Il giorno delle manette
Camera e Senato hanno deciso sulla sorte di Alfonso Papa e di Alberto Tedesco. L’esponente di centro destra è stato indirizzato verso le patrie galere, quello di centro sinistra andrà invece al mare. E scoppiano le polemiche.
Durante il dibattito col quale i due rami del Parlamento hanno preceduto il voto si è detto di tutto e di più. Alla Camera il catturando Papa ha detto in sua difesa: “Sono impegnato in una battaglia di libertà , che condurrò qualunque sia la mia condizione. Starà a voi decidere se potrò farlo da uomo libero o dalla prigione, ma lo farò con la stessa tranquillità e serenità , sicuro che la verità emergerà da sola”. Il deputato del Pdl ha aggiunto: “Restituire al mio nome l’onore distrutto negli ultimi sei mesi sarà il mio vero obiettivo di vita d’ora in poi. Qualunque sia la decisione, la accetterò. Ma posso assicurare che non ho la possibilità di reiterare i reati di cui sono accusato, di alterare le prove o di fuggire”.
Gli è andata male: su 612 presenti hanno votato a favore della prigione 319 deputati, contro 293.
Al Senato si è svolta la replica del dibattito della Camera. Nel suo intervento Tedesco ha affermato: “Vi è un presunto scambio (tra caso Papa alla Camera e caso Tedesco al Senato, ndr) di cui si parla già prima di ascoltare i dibattiti al Senato e alla Camera. E’ assolutamente intollerabile e non può essere avallata se non da comportamenti trasparenti e lineari”. Il senatore democratico, oggi nel gruppo misto, ha continuato: “Pur potendo rivendicare un approfondimento di quest’aula sul fumus persecutionis, oggi ragioni di opportunità e la preoccupazione di farci carico del valore profondo della funzione di rappresentanza di questa istituzione, devono portarci a non adombrare il dubbio che in favore di qualcuno di noi si assuma un atteggiamento che non sia assolutamente fondato su ragioni nobili”. Tedesco ha sollecitato allora la magistratura ad “attivare velocemente il processo: dopo due mesi non si capisce perchè ancora non conclude le indagini. Bisogna sgombrare il campo da tutti gli inceppi e apertamente dovremmo votare affermativamente a quella domanda, in maniera trasparente e non con il voto segreto di cui non sarebbe chiara la ragione, non sarebbe chiara la motivazione”. “Sforziamoci di realizzare l’unanimità di questo ramo del Parlamento – ha concluso – e rinunciamo a qualche pezzo del nostro diritto che poi risalterà piu’ forte quando il cammino di una corretta vicenda procedurale si sara’ concluso”. Quindi ha suggerito: “Sommessamente ma fermamente vi chiedo di rispondere positivamente alla domanda della magistratura barese e di farlo alla luce del sole offrendo la propria faccia”.
Non gli hanno dato retta. Palazzo Madama non ha autorizzato l’arresto con 127 sì e 151 no.
Silvio Berlusconi era “fiducioso che la Camera respinga oggi, a voto segreto, la richiesta d’arresto del suo deputato Alfonso Papa, indagato dai pm di Napoli nell’ambito dell’inchiesta P4″. Dopo l’esito il premier, seduto al banco del governo, è apparso attonito quando sul tabellone è comparso il risultato. Il Cavaliere a quel punto è rimasto seduto per qualche minuto in silenzio e poi si è allontanato in fretta. Ripresosi dallo smacco, poi, il premier si è lasciato andare ai suoi tradizionali sfoghi.
“Sono pazzi, è tutta una follia, pur di colpire me e buttare giù il governo rinnegano principi che dovrebbero difendere nel totale disinteresse per le persone”, avrebbe detto secondo alcune fonti di stampa il presidente del Consiglio, adirato in particolare con Pier Ferdinando Casini e contro i radicali. Al leader dell’Udc ‘Papi Silvio’ avrebbe riservato, secondo testimoni non verificati: “E’ una vergogna, una cosa inaccettabile quello che ha fatto”, mentre a Della Vedova, un tempo seguace di Pannella ed oggi con Fini, il premier ha riservato: “Sempre stati garantisti e ora hanno cambiato idea”.
Tra le ‘perle’ della giornata, qualche deputato forse convinto di essere in un bagno di un autogrill ha scritto sul muro di una toilette: “Cosentino camorrista, Papa in galera”. Per giustificare l’inammissibile episodio i responsabili della Camera hanno voluto far sapere che i bagni sono accessibili non solo ai deputati ma anche a giornalisti, operatori televisivi e dipendenti di Montecitorio. Quello scelto per il graffito è pian terreno e pare non sia la prima volta che ospita invettive.
In tutti e due i rami del Parlamento si è votato con voto segreto. Adesso si scriveranno romanzi su chi ha ‘condannato’ l’uno e ‘graziato’ l’altro. Discussione oziosa. Le segrete manovre del Palazzo ormai non hanno più logica, ma raccontano l’agonia di una oligarchia che non ha alcuna intenzione di farsi da parte.
Altre richieste di arresto incombono, si vedrà . Il Parlamento dei ricercati è sempre in funzione.


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