Biotestamento, la protesta dei laici
“La legge sul biotestamento approvata alla Camera è un desolante addio al diritto di scegliere. Ancora una volta la volontà del legislatore si sostituisce in maniera invadente a quella dell’individuo, al quale sarà negata anche la dignità di decidere su se stesso, sulla propria vita – che dovrebbe essere riconosciuta come ‘diritto inviolabile’ - e soprattutto, sulla propria morte”.
Così Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista. Il giorno dopo l’approvazione alla Camera del contestato provvedimento continuano infatti le proteste degli esponenti laici del mondo politico.
Stiamo parlando di esseri umani, “dietro i quali non c’è soltanto un corpo tormentato dall’accanimento delle cure sul suo corpo, ma c’è una personalità, un ‘volere’, un uomo o una donna che potrà soltanto indicare le terapie che desidera siano somministrate nel giorno in cui non sarà più in grado di comunicare con il medico, ma non potrà fare lo stesso per il rifiuto di trattamenti sanitari, come i macchinari per la respirazione, la nutrizione e l’idratazione artificiali”. Potrà farlo “solo in caso estremo, ovvero in fase terminale”.
E le Dat (le dichiarazioni anticipate di trattamento), “con l’ultimo emendamento inserito di soppiatto dal Governo – ha proseguito Nencini – saranno riconosciute soltanto in assenza di attività celebrale, come dire ad encefalogramma piatto, quando non ci sarà niente da fare”.
Il paziente perderà, quindi, il diritto all’”autodeterminazione”- difeso dalla Carta Costituzionale – “oltre che il proprio senso di dignità, e proprio nel momento in cui il legislatore ha l’opportunità di stabilire di lasciare libera scelta al paziente che vive il momento più delicato di tutta la propria esistenza, si trasforma in Stato etico che, piuttosto, decide quello che è giusto o sbagliato per qualcuno che ‘non conosce’”. Uno Stato, ha polemizzato ancora Nencini, “completamente al di fuori ed estraneo alle dolorose logiche di chi vive una tale tragedia, quasi a volersi impuntare e aprire -per questioni prettamente “ideologiche” e di principio – continue polemiche e una scoraggiante stagione di conflitti”.
Secondo l’esponente socialista, la legge contrasterebbe anche “con il codice deontologico del medico, che stabilisce che questo informi il paziente della situazione in cui versa, che acquisisca il suo consenso sulle cure alle quali sottoporsi e che solo dopo agisca somministrando o interrompendo un trattamento”. E con il “via” della Camera sul biotestamento, “le volontà del paziente, quindi, non sono vincolanti per il medico che lo prende in cura e che avrà totale autonomia di azione”.
Ecco perchè servirebbe, ha concluso, “un profondo ripensamento. Quantomeno, un ripensamento morale”.


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