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Trent’anni di Aids

Autore: . Data: venerdì, 10 giugno 2011Commenti (0)

Dal primo caso diagnosticato è passato molto tempo. A New York l’Onu ha cominciato ieri un dibattito di tre giorni sulla terribile malattia. Centinaia di attivisti chiedono maggior impegno.

S è aperto ieri al Palazzo di Vetro il dibattito dell’Assemblea generale dell’Onu sulla lotta al virus Hiv. A trent’anni dal primo caso, scoperto negli Usa, si intende stabilire un nuovo piano di azione che guidi le politiche e gli investimenti futuri per tentare debellare la malattia.

Davanti alla sede delle Nazioni Unite decine di centinaia di attivisti hanno manifestato per chiedere nuovi fondi. Alla riunione partecipa anche una delegazione della Comunità di S. Egidio, fortemente impegnata nella lotta all’immunodeficienza acquisita tramite il progetto ’Dream’. Il piano dal 2001 ha portato in Malawi e Mozambico, tra le aree più povere dell’Africa, le nuove terapie contro l’Aids.

Con Gianni Guidotti e Stefano Orlando, portavoce della Comunità, sono arrivate a New York tre malate ora sotto trattamento grazie all’impegno di S. Egidio. “Abbiamo 150mila pazienti in cura in Africa grazie al progetto ’Dream’ – ha detto Guidotti – e ora nel canpo della ricerca si è praticamente arrivati al punto in cui se riuscissimo ad esportare i trattamenti a tappeto anche nel mondo in via di sviluppo si potrebbe arrivare allo sradicamento dell’Aids trasformando la sindrome in una malattia cronica”.

“Ho respirato un’aria di ottimismo all’Assemblea – ha aggiunto Orlando – si intravede finalmente la fine del tunnel-Aids. L’importante è che la comunità internazionale non molli la presa e comprenda che questo è un momento cruciale: se si ha il coraggio di spendere molto nei prossimi anni per la diffusione capillare delle terapie a tutti, in 20 anni potremmo avere chiuso la partita con la sindrome con il conseguente abbassamento dei costi”.

Le associazioni a difesa dei diritti dei malati di Aids che hanno messo in piedi la spettacolare dimostrazione di ieri hanno voluto sensibilizzare la metropoli americana facendola sorvolare da un aereo che trascinava un immenso striscione con la scritta ’Fondi per l’Aids’ e noleggiando una barca a vela in navigazione sull’East river con cartelloni simili.

Gli attivisti si battono perchè l’Onu assuma un nuovo impegno: “Vogliamo l’obiettivo per il 2015 di 15.000 malati in piu’ sotto trattamento”.

Da parte sua Natalia Lupi, coordinatrice dell’Osservatorio Aids ha reso noto che “a differenza di quanto accaduto in occasione delle riunioni del 2006 e del 2008, l’Italia (il governo Berlusconi, ndr) quest’anno non ha sostenuto la partecipazione dei rappresentanti della società civile all’interno della propria delegazione, nonostante l’incoraggiamento delle Nazioni Unite a includerli fosse stato rivolto a tutti i Paesi”. “Ad oggi non conosciamo neppure il grado di partecipazione e la composizione della delegazione italiana; questo significa che non sappiamo se rappresentanti politici italiani prenderanno parte ai lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sappiamo, però, che la maggior parte delle delegazioni europee hanno da tempo comunicato la partecipazioni di figure politiche”, ha aggiunto la donna.

Un altro successo del premier e della ‘squadra del fare’.

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