Stop ai segreti sui Cie: ieri una giornata per i migranti reclusi
Si sono svolte ieri, davanti a vari Cie (Centri di Identificazione dei cosiddetti “clandestini”) e Cara (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), altrettante manifestazioni in nome del diritto all’informazione su quanto accade in luoghi quasi sempre proibiti alle telecamere.
L’iniziativa è stata intitolata “LasciateCIEntrare’ e vi hanno aderito parlamentari di Pd, Idv, Radicali, Udc e Fli, oltre a giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile che hanno reclamato il diritto ad accendere i riflettori su queste strutture e sulle persone che vi sono trattenute.
I primi a rivendicare trasparenza sono stati la Fnsi (il sindacato nazionale dei giornalisti) e l’Ordine professionale della categoria, ma tra le adesioni si segnalano la Cgil e numerose associazioni e giornali. I presidi si sono svolti in pressochè tutte le strutture di identificazione dei migranti, ovvero i Cie di Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa e Porto Empedocle.
La protesta ha un risvolto politico attraverso la precisa richiesta del ritiro della circolare n.1305 del 1 aprile 2011 con cui il ministero dell’Interno ha reso di fatto inaccessibili questi luoghi fino a data da destinarsi. A giustificazione del black out informativo sarebbe l’emergenza-sbarchi in seguito ai sommovimenti politico-sociali nei paesi nordafricani, che giustificherebbe la scelta di far accedere alle strutture soltanto organizzazioni umanitarie scelte arbitrariamente.
Secondo quella circolare, hanno spiegato i promotori in una nota, “siamo considerati d’intralcio all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Questo si traduce in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si aggiunge alle tante violazioni già riscontrate. Tutto quello che si apprende – si legge ancora – non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani. Il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, poi, consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi e aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato”.


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