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Libia, Tunisia, Egitto: integralismo e giornalisti da propaganda

Autore: . Data: lunedì, 24 ottobre 2011Commenti (0)

In questi giorni i media italiani continuano a diffondere informazioni del tutto distorte sulla situazione nei Paesi della cosiddetta ‘primavera araba’.

Per la Libia l’orrore delle immagini del ‘tiranno’ linciato inondano gli schermi televisivi, mentre gli inviati salutano il giorno dell’indipendenza libica organizzato ieri a Bengasi. Senza spiegare che quell’evento senza senso, se immaginato in Italia, sarebbe come dire che da qualche parte in Val D’Aosta qualcuno ha fondato la Franconia in nome del ‘popolo padano’.

La realtà è ben diversa da come viene raccontata da media ‘disattenti’. La ‘primavera’ araba in realtà sta aprendo le porte all’islamismo. Le elezioni tunisine, come sembra chiaro, stanno incoronando Al-Nahda (Rinascimento) nuovo partito di maggioranza relativa.

Fondato nel 1981, il partito è guidato da Rachid Ghannouchi, esule in Gran Bretagna durante il regno di Ben Ali. E’ una forza islamista, con diverse componenti, alcune radicali altre più moderate. Il suo leader insiste nel sostenere di volere una società  democratica e pluralista, ma solo gli eventi potranno dire se si tratta di tattica o di una volontà reale.

Intanto la competizione tra le 116 forze politiche in ballo è stato un vorticoso tornado di corruzione. Cosce di pollo, patatine fritte e schede per telefoni cellulari offerte sarebbero state regalate agli elettori in cambio di voti.

Nel Paese gli unici ‘organizzati’ sono gli islamici, che nelle scorse settimane hanno a volte imposto con la violenza la propria ideologia.

Ghannouchi, poi, ha anche detto: “In caso di brogli, prenderemo la strada della rivolta e andremo in piazza insieme al popolo tunisino”.

Naturalmente questi particolari non arrivano negli alberghi a 5 stelle che ospitano i nostri reporter  e tantomeno vengono narrate ai cittadini italiani.

In Egitto i Fratelli musulmani appaiono come i favoriti in caso di elezioni. Ricchi, dotati di una struttura capillare e sostenuti da gran parte della popolazione contenderanno o si spartiranno coi militari il potere nel Paese. Anche in questo caso sembra che i cronisti italiani, innamorati della rivoluzione di Facebook, si debbono essere distratti.

In Libia il linciaggio di Gheddafi ha già aperto una faida drammatica che non porterà per nulla pace o democrazia nel Paese. La struttura tribale della società non permetterà ai clan sostenitori del Rais di tollerare lo scempio e si regoleranno i conti attraverso una cruenta lotta interna.

E la sharia, la legge islamica, come già dichiarano tutti i vari ‘vincitori’, sarà il faro che guiderà in ogni caso la giustizia libica del futuro. Appare sempre più evidente che le componenti integraliste di alcuni clan si stanno affermando come le protagoniste del rovesciamento del regime ed i ‘festaioli’ di Bengasi, sostenuti dai servizi segreti inglesi e francesi, rischiano di finire prossimamente arrostiti sugli spiedi delle bande integralisteche per nulla tollerano i “colonialisti occidentali” ed i loro emissari.

La superficialità delle diplomazie occidentali, già protagoniste degli errori colossali di valutazione che hanno portato alle carneficine ancora in corso in Iraq ed Afghanistan, sembra coincidere con la crescente tendenza alla propaganda dei giornalisti del Belpaese.

Il quadro generale della costa mediterranea dell’Africa è preoccupante e forse solo il Marocco non desta inquietudini serie. Drammatica è la situazione poi a sud del Canale di Suez, dove Somalia, Yemen, Etiopia, Arabia Saudita sono polveriere in attesa di esplodere.

L’assassinio di Gheddafi e la caduta della sua dittatura non porteranno quindi nulla di buono all’Europa e solo l’impreparazione del quartetto Obama-Clinton-Sarkozy-Cameron ha potuto immaginare una facile razzia delle risorse di gas e petrolio libiche.

Con la scomparsa del Rais e con l’intervento Nato le forze islamiste hanno nuovo carburante per diffondere la propaganda contro il neocolonalismo europeo e statunitense. E la crisi finaziaria mondiale, con le sue ricadute sui Paesi meno sviluppati, aggiunge benzina.

Gli inviati, quelli televisivi in prima linea, hanno infine dimenticato di sottolineare come un movimento ‘democratico’ che lincia il proprio avversario ha ben poche credenziali di credibilità. Insomma, l’informazione sulla ‘primavera araba’ è un disastro totale.

Ma come è noto la lottizzazione non richiede competenza.

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