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Social Forum, da Seattle a Genova 2011

Autore: . Data: martedì, 19 luglio 2011Commenti (0)

All’immediata vigilia delle manifestazioni a dieci anni di distanza dai fatti di Genova 2001 (quando centinaia di migliaia di persone sfilarono per protestare contro il G8 e nel corso delle aggressioni ai manifestanti morì Carlo Giuliani) è utile avanzare una riflessione “storica” sul fenomeno dei social forum e sulle prospettive odierne.

Le proteste e i “controvertici” si diffondono anche in Italia sull’onda delle contestazioni di Seattle nel 1999, in occasione della conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nel novembre del 1999, e di Washington, nell’aprile del 2000, contro le politiche del Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca mondiale.

Queste ed altre mobilitazioni portano in evidenza un movimento civile transnazionale: le grandi istituzioni internazionali, abituate da decenni ad assumere (senza alcun controllo democratico effettivo) decisioni che riguardano la vita di centinaia di milioni di persone, scoprono di dovere rendere conto ad un’opinione pubblica più informata.

I “contro-forum” vengono organizzati in varie città europee, a più riprese: nella Repubblica Ceca, a Praga, nel settembre del 2000 per il vertice della Banca Mondiale, il 27 gennaio del 2001 a Davos (Svizzera) in concomitanza con il Forum Economico Mondiale; il 15 di giugno a Goteborg (Svezia) in occasione di un summit europeo; nella primavera del 2001 a Napoli per il Global Forum sull’e-government (il governo della telematica, con particolare riferimento alla sua applicazione nel settore della pubblica amministrazione).

A Genova  in concomitanza con la riunione dei capi di governo dei maggiori paesi industrializzati, nel luglio del 2001, i movimenti no global e le associazioni pacifiste danno vita a proteste e forti manifestazioni di dissenso, seguite da scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, con l’omicidio di Carlo Giuliani.

Il movimento dei no global nasce e si caratterizza contro i processi di globalizzazione dell’economia, resi possibili dagli accordi intercorsi sul commercio internazionale, sviluppati e sorretti nell’ambito dell’Organizzazione mondiale per il commercio e recepiti nei parlamenti e dai governi, negli organismi rappresentativi come il G8, nonché in importanti istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Le principali critiche sono rivolte alle multinazionali, che condizionano scelte e decisioni di sviluppo non sostenibili che mortificano le condizioni dei lavoratori, alterano e danneggiano irrimediabilmente l’ambiente, dissipano energia, non  rispettano le particolarità dei vari territori, sfruttano in ogni parte del mondo donne e bambini.

Il movimento, molto eterogeneo, conia lo slogan “un altro mondo è possibile”, tradotto e usato in tutte le lingue, e si riunisce a partire dal gennaio 2001 ogni anno per il Word Social Forum.

Va ricordato che il World Social Forum si svolge tradizionalmente in contemporanea del World Economic Forum di Davos, la città della Confederazione elvetica dove si incontrano i leader della finanza, del commercio e della politica internazionale. E’ un appuntamento annuale per i rappresentanti della parte più ricca del mondo che discutono nuove strategie e nuove prospettive economiche. E diventano occasioni di incontro per migliaia di cittadini che discutono di pace, di diritti, della condizione femminile, di ambiente, di acqua, di energia, di cibo, di sviluppo equilibrato e sostenibile: a cominciare da Porto Alegre, dove si è svolta la prima edizione nel gennaio 2001 (e poi la seconda del 2002 e la terza del 2003) fino all’ultima edizione, quella di quest’anno, svoltasi a febbraio nella capitale del Senegal, Dakar.

Antonio Morandi

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