridavano: “Renzi è l’unico a poter fare tagli su tutto, come Zorro”. Infine numerosi paralitici in carrozzina portavano uno striscione: “Ci ha tolto la possibilità di entrare in centro”. Insomma, reazioni popolari che di solito sono riservate ai più reazionari tra gli amministratori dell’ex Belpaese, ma abituali quando Renzi partecipa ad iniziative pubbliche.
Nel parterre dei ‘rottamatori’ l’ex sindaco di Torino Chiamaparino, lo scrittore Baricco, il produttore tv (tra l’altro dell’Isola dei Famosi e di Che tempo che fa) Gori, il consigliere regionale della Lombardia Civati, il perenne incazzato del Pd Parisi ed un certo numero di piccoli dirigenti periferici del partito e di militanti alla ricerca di un perchè.
Siccome l’approfondimento non è nelle corde dei ‘modernizzatori’, allo scoccare dei cinque minuti ogni intervento era interrotto da un simbolico boato da Big Bang.
Tra le molte sciocchezze della ‘convention’ la proiezione di diversi video ‘post pubblicitari’ durante il dibattito, la lettura di tweeter come se si trattasse di un Grande Fratello 2 e lo show dell’editore Castelvecchi, che ha fatto schioccare a ritmo le dita della platea e chiesto agli astanti di chiudere gli occhi per ‘ascoltarsi il cuore’.
In omaggio allo slogan ‘la gioventù al potere’, Renzi ha detto: “Noi non siamo decubertiniani, non ci interessa partecipare, vogliamo vincere”. Mostrando inconsapevolmente il volto più retrivo di una politica vecchia quanto la ‘maggioranza silenziosa’ della fine degli anni sessanta, il sindaco di Firenze ha teorizzato: “Il centrosinistra non può dividere i lavoratori dagli imprenditori” e poi, forse pensando di essere in quello che fu il Partito liberale di Malagodi nel primo dopoguerra ha spiegato: “Guardate che se uno oggi ha i soldi non apre una fabbrica ma lavora e investe nella finanza ed è anche tassato meno. Bisogna tornare a dare valore a chi fa impresa”.
Tra le idiozie e le banalità proposte alla Leopolda la ormai tradizionale abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la vocazione ambientalista, l’abolizione del valore legale del titolo di studio, le riforme costituzionali per ridurre il numero dei parlamentari o abolire il bicameralismo, la riforma delle pensioni, l’introduzione del reato dell’omicidio stradale o la cancellazione delle Camere di commercio.
Ai ‘rottamatori non interessano il ripristino della legalità e il conseguente recupero di un’etica pubblica che restituiscano ai cittadini partiti ‘trasparenti’, ma privilegiano una propaganda ‘orecchiabile’ nel tentativo di attrarre i berlusconiani del Pd.
Diminuire il numero dei parlamentari, infatti, non produce alcuna automatica sconfitta dello strapotere del Palazzo, ma anzi restringe ancora di più i gruppi di potere, così come l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti non stronca in nessun modo la corruzione, ma anzi permette solo ai più ricchi di esistere, come oltre vent’anni di ‘Papi Silvio’ ampiamente dimostrano. Per non parlare della riforma delle pensioni o della dequalificazione dei titoli di studio.
A testimoniare la fragilità del pensiero dei ‘rottamatori’ un documento firmato da Antonio Campo Dall’Orto, Giuliano Da Empoli, Giorgio Gori e Riccardo Luna: “La globalizzazione vive la sua prima crisi strutturale. E non si tratta di una difficoltà puramente finanziaria. Il livello di insicurezza ha superato la soglia di non ritorno su molti fronti. Nelle ultime settimane, i ricercatori del CERN di Ginevra hanno rimesso in discussione perfino una delle pochissime certezze che ci erano rimaste: la teoria della relatività di Einstein…”. Che in realtà sarebbe come dire: “Il cielo è blu, le nuvole bianche ed i pesci non volano perchè stanno nel mare. Per questo la pizza napoletana è buona”.
Il segretario del Partito, Pierluigi Bersani, riferendosi alla teoria dei ‘giovani al potere’ ha commentato che è ovvia la necessità di rinnovare i gruppi dirigenti: “Questa distinzione tra giovani e adulti è una stupidaggine di proporzioni cosmiche” ed ha aggiunto: “Bisogna mettersi a disposizione, non si può pensare che un giovane per andare avanti deve scalciare, insultare, creare dissonanza. Siamo una squadra, un collettivo”.
Piccata la reazione di Renzi, forse colpito sul vivo: “Non so a chi si riferisca Bersani, io non sono un asino e non scalcio”. Nel lontano medioevo si sarebbe detto: “Excusatio non petita, accusatio manifesta», oggi qualcuno potrebbe ricordare l’allocuzione ‘coda di paglia’.
Anche il governatore pugliese Vendola, altro concorrente allo scettro di sovrano dei ‘rinnovatori’, ha criticato il sindaco di Firenze.
Ha detto il leader di Sel con una premessa da lingua biforcuta, come avrebbe detto un pellerossa in qualche film con John Wayne: “Considero Renzi una persona molto interessante, molto simpatica, con una cultura politica essenzialmente di destra. Lo considero incapace di porre il tema della fuoriuscita dal disastro che il liberismo, in un trentennio, ha compiuto nel mondo intero e quindi mi sento molto antagonista delle ragioni di Renzi”.
Anche in questo caso la risposta del rottamatore è stata vagamente isterica: “A Nichi suggerisco come minimo di ascoltare quello che sta avvenendo qui” ed ha aggiunto un misterioso: “Quando lui insieme a Bertinotti mandava a casa il governo Prodi, provocando la prima crisi del centrosinistra, io ero ancora all’università”.
Il ‘Bing Bang’ della Leopolda prefigura la presenza di una corrente ‘renziana’ alle prossime primarie per la scelta del candidato leader del centro sinistra alle prossime elezioni e annuncia tonnellate di parole scritte da giornalisti molto spesso incapaci di distinguere quello che ha realmente radici nell’elettorato e quello che esiste solo grazie alla promozione (interessata) dei media.
E tanto per non smentire l’alto tasso di demagogia che accomuna gran parte dei politici italiani, il sindaco di Firenze ha concluso la kermesse affermando: “Se qualcuno di chi sta fuori pensava che la Leopolda fosse l’elenco di ambizioni di qualche giovanotto in cerca di poltrone questi tre giorni sono stati una risposta. Se qualcuno pensava che noi scalciassimo e questo ambaradan per candidarci, avevate una pessima idea. Non siamo ragazzini bisognosi di scalare le tappe, non abbiamo il ballo di San Vito, non corriamo: stiamo bene dove stiamo. Noi crediamo che il nostro sia un lavoro eccezionale, noi siamo contenti di vivere la nostra esperienza. E siamo convinti di poter fare il nostro lavoro”.
Ma come, l’importante per Renzi non era ‘vincere’? Misteri.
I leopoldini sono costati 106mila euro. Braccia strappate all’agricoltura e soldi che sarebbero stati più utili per pensare sul serio a come tirar fuori l’Italia da un declino che anche grazie ai rottamatori sembra davvero invincibile.


renzi è solo un pallone gonfiato che ha una fretta dannata.
non ha studiato e si vede, dice cazzate stratosferiche vendendole come “idee nuove e giovani”
oLa leopolda se l’è potuta permettere perchè è il sindaco..
bah. meglio vendola mi sa.
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