Obama e le bugie sulla tortura ed i rapimenti
Il presidente aveva promesso la fine delle violenze contro i ‘nemici’ politici e la chiusura di Guantanamo. Non ha fatto nessuna delle due cose.
Soldati americani hanno ‘rapito’ un cittadino somalo, Ahmed Abdulkadir Warsame, il 19 aprile scorso e lo hanno interrogato senza alcun avvocato difensore per mesi su una nave militare al largo delle coste del Corno d’Africa. Poi lo hanno spedito a New York su un aereo militare nella notte tra lunedì e martedì.
Il sequestrato è sospettato di essere un membro del gruppo somalo integralista Al Shabaab, ma questo non può in nessum modo giustificare la violazione di un imprecisato numero di leggi internazionali sui diritti dell’uomo.
Warsame è il primo sospetto terrorista straniero di cui è stata annunciata la cattura da parte dell’amministrazione Obama. Nei mesi scorsi la Casa Bianca aveva ricevuto pesanti critiche dall’opposizione repubblicana per il fatto di essersi impegnata maggiormente in raid anti-terrorismo che alla cattura di sospetti dai quali poter assumere informazioni.
Il presunto guerrigliero somalo è stato incriminato, ma in gran segreto, la scorsa settimana da un grand jury di New York per aver complottato e sostenuto sia al Shabab che al Qaeda nello Yemen. L’organizzazione guidata da bin Laden, però, secondo non pochi osservatori è del tutto inattiva da tempo, a patto sia sopravvissuta alla conquista dell’Afghanistan. Warsame è anche accusato aver partecipato ai campi di addestramento, ma non di aver partecipato ad attacchi o complotti contro obiettivi americani.
Insomma, anche sotto l’amministrazione di Barack Obama gli Stati Uniti continuano a non rispettare le regole negli interrogatori dei sospetti terroristi.


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