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Utopia e diritti in una notte d’estate

Autore: . Data: martedì, 12 luglio 2011Commenti (0)

Esiste in un angolo remoto dell’Italietta, arroccato a 600 metri di altezza, vicino a Latina e a mezz’ora dal mare, un paese dei monti Lepini che prospera sui maiali e sull’utopia.

Mai binomio fu più curioso, eppure la vita estiva di Bassiano – 1600 anime e la nomea meritata di ‘borgo solidale’ – si alimenta (è proprio il caso di dirlo) di prosciutto prelibato (un dop locale rinomato in zona) e delle iniziative di una cooperativa sociale decisamente all’avanguardia, ‘Utopia2000′, che ospita oltre 30 bambini e ragazzi in una comunità alloggio e gestisce un asilo nido comunale a Cori, cittadina del basso Lazio non distante dal borgo.

I maiali e l’utopia si intrecciano e la notizia va approfondita. Qui si accavallano infatti due manifestazioni degne di nota e adeguatamente segnalate sulle pagine locali dei giornali: la sagra del prosciutto di Bassiano (dal 26 al 30 luglio) e le Notti dell’Utopia (15-17 e 22-24 luglio e 12-15 agosto, InviatoSpeciale ne ha già scritto nell’articolo leggibile qui).

Il primo evento è stato accompagnato da alcune polemiche tra il sindaco del borgo, Costantino Cacciotti, e i militanti del partito animalista europeo. Questi ultimi hanno duramente contestato, sul web, la corsa dei maiali organizzata dal comune (il 26 luglio, primo giorno della kermesse mangereccia) per “santificare” la festa del prodotto tipico per eccellenza del paese. E non si sono fermati qui. Hanno promesso di invadere Bassiano in concomitanza con la ‘corsa’, per esprimere la loro protesta contro un’iniziativa evidentemente troppo profana al cospetto dei principi ispiratori del partito medesimo.  Dal canto suo, Cacciotti ha raccolto le provocazioni con una certa fierezza, sempre più convinto che le ragioni del prosciutto e dei suoi proprietari a quattro zampe la spunteranno sulle aspirazioni vegetariane.

Non così diverse appaiono le sensazioni che appassionano i ragazzi di ‘Utopia’: perché gli aspetti ludici e del ‘buon vivere’ muovono eccome anche le Notti d’estate organizzate dalla cooperativa sociale, benché il collante della solidarietà e del suo senso più profondo rappresenti la premessa della manifestazione, il cui valore nazionale è testimoniato dai ‘nomi’ che arricchiranno le serate (da Niccolò Fabi, che si esibirà il 16 luglio, a Lillo e Greg, il 22, fino ad Edoardo Bennato che suonerà a Bassiano il 13 agosto. Maggiori info al link visibile qui).

Ad introdurre l’evento ha già provveduto la Notte Bianca, che ha illuminato il borgo pochi giorni fa, il 9 luglio con l’esibizione del musicista popolare Ambrogio Sparagna (prima nelle strade del paese e poi nella piazza principale), oltre a vari gruppi cover e a decine di ragazzi armati di bonghi, congas e voglia di divertirsi. La particolarità assolutamente rilevante è costituita dal ruolo ricoperto dai ragazzi della comunità alloggio gestita da Utopia2000 nell’organizzazione degli eventi, esclusi quelli legati al prosciutto (di cui si occuperà la Pro Loco).

La prima Notte di festa, che ha coinciso con il primo assaggio di utopia possibile, è stata infatti messa in piedi da ragazzi in difficoltà, sedicenni e diciassettenni con un passato difficile alle spalle, coadiuvati dai volontari della protezione civile, dalla polizia municipale e guidati dai responsabili della casa-famiglia (il presidente Massimiliano Porcelli affiancato da Angelica Cianfoni e Irene Zara).

La serata è riuscita talmente bene che i vigili urbani hanno dovuto respingere decine di auto salite fin a Bassiano per la festa. Troppa folla, e la festa non è stata per tutti. Ovviamente l’importanza dell’evento va ben al di là di se stesso e dei suoi motivi ludici: a caratterizzarlo è proprio il coinvolgimento fattivo di ragazzi e ragazze cui è offerta un’opportunità di inserimento sociale e culturale resa possibile dall’integrazione quotidiana tra la vita di una comunità alloggio e la realtà territoriale che la ospita.

Massimiliano Porcelli, il presidente di Utopia2000, è un quarantenne schivo, non proprio abituato a lasciarsi andare a trionfalismi. Fino alla vigilia dell’evento ‘bianco’ temeva un risultato inferiore alle attese, poi è stato smentito dai fatti ed è già proiettato sull’organizzazione delle altre dieci serate.

E’ interessante, però, capire meglio come possa funzionare un percorso di integrazione e di accoglienza come quello tentato dalla sua cooperativa e quali siano i rischi connessi all’impresa. “Ogni tanto mi interrogo se sia giusto quanto sto facendo – spiega Porcelli -  perché i ragazzi ospitati da noi, complice il fatto che Bassiano è un luogo già di per sé ‘protetto’, vivono una realtà che non è affatto simile al mondo esterno che li accoglierà compiuti i diciott’anni o comunque quando il tribunale dei minori deciderà che dovranno abbandonare la nostra realtà. Intendo dire – esplicita Porcelli – che vivono, tutti insieme, delle ‘felicità’, sono in grado di dimostrare loro stessi che il ‘privato sociale’ può funzionare sia rispetto alla possibilità di creare posti di lavoro etici, sia a proposito delle opportunità di vita sociale gratificanti”.

Porcelli utilizza talvolta un’espressione che potrebbe far storcere la bocca agli ignari, ma che rende invece l’idea del percorso di ‘Utopia2000′: “A me piace pensare all’idea di condividere il lusso con chi mi accompagna in questa avventura”. Lusso, nel caso specifico, è sinonimo di opportunità anche materiali, che permettano di combattere all’origine quell’atmosfera improntata alla deprivazione che accompagna spesso e volentieri gli ospiti delle case famiglia.  Come se qualcuno avesse sancito (chissà poi perché) che sono ‘già fin troppo fortunati’ ad aver conosciuto una struttura d’accoglienza e che dunque andrebbero preservati da qualche agio.

A questo proposito, Porcelli mostra una teoria di tutto rispetto: “E’ persino ovvio che un ragazzo ospitato in una struttura come la nostra vada instradato a valori quali il rispetto, l’educazione, la solidarietà, preservandolo dai vizi e offrendogli strumenti affinché possa un domani riconoscere e inseguire delle opportunità, ma ciò non significa gli debbano essere precluse le cose belle della vita, vissute nella comunità con spirito autenticamente solidale e mai calate dall’alto”.

Pochi giorni fa, il primo luglio, nel corso della serata di presentazione delle Notti dell’Utopia, i ragazzi della comunità hanno inaugurato una pizzeria. A pochi passi dal locale ci sono due campi da basket (in onore del passato cestistico dello stesso Porcelli), una piscina, un parco e gli uffici amministrativi. Mentre l’ostello, dove si svolgono la vita mattutina e notturna della cooperativa, si trova ad un paio di chilometri di distanza: una bellissima palazzina proprio nel cuore del borgo medievale di Bassiano. E qui si toccano con mano gli esiti dell’utopia tentata dai tre responsabili (Massimiliano, Angelica e Irene) e dai dodici educatori che li accompagnano nell’avventura: si coglie la vicinanza degli abitanti alle vicissitudini dei ‘loro’ ragazzi.

“Quando siamo partiti – ricorda Porcelli – il paese mostrava una certa comprensibile paura. In precedenza la nostra sede era altrove, alla periferia di Sezze (cittadina ad una decina di chilometri da qui, ndr), e l’idea di dover convivere con una casa-famiglia che ospita tanti  bambini e ragazzi di etnia rom aveva indotto un po’ di spavento. Poi sono stati i fatti a parlare per noi: mai alcun momento di tensione è stato causato dai nostri ragazzi, nemmeno un vetro rotto”. E va tenuto presente che le Notti dell’Utopia sono giunte alla seconda edizione, segno che le capacità di relazione solidale tra il paese e i suoi ospiti hanno già conosciuto la prova dei fatti.

“L’importante è tenere sempre i piedi per terra, rifuggire da propaganda, pietismo e deliri da ‘salvatori del mondo’, visto che il nostro – puntualizza – resta un progetto imprenditoriale contrassegnato dalla solidarietà e che punta allo sviluppo della parte migliore del settore”. Già, perché esistono anche parti ‘peggiori’ del cosiddetto ‘no profit’, che Porcelli si guarda bene dal giudicare, ma sulle cui dinamiche sarebbe interessante riflettere. Ma questa è un’altra storia.

Paolo Repetto

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