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Gheddafi: linciaggio per la democrazia

Autore: . Data: venerdì, 21 ottobre 2011Commenti (1)

Il dittatore libico Muammar Gheddafi è stato catturato dai misteriosi ‘insorti’ appoggiati da Obama, Sarkozy e Cameron (con l’assistenza ambigua di Berlusconi). E assassinato sul posto.

Il 17 marzo 2011, con la risoluzione 1973 emanata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e relativa al conflitto in atto nel Paese, è cominciata la ‘missione di peace keeping’ in Libia.

L’organismo internazionale, spinto da Stati Uniti, Francia, Inghilterra e Libano e condizionato dalle news  poi scoperte inesatte diffuse prevalentemente da Al Jazeera ed Al Arabiya autorizzava la costituzione di una ‘no fly zone’ e l’attuazione di misure atte a proteggere la popolazione civile da presunti bombardamenti a tappeto effettuati dall’aviazione del Colonnello nei confronti di popolazioni insorte in Cirenaica, la provincia del Paese africano che confina con Egitto e Sudan.

Nello specifico le Nazioni Unite oltre a chiedere “una tregua e la fine completa delle violenze e degli attacchi ai danni dei civili”, imponeva “una zona di divieto di sorvolo sopra i cieli libici”,  autorizzava tutti i mezzi necessari a proteggere i civili e le aree popolate da civili, ad esclusione di qualsiasi azione che comporti la presenza di una “forza occupante”, rafforzava l’embargo sulle armi e in particolare l’azione contro i mercenari, consentendo ispezioni forzate in “porti e aeroporti, in alto mare, su navi e aerei”, imponeva la proibizione di tutti i voli commerciali libici per fermare l’afflusso di denaro nelle casse del dittatore o l’arrivo di nuovi mercenari, imponeva il congelamento dei beni e delle proprietà delle autorità libiche e ribadisce che le attività di queste ultime dovrebbero essere indirizzate a beneficio del popolo libico, estendeva alcuni punti della risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad un certo numero di altri individui ed entità libiche ed istituiva una commissione di esperti per monitorare e promuovere l’applicazione delle sanzioni.

In nessun modo, quindi, il Consiglio di sicurezza permetteva di armare gli insorti, di sostenerne l’attività militare, di bombardare le installazioni militari del regime, di fornire agli oppositori istruttori, supporto logistico, ausilio nelle comunicazioni o nelle rilevazioni satellitari, ecc.
Gheddafi era uno spietato dittatore, ma non è pensabile che in nome della libertà il supposto ‘mondo democratico’ organizzi eserciti per esportare con le armi l’assetto politico che ritiene migliore.

Altrimenti già si dovrebbe cominciare a raccogliere le forze per invadere la Cina popolare, per citare solo uno solo dei Paesi che nel mondo ignorano i diritti civili più elementari.

Le cose in Libia sono andate diversamente da come sono state raccontate dai media. Tonnellate di bombe e missili della Nato sono stati scaricati sulle forze fedeli al Colonnello (e su civili inermi ed incolpevoli) mentre la situazione interna del Paese è precipitata nel caos totale.

La Libia è un Paese tribale, per cui gli equilibri tra i clan determina chi comanda. In realtà oggi non esiste alcun blocco sociale che sostiene i ‘ribelli’ e che esprime forze politiche ‘di opposizione’.

Gli insorti sono una creatura eterogenea. Si tratta di un arcipelago di formazioni tribali o di forze di origine islamista, in alcuni casi vicine all’integralismo armato che opera in Afghanistan ed Iraq.

Gli insorgenti della Cirenaica, quelli che hanno dato il via all’operazione, sono stati ‘assistiti’ dai servizi segreti francesi e inglesi, ma si tratta di una ‘testa di ponte’ minoritaria e separata dal complesso delle organizzazioni di rivoltosi.  Subito, infatti, come sostengono alcune fonti,  sarebbero arrivate nel Paese armi fornite da formazioni egiziane integraliste ed in un secondo momento sarebbero scese in campo componenti dell’esercito nazionale non vicine al clan al quale apparteneva Gheddafi.

Nella dinamica interna delle forze antigovernative oggi la maggioranza osteggia le formazioni anti Gheddafi sostenute da libici fuggiti all’estero (negli Stati Uniti in primo luogo), considerate covi di ‘agenti’ delle potenze occidentali ed interessate esclusivamente ad appropriarsi dei giacimenti di gas e petrolio.

In concreto oggi il cosiddetto Consiglio nazionale transitorio non conta nulla e la morte del dittatore adesso apre la fase della resa dei conti tra i ‘vincitori’.

Tuttavia, le società tribali complesse ed antichissime come quella libica non risolvono le questioni solo a suon di cannonate, ma ricorrono spesso ad alleanze di interesse meglio se lautamente ossigenate con denaro fresco.

Cameron e Sarkozy pensavano di poter strappare ad un nuovo governo da loro sostenuto contratti di fornitura di gas o petrolio molto vantaggiose. Obama nella confusione della politica estera ed interna americana non di comprende quale utilità volesse ottenere con la caduta del Colonnello. Berlusconi si è comportato come sempre, accodandosi all’ultimo momento dopo aver organizzato per anni con dittatore libico allegre scampagnate. L’influenza di Al Jazeera ed Al Arabija sarà tutta da comprendere, perchè l’intero affaire è stato ‘trattato’ dalle due emittenti satellitari, che diffondendo notizie non di rado destituite di fondamento hanno fornito ai media occidentali la materia prima per far passare nell’opinione pubblica internazionale un messaggio che giustificasse l’indispensabilità dell’intervento armato.

La guerra di Libia non è finita e come sembra star per accadere con Egitto e Tunisia potrebbe prefigurarsi uno scenario apocalittico, nel quale una parte consistente del Mediteraneo arabo potrebbe finire sotto i controllo di partiti o formazioni islamiste di tipo integralista.
L’assassinio sommario del dittatore libico, inoltre, restituisce serenità a non pochi leader mondiali. A cominciare da Blair per finire a Bush junior. Ma senza dimenticare Berlusconi e Prodi, Cameron, Obama, Clinton, Sarkozy, ecc.

Come è accaduto con Saddam Hussein è stato ‘fortuitamente’ eliminato il testimone di non poche losche vicende intercorse tra Occidente ‘libero e democratico’ e ‘Libia dittatoriale’. Ed il silenzio è d’oro, anzi di petrolio.

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Commenti (1) »

  • Giorgio66 ha detto:

    Un articolo sostanzialmente equilibrato.
    Peccato che la quasi totalità dei mass media italiani e occidentali sembrino ignorare completamente la verità su ogni vicenda che riguardi gli interventi militari atti a destituire governi non compiacenti.
    Ignoranza, superficialità o complicità con le lobby politico/militari? Vorrei capirci di + sull’argomento

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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