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La Sardegna in marcia contro Equitalia

Autore: . Data: giovedì, 7 luglio 2011Commenti (0)

Molte migliaia di cittadini tartassati dalle cartelle esattoriali hanno attraversato le vie di Cagliari. L’azione dissennata dell’azienda incaricata della riscossione nazionale dei tributi sta mettendo in ginocchio l’economia dell’isola.

Ieri pastori, liberi professionisti o semplicemente lavoratori precari costretti alla partita iva sono arrivati nel capoluogo per per manifestare contro Equitalia, il sistema fiscale e la durezza dei debiti che rischiano di far collassare l’intero sistema economico sardo.

I manifestanti si sono incontrati in viale Diaz e da lì hanno marciato verso il centro e la sede della Regione. Il corteo dei cittadini infuriati era aperto da un carro funebre, a simboleggiare le conseguenze della pressione di Equitalia sull’economia sarda. Numerosi gli striscioni, anche se gli organizzatori hanno chiesto ai partecipanti di restare in silenzio, come si conviene ad un funerale.

Una cinquantina di manifestanti, poi, con volantini antiEquitalia ha presidiato ed occupato simbolicamente l’aeroporto di Cagliari. I “tartassati” si sono seduti davanti alla zona arrivi dello scalo, con uno striscione che sintetizza le loro ragioni ed hanno distribuito volantini ai viaggiatori.

Il popolo ‘delle partite iva’ e delle vittime dei tributi sardo è composto da idraulici, falegnami, commercianti, muratori, fabbri, autotrasportatori. Provengono da tutta la regione, da Giba, Quartu Sant’Elena, Vallermosa, Nuxis, Gonnesa, Narcao, Domusnovas, Portoscuso.

La crisi che secondo Berlusconi non esisteva ha colpito duramente e messo al tappeto molta gente. Si lavora poco, si incassa meno, ma si deve pagare al cronometro il debito con lo Stato. Nel Sulcis le grandi fabbriche chiudono e non si vede futuro. “Una sola parola: disperazione” affermano i manifestanti.

Si tratta di cittadini senza più partito, non rappresentati da nessuno ed i sindacati, ormai strutture elefantiache e sclerotiche li tengono fuori, non li riescono a capire, li considerano dei corpi estranei.

Non amano più, se mai lo hanno amato, il centro destra e criticano duramente Cappellacci, il governatore voluto da Berlusconi in persona. Gli contestano impegni presi e non mantenuto, come la dichiarazione dello stato di crisi, la moratoria sulle cartelle esattoriali. “Non ci importa delle promesse di Cappellacci e di Berlusconi. Quello, poi. Dice di amare la Sardegna, ma vogliamo vedere i fatti”, dice qualcuno senza peli sulla lingua.

Su un cartello si leggeva: “Dopo anni di agonia i commercianti e gli artigiani liberi danno il triste annuncio della scomparsa della partita Iva. Causa continue vessazioni dello Stato ed Equitalia, i commercianti e artigiani commossi accompagneranno la salma per le strade della Sardegna. Si dispensa dai fiori, sono graditi fischi e pernacchie”.

In un manifesto, affisso sotto un patibolo dal quale pendevano due manichini, uno che simboleggiava il presidente della Regione Cappellacci e l’altro un operaio in tuta blu da lavoro, era scritto: “Ciao mamma, ciao Francesco, ciao Emanuele, perdonatemi, il mio cervello è andato in corto. Non riesco più a vivere, ho paura”.

Sotto il pupazzo di Cappellacci, poi, c’era un altro cartello: “Politicanti mediocri, col cervello di polistirolo, mangiatori, bevitori ruffiani dalle mille facce e dilettanti allo sbaraglio, per voi e’ finita, contatevi i giorni’. Tra i vari striscioni, uno su tutti: ’In Egitto ci mangia Mubarak, in Tunisia Bel Ali’, in Libia Gheddafi, in Italia ci mangiano in troppi’.

Andrea Impera, uno dei coordinatori del Movimento artigiani e commercianti liberi, ha sollecitato una visita nell’Isola del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: “Deve venire in Sardegna per risolvere i casini in cui ci ha messo”, ha detto alla folla. Ora i movimenti autonomi della Sardegna si prepareranno ad una nuova mobilitazione nella seconda metà di luglio per chiedere la dichiarazione dello stato di crisi per tutta l’Isola. “Oggi in piazza c’è una Sardegna che produce – ha detto il leader del Movimento pastori, Felice Floris – ma che rischia di non produrre piu’’.

All’iniziativa partecipavano anche rappresentanti del Movimento pastori sardi e dei Comitati No radar.

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