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Migranti della politica

Autore: . Data: lunedì, 11 luglio 2011Commenti (0)

Tre ex fedelissimi di Fini tornano con Berlusconi. Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia lasciano il presidente della Camera forse nella speranza di un futuro certo. La strategia del saltafosso.

Urso, Ronchi e Scalia hanno lasciato Fli. Hanno in programma “una costituente popolare per realizzare in Italia un soggetto politico che si ispiri ai valori e ai programmi del Ppe” e per l’occasione hanno lanciato l’associazione Fareitalia.

Roberto Menia, coordinatore nazionale dei finiani, ha una sua idea: ”Era una dipartita annunciata…Urso non ha mai digerito il fatto che Fini non lo avesse indicato come suo vice. Mentre riguardo a Ronchi ci troviamo di fronte a una storia di ordinaria ingratitudine: penso che il suo amico Fini lo avesse beneficiato oltre le sue aspettative facendolo ministro ed è rimasto un nostalgico di quando era ministro…”.

Le intenzioni non sono mai dimostrabili, perchè per natura ‘personali e segrete’. Tuttavia una riflessione è possibile: Alfano ha lanciato l’ipotesi primarie per il traballante partito del Cavaliere e sulla nuova migrazione ha subito affermato: “Accolgo con piacere la notizia che il mio invito a una riunificazione dei moderati, nel segno del Ppe, è stato prontamente accolto”.

I tre, insomma, non solo arrivano al momento giusto, ma addirittura a poche ore dalla sentenza sull’affaire Mondadori-Fininvest nella quale per motivare il risarcimento i giudici hanno scritto: “E’ da ritenere, incidenter tantum e ai soli fini civilistici del presente giudizio, che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede”.

Il presidente del Consiglio, quindi, seppure ai “soli fini civilistici” è “corresponsabile” di corruzione di magistrato. In qualunque Paese civile un premier, dopo un fatto del genere, si sarebbe dimesso immediatamente o sarebbe stato messo nelle condizioni di farlo. Invece nel nostro Paese tre parlamentari ‘all’opposizione’ si sganciano dalla propria forza politica e passano armi e bagagli con lui.

Non sono necessari chilometrici commenti per comprendere la dimensione dell’anomalia italiana. Specialmente se si ricorda un’altra recente transumanza, quella di Scilipoti e soci, poi prontamente premiati con incarichi governativi di vario genere.

Il saltafosso è, secondo il vocabolario Hoepli, uno “stratagemma che consiste nel dare come sicura una cosa che in realtà è solo ipotetica o possibile, in modo da indurre qualcuno a fare o dire qualcosa che non avrebbe voluto compiere o rivelare”.

I nostri specialisti parlamentari in questa complessa arte non si sa quale obiettivo perseguano, ma se per caso fossero ispirati dall’intenzione di mantenere il proprio status molte cose sarebbero comprensibili. Il Cavaliere, tra scandali e bunga bunga sembra prossimo al burrone, ma evidentemente i berlusconiani sono convinti di resistere alla disfatta. E potrebbero anche aver ragione,

L’opposizione ha motivi per meditare.

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