Anelta chiama il governo in giudizio per la vicenda Alitalia
L’associazione ha deciso di promuovere insieme ai lavoratori ricorsi al Tar del Lazio ed alla Corte di Giustizia Europea per far sanzionare la mancanza di controllo da parte dell’esecutivo Berlusconi sul rispetto dell’accordo con Cai ed ottenere il riconoscimento del danno subito dai lavoratori.
In un comunicato Anelta, Associazione Nazionale Ex Lavoratori Trasporto Aereo, ha reso noto di aver “conferito incarico agli avvocati Davide Romano del Foro di Bari e Francesca Scoppetta del Foro di Roma, di diffidare i Ministeri sottoscrittori dell’Accordo Alitalia e di ricorrere al TAR Lazio e alla Anelta acquisirà le adesioni per la presentazione della class action e gli Avvocati Davide Romano e Francesca Scoppetta, per conto di Anelta diffideranno, in relazione alle rispettive competenze, i Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali, dei Trasporti e delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico che, entro e non oltre il termine di novanta giorni dalla notificazione della diffida ex art. 3 del D.Lgs. 20.12.2009 n. 198, dovranno porre in essere tutti i necessari atti al fine di consentire e ripristinare il rispetto puntuale e sistematico di tutto quanto stabilito nell’Accordo Quadro Governativo del 14 settembre 2008, nonché ad eliminare tutte le violazioni di norme vigenti poste in essere sulla base del predetto Accordo Quadro Governativo. In mancanza verrà presentato ricorso al Tar Lazio per sanzionare l’operato della P.A. ed alla Corte di Giustizia Europea per ottenere la condanna dello Stato Italiano anche al risarcimento dei danni, nonché la richiesta alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.
Adesso Anelta sta procedendo all’acquisizione delle “adesioni per la presentazione della class action”.
Secondo l’Associazione si sarebbe verificata una “violazione delle leggi di libero mercato sul monopolio. La fusione tra Cai ed AirOne determina l’illegittimità dell’Accordo Quadro Governativo del 14 settembre 2008, nella parte in cui ha previsto “il presidio del mercato di breve-medio raggio basato sulla leadership del mercato domestico” per violazione delle norme sull’abuso di posizione dominante, in quanto dalla fusione tra Alitalia e Air One è derivato il monopolio di CAI sulla rotta Milano Linate-Fiumicino”.
Anelta ritiene anche che ci sia stata una “violazione dei principi generali del diritto commerciale italiano ed europeo. L’operazione Cai-Alitalia ha permesso di far acquisire a Cai le attività e i rami di azienda attivi dell’Alitalia, lasciando alla stessa solo le passività, nonostante si sia trattato di una evidente continuità di azienda e, pertanto, la CAI avrebbe dovuto farsi carico di tutti i debiti Alitalia, cioè 3,8 miliardi di euro”.
Ancora. Per i ricorrenti ci sarebbe anche la “violazione della Direttiva Europea 2001/23. Il Governo non ha permesso con il proprio accordo di far trasferire alla CAI, insieme alla compagnia aerea Alitalia, anche “i diritti e gli obblighi dei lavoratori”. La Cai avrebbe dovuto mantenere ai dipendenti “le condizioni di lavoro previste dal contratto collettivo fino alla data della risoluzione o della scadenza del contratto o dell’entrata in vigore o dell’applicazione di un altro contratto di lavoro (…). Il trasferimento di un’impresa non è di per sé motivo di licenziamento da parte del cedente o del cessionario”.
Anelta ritiene anche grave la “violazione dell’art. 2112 del Codice civile. I lavoratori Alitalia trasferiti e messi in cassa integrazione sono stati privati dei diritti previsti dall’articolo 2112 del codice civile. Nel caso Alitalia non si è agito secondo le procedure previste per proclamare un vero stato di grave crisi economica. Quindi, l’Alitalia non era tra quelle società che potessero essere inserite tra le deroghe previste dalla direttiva 2001/23 per le imprese insolventi. Del resto, lo stato di insolvenza va sottoposto a vaglio giudiziario e non può essere dichiarato dal Cipi (come nel caso Alitalia). Pertanto dovevano essere rispettate le previsione di cui all’art. 2112 c.c. con la conseguenza che il costo dei cassaintegrati Alitalia non poteva ricadere sui cittadini, ma doveva essere addebitato alla Cai”.
L’associazione denuncia pure la “violazione espressa del D.P.R. 26.10.1972 n. 633 per consentire a Cai l’esenzione Iva nell’acquisto degli aeromobili di Alitalia (già sottopagati). L’accordo governativo con Cai ha permesso l’acquisizione da parte di Cai di 64 nuovi aeromobili per il completo rinnovo della flotta, estendendo alla neonata Compagnia Aerea Italiana, senza un passato di attività di trasporto aereo, il cd. ‘Bonus Iva’, ovverosia l’esenzione dal pagamento dell’Iva, previsto dall’art. 8 bis, comma 1, lettera c) e d) del D.P.R. 26.10.1972 n. 633″.
Anelta ha sottolineato nel ricorso “l’illegittimità dell’Accordo Quadro Governativo del 14 settembre 2008 per violazione dell’utilizzo delle leggi sulla CIGS. E’ evidente l’illegittimità dell’Accordo Quadro Governativo del 14 settembre 2008 nella parte in cui ha previsto l’utilizzo dello strumento della collocazione del personale in cassa integrazione guadagni anziché utilizzare lo strumento della mobilità perché all’epoca risultava già venduto da Alitalia a Cai il Certificato Aeronautico di Operabilità (C.A.O.) – unico documento che possa consentire ad una Compagnia aerea di operare il trasporto di passeggeri e/o di merci – e non risultava previsto da nessun Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro il passaggio automatico a terra del personale di volo”.
Infine i ricorrenti hanno rilevato tre mancati controlli da parte”degli Organi Governativi”. Il primo “sul rispetto degli accordi stipulati con Cai per i criteri di assunzione e di limitazione all’impiego”, il secondo “sul rispetto degli accordi stipulati con Cai per l’utilizzo del Fondo Cig” ed il terzo sugli “accordi stipulati con Cai per la tutela dei lavoratori dell’indotto”.
Anelta ha spiegato che “l finalità principale è di sicuro quella di portare a conoscenza dei cittadini che l’operazione Alitalia è stata effettuata dal giorno in violazione delle norme sulla trasparenza e della libertà di mercato, arrecando un danno patrimoniale a tutti i cittadini che hanno subito le perdite di una società che sarebbero state diversamente accollate alla società succeduta (CAI). Nello specifico, è necessario prevedere un sistema di controllo e verifica in merito alle suesposte violazioni di legge e dei mercati e porre immediato rimedio a quanto è stato disfunzionalmente addebitato a carico dei cittadini.- Non può passare il principio che le norme generali dell’ordinamento nazionale ed europeo sul libero mercato possano essere violate per una volontà di un Governo nazionale.
- Non può passare il principio che possano esserci aziende più fortunate di altre nel prelevare le attività di aziende in crisi, lasciando agli altri cittadini il pagamento delle passività.
- Non può passare il principio che una compagnia aerea possa violare gli accordi sulla riassunzione dei dipendenti in CIG solo perché l’assunzione di nuovi ed esterni dipendenti è economicamente più favorevole, perché può sorgere il dubbio che si preferisca porre maggiore attenzione sul costo di una azienda, piuttosto che sulla sicurezza e sul buon andamento della medesima”.
Secondo il presidente dell’Associazione, Mario Canale, “l’operazione Alitalia deve essere valutata dalle competenti Autorità giudiziarie proprio per escludere l’esistenza di precedenti che permettano nel futuro fusioni o acquisizioni societarie di aziende in crisi senza la dovuta trasparenza per i dipendenti, gli operatori ed i cittadini tutti”.
I legali Romano e Scoppetta hanno aggiunto: “A nostro parere, l’operazione Alitalia ha comportato un danno economico-patrimoniale per il Paese ed un rischio per il futuro. E’ necessario che l’Autorità giudiziaria anche europea valuti ed accerti l’accaduto, soprattutto per evitare che nel trasporto, in generale, e nel trasporto aereo, in particolare, si violini norme o regole che immediatamente hanno (o potrebbero avere) una conseguenza per gli operatori e gli utenti non soltanto prettamente economica, ma anche di sicurezza del trasporto”.

Ho 35 anni e sono un assistente di volo in cassa integrazione, che non raggionge i requisiti pensionistici, del gruppo Alitalia S.p.A. (Alitalia-Alitalia Express-Volare). Mi trovo in questa incresciosa situazione da quasi tre anni. Ho diffuso la mia testimonianza a tutte le alte cariche dello stato e in particolare al ministro del lavoro, ma purtroppo, al momento nulla è cambiato.
Alitalia/CAI sta agendo contro quella che è la nostra costituzione e contro i diritti del lavoratore. Riporto il caso degli assistenti di volo. Attualmente in cigs ne siamo 241. Alitalia/CAI, intanto lascia operare 800 assistenti di volo stagionali, esterni alla compagnia impiegandoli con regolarità annuale, invece di richiamare il proprio personale già addestrato e professionalmente più competente dalla cassa integrazione. Lo stesso dicasi per tutte le altre categorie appartenenti al gruppo Alitalia. La cosa che lascia più indignati è che lo Stato permetta che Alitalia/CAI continui a mantenere abbandonato il proprio personale in cassa integrazione invece di farlo riassorbire, visto che ci sono tutti i presupposti. Intonto, però, l’INPS, quindi lo Stato, quindi l’intera comunità è costretta a pagare inutilmente migliaia di casse integrazioni. Queste circostanze sono state fatte presente anche alla Corte dei Conti segnalando questi eccessivi sprechi, ma ancora nessuna risposta. BASTA ad un’ Italia che lascia arrichire chi è già ricco e impoverire la classe lavoratrice.
Ringrazio Anelta e ritengo più che giusto che lo Stato italiano venga chiamato in giudizio dinanzi alla Corte di Giustizia Europea e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Noi cassintegrati rivogliamo il nostro posto di lavoro.
Buongiorno a tutti
sono una dei tanti (…mila) cassaintegrati Alitalia da quasi 3 anni e non vicina all’età pensionabile dal momento che non ho ancora 40 anni anagrafici.
Desidero esprimere il mio disappunto e rabbia per casi come il mio in cui sono stata messa in cassaintegrazione mentre mi trovavo in astensione obbligatoria dal lavoro per maternità e quindi non rispettando quelli che sono gli accordi stipulati con Cai per i criteri di assunzione e di limitazione all’impiego.
Spero si possa fare qualcosa per tutte le persone che sono rimaste senza lavoro soltanto perchè qualcuno ha deciso così.
Saluti
sono anni che si parla di CIGS Alitalia, e sono anni che siamo stati lasciati a terra dall’intero sistema: professionalità, competenza, esperienza, technicalities a favore di un costo del lavoro inferiore e non premiante: colannino vai a vendere magliette!
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