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La manovra e la farsa delle ‘fonti rinnovabili’

Autore: . Data: martedì, 5 luglio 2011Commenti (0)

Finalmente il governo ha trasmesso il testo del decreto al Quirinale. La dissennata azione del governo oltre a colpire pensionati e persone più povere taglia gli incentivi alle fonti rinnovabili di energia. Il Paese è nelle mani di dilettanti allo sbaraglio.

Con l’arrivo del documento nelle mani del presidente Napolitano si sono finalmente definiti alcuni termini del provvedimento. Nella bozza figura il taglio del 30 per cento della voce ‘agevolazioni’ (che comprende anche gli incentivi alle fonti rinnovabili) della bollette della luce e del gas.

Tanto per non tradire la fisionomia di armata Brancaleone dell’esecutivo, però, il ministro per lo sviluppo, Paolo Romani, e quello dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, hanno smentito che la norma sia stata inserita nel provvedimento.

L’articolo 35 del decreto prevede che ”allo scopo di ridurre il costo finale dell’energia per i consumatori e le imprese, a decorrere dal primo gennaio 2012, tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni, comunque gravanti sulle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e del gas naturale, previsti da norme di legge o da regolamenti, sono ridotti del 30 per cento rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010”. Poichè la voce ‘incentivi e agevolazioni’ nel suo complesso pesa per circa il 10 per cento della bolletta, la misura portererre un alleggerimento del costo dell’energia del 3.

Va tenuto conto che tra gli incentivi sono comprese anche misure sociali, come lo sconto a favore delle famiglie a basso reddito e le compensazioni ai comuni.

Nella manovra, al successivo comma, si precisa poi che ”con decreto del Ministro dello sviluppo economico, adottato su proposta dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, è rideterminata l’entità degli incentivi, dei benefici e delle altre agevolazioni”.

Da parte sua il ministro per lo sviluppo, in un comunicato ufficiale, ha affermato che ”nel testo definitvo della manovra finanziaria inviato al Quirinale non c’è nessun taglio degli incentivi per le energie rinnovabili. Il Consiglio dei Ministri – ha aggiunto Romani – ha convenuto sull’eleminazione della riduzione del 30 per cento di tutte le agevolazioni e incentivi che oggi gravano sugli oneri di sistema presenti sulle forniture di energia elettrica e gas”.

Anche Prestigiacomo in una nota ha sostenuto che ”non risulta che nel testo della manovra inviato al Quirinale sia stata reintrodotta la norma che prevede il taglio del 30 per cento degli incentivi e agevolazioni relative alle forniture di energia”.

Sempre il decreto, come da indiscrezioni, prevede per il biennio 2012-2013 il blocco della rivalutazione delle pensioni “dei trattamenti pensionistici superiore a cinque volte il trattamento minimo di pensione Inps”. “Per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra tre e cinque volte il predetto trattamento minimo Inps l’indice di rivalutazione automatica delle pensioni è applicato nella misura del 45 per cento”.

Per i risparmiatori, poi, il bollo relativo alle comunicazioni sul deposito di titoli potrà arrivare a 380 euro se si riferisce ad un ammontare complessivo di cinquantamila euro ed è gestito da una banca. L’importo varierà in proporzione al valore del “conto”: dai 120 euro annuali per le comunicazioni di intermediari finanziari ai 150 per i conti inferiori ai 50 mila euro relativi a comunicazioni di depositi titoli presso banche, fino ai 380 euro annuali se si supera questa soglia.

Colpiti ancora gli automobilisti, perchè a partire dal 2011, “per le autovetture e per gli autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose è dovuta una addizionale erariale della tassa automobilistica, pari ad euro 10 per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 225 chilowatt, da versare alle entrate del bilancio dello Stato”.

Infine banche, assicurazioni e società finanziarie dovrebbero vedersi imporre un’addizionale sull’Irap pari a 0,75 punti percentuali (aliquota in crescita dal 3,9 al 4,65 per cento) al posto della tassazione separata al 35 sugli utili da trading bancario.

E mentre i cittadini pagano i conti di una gestione dissennata dei conti pubblici, l’oligarchia conserva quasi tutti i privilegi. Limitati i voli di Stato al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio e al presidente della Corte Costituzionale. Salvo che sono possibili eccezioni che però “devono essere specificatamente autorizzate, soprattutto con riferimento agli impegni internazionali e rese pubbliche sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, salvi i casi di segreto per ragioni di Stato”. E qualcuno negherà il viaggetto?

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