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Lotta all’Aids: nuove strategie

Autore: . Data: lunedì, 18 luglio 2011Commenti (0)

In Usa si è scoperto che i farmaci che negli ultimi 15 anni hanno permesso di allungare la sopravvivenza possono essere usati in modo nuovo, ancora più precocemente, per ridurre le nuove infezioni.

Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale per la lotta alle malattie infettive degli Stati Uniti (Niaid), uno dei punti di riferimento della ricerca sull’Aids a livello internazionale è ottimista. Lo scienziato pensa anche che sarà possibile arrivare al vaccino. “I tempi sono ancora molto lunghi, ma adesso siamo sulla strada giusta”, ha detto Fauci.

Secondo il ricercatore è fondamentale trattare i pazienti sieropositivi il più precocemente possibile. Il vaccino richiede, invece, una prospettiva completamente nuova e diversa da quella seguita finora.

A suggerire un nuovo uso dei farmaci per contrastare la patologia sono stati i risultati di alcune ricerche recenti. La prima, indicata con la sigla Hptn 052, dimostra in modo definitivo che all’interno di una coppia il partner sieropositivo riduce il rischio di trasmettere il virus cominciando ad assumere i farmaci prima possibile.

Secondo Fauci “bisogna fare molta attenzione a non creare un conflitto tra le risorse destinate alla terapia e alla prevenzione perchè ormai la terapia è la prevenzione”. E’ una prospettiva nuova che, ha aggiunto, “richiederà una grande quantità di denaro, ma spendere molto adesso significa risparmiare in futuro in termini di assistenza e vite”.

Se i farmaci aiuteranno contenere l’Hiv, la lotta all’Aids non sarà comunque finita. “Controllare il virus non significa sradicarlo e non riusciremo a raggiungere questo obiettivo in pochi anni. Basti pensare che non abbiamo ancora eradicato la poliomielite”.

“Quello che accadrà nei prossimi anni sarà un rallentamento della circolazione del virus Hiv” ha continuato Fauci, che ha aggiunto: “A lungo termine l’Aids potrà non essere più un problema di sanità pubblica se si punterà a test, campagne di informazione e terapia precoce”.

C’è molto da fare in questa direzione, ha aggiunto, “perchè sono molte, attualmente, le persone che non sanno nemmeno di avere l’infezione”. Parallelamente, ha detto ancora Fauci, si deve continuare a seguire la strada dei vaccini: “Adesso sappiamo di essere sulla strada giusta e che dobbiamo modificare completamente la strategia”. Finora “si puntava essenzialmente a imitare il virus in modo da suscitare la reazione del sistema immunitario, ma questo non può funzionare con un virus che muta facilmente come quello dell’Aids”, ha spiegato.

“Ora abbiamo tecnologie che ci permettono di isolare una parte del virus e di utilizzarla per produrre una reazione immunitaria. Le conoscenze – ha concluso Fauci – ci sono, ma saranno necessari ancora anni di lavoro”.

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