Penati indagato per concussione e corruzione
Lo strettissimo collaboratore di Bersani, con altri, avrebbe incassato 4 milardi (di lire) in tangenti tra il 2001 ed il 2002. Ma il politico democratico, reati a parte, si era distinto in passato per le sue posizioni contro i migranti.
I magistrati della procura di Monza che indagano, Franca Macchia e Walter Mapelli, cercano riscontri sull’esistenza di mazzette versate tra il 2001 e il 2003 da alcuni imprenditori per ottenere il rilascio di alcune concessioni o per condizionare il Piano di governo del territorio del comune di Sesto San Giovanni del quale Penati era sindaco all’epoca dei fatti.
Al momento sono sottoposti ad indagine 15 persone, tra le quali Giordano Vimercati, già capo di gabinetto della Provincia e Pasqualino Di Leva, assessore con delega ai rapporti con le aziende, con enti o società partecipate, ai progetti relativi alle risorse finanziarie e all’edilizia privata del comune del milanese. Con loro tecnici e imprenditori sospettati di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Secondo l’accusa, sarebbero state corrisposte, o promesse, somme di denaro per agevolare il rilascio di alcune concessioni o per impostare secondo determinati criteri il Piano di governo del territorio.
La vicenda si concentra sulla destinazione dei terreni che facevano parte della storica area industriale ‘Falck’, dove agli inizi del Novecento scorso nacque l’industria siderurgica lombarda. Poi, con la crisi del settore l’area è diventata merce di riguardo per quelli che si chiamano ‘piani di riconversione’ e che spesso diventano ‘esercizi si speculazione’.
Il pm Walter Mapelli è convinto esistano “gravi indizi di colpevolezza” a carico di Penati e di Vimercati, confortati da testimonianze, dai risultati di rogatorie eseguite all’estero e da documenti sequestrati. Secondo gli investigatori, Penati e soci avrebbero incassato ‘estero su estero’, utilizzando società intestate a prestanome. In 9 anni il dirigente del Pd avrebbe ricevuto tangenti per almeno 2 milioni di euro.
Penati ha diffuso la solita nota del caso, nella quale fa sapere di essersi “messo a disposizione della procura di Monza” ed ha aggiunto di nutrire “assoluta fiducia nella magistratura”. Naturalmente l’indagato “è certo che all’esito dell’indagine la sua posizione verrà totalmente chiarita in senso a lui favorevole”. Neanche a dire che Penati è “sereno” e ringrazia il Pd “per il sostegno che mi ha immediatamente manifestato”.
Da parte sua Bersani ha dichiarato: “La magistratura faccia il suo mestiere per accertare questa vicenda. Credo che alla fine sarà in condizione di verificare che sono cose senza fondamento”. Se così non dovesse essere ci sarà tempo per cambiare posizione.
Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale della Lombardia, Luca Gaffuri, del quale fa parte Penati, ha aggiunto di sperare che “nei tempi più brevi possibili possa dimostrare la piena innocenza di Penati”. Di dimissioni dell’indagato dal Pirellone neppure a parlarne: “In questo momento abbiamo solo informazioni di stampa, dobbiamo prima approfondire e incontrare Penati. Come sempre abbiamo fatto confermiamo piena fiducia nella magistratura e pieno rispetto del suo lavoro. Siamo altresì fiduciosi che Filippo Penati, che ha ben amministrato in questi anni sul territorio, possa dimostrare la sua estraneità ai fatti oggetto dell’indagine”.
Sulla ‘buona amministrazione’ del collaboratore di Bersani alcune note. In passato di fronte alla tragedia che spinge migliaia di cittadini a scappare dalla miseria, dai conflitti e dalle malattie per trovare rifugio in Europa, il capo della segreteria del Pd, Filippo Penati, ebbe a dire: “Per la prima volta nella storia dell’immigrazione nel nostro Paese, un barcone con un centinaio di clandestini è approdato lungo le coste del basso Lazio. E’ l’ennesimo record alla rovescia di questo governo, la riprova che anche sul contrasto all’immigrazione clandestina Berlusconi e Maroni sanno fare soltanto propaganda”. Insomma, l’esponente democratico si rammaricava per il non avvenuto ‘respingimento’ con collegata ‘deportazione’ dei malcapitati ‘clandestini’.
Il 16 maggio del 2008, Riccardo Dragotto aveva scritto sul quotidiano ‘Il Giorno’: “Botta-e-risposta tra Gian Valerio Lombardi e Filippo Penati sul fronte sempre più incandescente (anche se l’esasperazione dei milanesi, per fortuna, non ha raggiunto quella dei residenti a Ponticelli) dell’emergenza rom. Perché il presidente della Provincia (a quel tempo in mano al centro sinistra, ndr) salisse sulla stessa barricata eretta dalla Lega, che, attraverso il neodeputato Matteo Salvini ha, nel pomeriggio, consegnato nel pomeriggio all’ex sindaco della Stalingrado d’Italia (Penati lo è stato del comune di Sesto San Giovanni, che per l’altissima percentuale di voti al Pci era definito in quel modo, ndr) la tessera di sostenitore del Carroccio numero 41508, è bastato poco”.
Dopo la nota ‘di colore’ il giornalista aveva raccontato che in una manifestazione pubblica il prefetto di Milano aveva sostenuto: “Dovremo spostarne (si riferiva ai campi nei quali vivevano i romanì, ndr) dopo il necessario censimento, qualcuno da qualche altra parte, dove i problemi sono meno avvertiti, in accordo e collaborazione, per quanto possibile, con gli altri sindaci. Qualche campo, comunque, resterà anche a Milano”.
Dragotto quindi aveva riportato le parole del ‘democratico’ Penati, che aveva sentito il bisogno di contestare Lombardi: “Non ci serve un commissario ai trasporti dei nomadi (Lombardi, ndr), ma riguardo all’emergenza dei campi io dico che stiamo partendo con il piede sbagliato se la missione assegnata dal governo all’imminente commissario è quella di prendere atto dello status quo e di limitarsi, com’ha dichiarato lui stesso, a ‘redistribuire’ 23.000 nomadi (200 gli insediamenti censiti in quel momento, ndr) sul territorio della provincia. Non è così che si proteggono le comunità e i cittadini da noi amministrati. Le priorità sono altre. La prima? Dare corso alle espulsioni dei cittadini comunitari indesiderati. Credo che le Prefetture, in attesa del varo di un disegno di legge ad hoc, abbiano già approntato gli elenchi dei rom con precedenti penali e impegnati in attività criminali. Riguardo alla seconda priorità, invece, è necessario applicare la direttiva comunitaria, siglata dall’oggi ministro degli Esteri Franco Frattini, che consente di riaccompagnare alla frontiera i cittadini comunitari non in grado di sostentarsi. L’Italia può accogliere quanti cercano lavoro ma non farsi carico dell’indigenza di competenza, semmai, del welfare dei Paesi di provenienza dei nomadi. Ritengo, poi, che il Governo dovrebbe chiudere i flussi dalla Romania. Solo quando avremo liberato i campi dei delinquenti e degli indigenti di professione, magari utilizzando il milione di euro offerto dalla Provincia al Fondo per la sicurezza metropolitana nel noleggio di pullman che accompagnino oltreconfine i rom “irregolari”, potremo affrontare il problema della “redistribuzione’ di quelli rimasti sul territorio milanese”.
Insomma, Penati un motivo per dimettersi l’avrebbe. Non per la sospetta corruzione, ma per le sue idee su migranti e romanì.


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